Napoli Teatro Festival: coreografare il silenzio. Paco Dècina prova a comporre in danza il profumo della rugiada - Gufetto Magazine

Napoli Teatro Festival: coreografare il silenzio. Paco Dècina prova a comporre in danza il profumo della rugiada

Nella splendida cornice del Piazzale delle armi del Castel Sant'Elmo di Napoli, i corpi statuari di tre bravissimi danzatori hanno dato vita a più di un'ora di morbide evoluzioni davanti a un pubblico numeroso e attento.

LA DOUCEUR PERMÉABLE DE LA ROSÉE, spettacolo di danza contemporanea andato in scena al Napoli Teatro Festival come anticipatocreato da Paco Dècina  in seguito a un soggiorno nelle piccole isole Crozet nel sud dell'Oceano Indiano, tenta di tradurre, di questa residenza particolarissima, le impressioni, le emozioni, i silenzi. La danza e il teatro non sono nuovi a questo tentativo. Buona parte della drammaturgia contemporanea, fra i quali Beckett, è stata una drammaturgia del silenzio, dove le parole lo malcelavano piuttosto che riempirlo di senso autentico. Ma il silenzio di Dècina è un altro: i suoi riferimenti sono una natura quasi incontaminata e pensatori orientali come Lao-Tse, mentre in Beckett il silenzio è invasivo perché è naufragato il senso.

Il senso e il profumo dolce della rugiada, Dècina tenta di restituirli con movimenti scevri di ogni spigolosità, compiuti oltre i limiti della fatica da Vincent Delétang, Jérémy Kouyoudjian e Sylvère Lamotte, che sanno recuperare, a dispetto della loro mascolinità erculea, una naturalità tutta femminile, flessuosa, morbida, accogliente, a tratti erotica, come lo yin del tao. L'aspetto più interessante e vivo del lavoro è proprio la coreografia, con il corto circuito che crea quando fa muovere quei corpi in stato di grazia insieme ai segmenti di quattro cavalletti da lavoro, connotanti immediati il sistema produzione-profitto e autentici coprotagonisti dello spettacolo, utilizzati come sostegni, cornici, vestiti o supporti e articolati in figure sorprendenti per ricchezza visiva e varietà combinatoria. Nel rapporto stridente tra i corpi rotondi dei tre esseri umani e i corpi lineari dei quattro costrutti lignei, s'esprime in modo sottile l'incontro-scontro tra natura e uomo.

Non altrettanto riuscita l'ossatura drammaturgica dello spettacolo, che alterna momenti astrattivi a momenti troppo narrativi in cui il senso coreografico degrada a livello descrittivo. Siamo ancora al limite dell'evocazione quando un danzatore si trasforma in creatura dai movimenti incomprensibili e viene marcato a fini scientifici dagli altri due, improvvisamente trasformati in biologi con tanto di zaino in spalla. Ma il limite è valicato su quel gigantesco fondale in lamiera, che se da un lato restituisce l'aberrazione dell'urbanità industrializzata, dall'altro viene ridotto troppo spesso a mero pannello di proiezione per i video, peraltro sgranati, di Serge Meyer e Virginie Premer, che banalmente figurano ora il mare ora gli uccelli, mentre il sonoro fa scopa, riproducendone i suoni e i versi. 

Il resto delle musiche, talvolta elettroniche, talvolta antiche, non pare d'altronde riabilitare il lavoro sonoro di Fred Malle ad un disegno definitivamente più elegante. Di gusto più che dubbio, poi, la strizzatina d'occhio al pubblico napoletano in conclusione dello spettacolo, quando una figura con parrucca bianca superkitch apparecchia la tavola sulle note di Fenesta ca lucive intonata da Roberto Murolo.

In definitiva, se lo spettacolo vuole nientemeno che tradurre in coreografia il rapporto uomo-natura e, di più, delle contraddizioni che l'uomo metropolitano vive in sé quando incontra la natura extraurbana, tale obiettivo così ambizioso pare solo sfiorato, grazie a quella parte di naturalità che sanno a ritrovare – felice miscelazione di contemporaneo acrobatica e break – i corpi in movimento dei tre danzatori.
Il ricorso a una teatralità descrittiva e talvolta banale, pare invece abbassare il tono elevatissimo della performance fisica, col risultato di privarla della sua efficacia emotiva. Resta la traccia visiva di tre magnifici performer, ma il profumo dolce della rugiada è volato via, in silenzio, col vento.

Info:
LA DOUCEUR PERMÉABLE DE LA ROSÉE
COREOGRAFIA PACO DÈCINA

MUSICHE FRED MALLE
DANZATORI VINCENT DELÉTANG, JÉRÉMY KOUYOUMDJIAN, SYLVÈRE LAMOTTE LUCI/LIGHT DESIGN LAURENT SCHNEEGANS
VIDEO INTERATTIVI SERGE MEYER, VIRGINIE PREMER
COSTUMI PACO DÈCINA
PRODUZIONE ASSOCIATION POST-RETROGUARDIA
IN COPRODUZIONE CON LE THÉÂTRE 71 SCÈNE NATIONALE, ONYX SCÈNE CONVENTIONNÉE DANSE DE SAINT- HERBLAIN, LE CENTRE DE DÉVELOPPEMENT CHORÉGRAPHIQUE LES HIVERNALES, AVIGNON
LE CENTRE NATIONAL DE LA DANSE, TEAT CHAMP FLEURI – TEAT PLEIN AIR – THÉÂTRES DÉPARTEMENTAUX DE LA RÉUNION DANS LE CADRE DE LA RÉSIDENCE DE CRÉATION “ATELIERS DES AILLEURS 2” MISE EN OEUVRE PAR LE FRAC – LA RÉUNION PROPOSÉE PAR L’ADMINISTRATION DES TERRES AUSTRALES ET ANTARCTIQUES FRANÇAISES (TAAF) AINSI QUE LA DIRECTION DES AFFAIRES CULTURELLES OCÉAN INDIEN (DAC-OI)
CON IL SOSTEGNO DI AIR FRANCE, MICADANSES, ADAMI E CON IL SOSTEGNO DI/AND WITH THE SUPPORT OF FONDS SACD MUSIQUE DE SCÈNE

seguici su Facebook
seguici su Linkedin
seguici su Google +
seguici su Pinterest
seguici su Twitter