FOR BERGEN@Teatro Furio Camillo: coinvolti in una duplice condivisione - Gufetto Magazine

FOR BERGEN@Teatro Furio Camillo: coinvolti in una duplice condivisione

Il giorno 26 marzo, presso il teatro Furio Camillo, ha debuttato la compagnia No.no con For Bergen, portando in scena una trilogia volta ad indagare l’individuo nel suo essere, attraverso un processo di dedizione e negazione.

La coreografia ha inizio con il tipico finale di uno spettacolo: danzatori e musicisti si godono gli applausi e ringraziano il pubblico e così si avvia la prima parte, Co(i)nvolti, un progetto già presentato nel giugno passato con il collettivo Linee Distorte, che questa volta viene riproposto in forma più breve all’inizio della serata.
In scena una ragazza, Cristina Conti e due ragazzi, Alessandro Pustizzi e Antonio Marino questi ultimi rispettivamente il coreografo e il regista della trilogia. I tre danzatori indossano pantalone e camicia identici ed in scena è presente un porta. La musica è assente ma i tre “coinvolti” con una discreta fisicità e con una didascalica teatralità coinvolgono lo spettatore in una ricerca limitata dall'essenza del gruppo, dalla paura dell'ignoto.
Ogni gesto, dunque, si produce su se stesso e la speranza di andare oltre si consuma nella comicità ammiccante che più di una volta lascia i protagonisti “in mutande”, che fa suonare una chitarra senza corda e che "manca di serietà", come afferma un danzatore in scena.
Con Two, si passa dal gruppo al duplice, inteso come altro da se. Qui, i danzatori sono immersi in una sensazione di precarietà che li porta ad un costante adattamento del corpo all'equilibrio, allo spazio e a complicazioni fisiche ricreate volontariamente. Ad accompagnare questa seconda scena è lo storico gruppo romano Entropia. I quattro musicisti, siti attorno al palco, improvvisano seguendo il linguaggio fisico e dinamico dei danzatori. Per concludere la scena, un'anfora scende dall'alto e un'installazione video di Stefano Gradassai proietta un lungo tratto di strada ferroviaria.
Niente applausi finali, poiché già fatti prima di iniziare lo spettacolo. Come finale della trilogia, in Alone non c'è danza ma condivisione, incontro e unione: si invita il pubblico sul palco, si mangia, si beve e finalmente si apre la porta.

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