LibriCome: Camilleri, i ricordi e l'istruzione ai tempi del Fascismo - Gufetto Magazine

LibriCome: Camilleri, i ricordi e l'istruzione ai tempi del Fascismo

Proseguiamo il nostro percorso all'interno della Rassegna Libri Come, che dedica la sua sesta edizione alla Scuola. Dopo aver ascoltato la parole di Walter Siti sulla poesia e sul suo futuro nel mondo contemporaneo, ascoltiamo le parole di Andrea Camilleri: dai ricordi di scuola

Dalla piccola Sala Ospiti, muovendoci per gli androni affollatissimi di gente in fila alle biglietterie o in coda agli ingressi, passiamo all'immensa Sala Sinopoli, stracolma di persone in attesa di Andrea Camilleri. Questo non stupisce, se si pensa al successo televisivo del suo Commissario Montalbano, e non stupisce soprattutto quando lo scrittore e regista siciliano fa il suo ingresso, accompagnato passo passo dalla segretaria vestita di un rosso sgargiante: la sala si stringe, con il suo applauso sincero, attorno a un uomo che fin dalle prime battute (e quante risate!), con l’umanità che lo contraddistingue, mette al centro la sua storia, che coincide con la nostra storia, racconta e si racconta con piacere, facendo sfilare sul palcoscenico molte delle tante maschere indossate nei suoi novantanni – il Camilleri liceale, poi goffo ragazzo ammesso all'Accademia di Arte Drammatica Silvio d’Amico, l’allievo che diverrà a sua volta maestro – catturando l’uditorio, senza dare mai l’impressione di volersi vendere, o fare promozione di sé e dei suoi libri.

L’istruzione nel Fascismo
Sessanta minuti di aneddoti e di storie che ruotano attorno al tema della scuola e del rapporto con i maestri, i loro insegnamenti e le lezioni tenute in mente per tutto il corso della vita. I primi di cui Camilleri ricorda sono i professori amatissimi di lettere e di filosofia del liceo classico Empedocle di Agrigento, il cui preside era uno squadrista che aveva marciato su Roma, con il laccio rosso al polso a indicare “il sangue versato e fatto versare”. Eppure, nonostante il fascismo, le divise, le camicie nere, lo studio di Cultura militare ed Economia politica, le adunate e i sabati fascisti, gli episodi di vita scolastica sono tra i più esilaranti. La figura del professore di lettere Cassesa, ad esempio, ritratto come “biscazziere noto in tutta la provincia”, che passava le notti ai tavoli clandestini del gioco d’azzardo e al mattino, in classe, chiedeva che, “per carità”, si chiudessero gli scuri in modo che potesse avere quindici minuti di sonno, durante i quali gli alunni potevano fare “il solito mezzo casino”, perché il bidello non si insospettisse, dopo i quali proponeva ai più riottosi di “discutere delle loro questioni” seduti agli ultimi banchi per consentire agli altri di seguire le lezioni. Fra tutte, Camilleri rievoca le lezioni su Dante, capaci di affascinare, suscitare straordinaria attenzione e, con linguaggio semplice e accattivante, permettevano loro di capire e di amare il poeta fiorentino. Ma Cassesa era anche, per Camilleri, il professore che durante il sabato fascista nascondeva la sua camicia nera sotto l’impermeabile o sotto il bavero della giacca appuntato con una spilla da balia: un segnale di rifiuto del consenso e di desiderio di libertà, fosse anche solo la “libertà di indossare ogni sabato la camicia del colore che si vuole”.
Ne emerge un’immagine vivida dell’istruzione sotto il fascismo, e il quadro di un sistema educativo libero dai ceppi del legalismo, degli psicologismi, del politicamente corretto (in modo analogo, Siti parla dell’attuale medicalizzazione dell’inconscio: non è raro sentirsi rispondere da un amico a cui si parla dei propri problemi “fatti vedere”), in cui un insegnante, per coinvolgere tutti gli alunni, poteva escogitare l’idea di farsi pagare con delle sigarette, considerando che lo stipendio poteva appena ripagarlo di quattro lezioni.

Il ricordo di Orazio Costa
Ma l’unico vero maestro, riconosciuto come tale da AndrEa Camilleri, è il regista Orazio Costa, di cui fu unico allievo regista ammesso nel 1949 all'Accademia di Arte Drammatica, dopo aver inaspettatamente superato l’esame alla presenza di Silvio d’Amico e con l’aiuto alla prova di recitazione, richiesta e non preparata, di un giovanissimo Vittorio Gassman. Dopo un anno di studio e di lavoro su un voluminoso tomo su Luigi Pirandello, dopo la sua lunga discussione davanti a Orazio Costa, dopo essersi sentito dire dall'esaminatore che non era d’accordo su nulla di quanto avesse scritto e detto, il giovane Camilleri si convince di non aver superato la prova. Ma così non è: il primo insegnamento del maestro consiste proprio in questo, che essere in disaccordo con le idee di altri, e in particolar modo di un allievo, non significa ritenerle stupide o sbagliate. Tutt'altro: nel rapporto con il discente, la divergenza di idee è fondamentale; sarebbe al contrario sbagliato e inutile, sinonimo di uno sciocco egocentrismo, la ricerca di epigoni.
Il senso stesso dell’insegnamento, ci dice lo scrittore siciliano, è nel cercare nell'allievo la capacità di allontanarsi dal maestro, come un ramo che diverge da un altro ramo dello stesso albero. A quattro giorni dall'esame, dopo aver letto i vari telegrammi lasciati dal padre in albergo, comincia così un lungo apprendistato alla regia, guidato da un maestro tanto freddo e austero, o “di ghiaccio”, come lo definisce Camilleri, da sentirsi spesso scoraggiato e, dopo i primi mesi, intenzionato a lasciare tutto per tornare in Sicilia. Sarà la mamma di Costa a obbligarlo a restare in Accademia, “per non dare un dispiacere a suo figlio”.

Camilleri: cos’è la Scuola?
L’incontro con Andrea Camilleri non si esaurisce tutto in racconti del passato. Quando si chiede che cos’è la scuola, a che cosa serve, diventa inevitabile guardare al suo presente. La scuola non serve ad altro che “a preparare il tessuto culturale e sociale di un Paese”, è la risposta a quelle domande, e il tono si fa acceso. Camilleri non risparmia critiche alle continue riforme della scuola, che egli definisce solo degli “aggiustamenti”, essendo invece una vera riforma il profondo rimodellamento della scuola, in base all'idea che si vuole infondere in essa e nella società che da essa si vuole generare. Sacrosante parole che, dopo tante risate, riflessioni e quello che lui chiede di perdonare come uno “sfogo”, anticipano il momento dei saluti.
Di nuovo, con un lunghissimo applauso che ha il calore e la forza di un abbraccio, la platea saluta con un pizzico di commozione Andrea Camilleri.

Il terzo e ultimo appuntamento con la rassegna Libri Come vi aspetta domani! Restate connessi su Gufetto.it! 

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