FRINGE FESTIVAL - Gufetto Magazine

NAPOLI TEATRO FESTIVAL: HALLO, la clownerie geometrica di Martin Zimmermann

Attesissimo dal pubblico e dalla stampa nazionale ed internazionale, debutta in prima assoluta al Napoli Teatro Festival il nuovo spettacolo di Zimmermann e De Perrot: HALLO.
 

FRINGE FESTIVAL 2015: vince FAK FEK FIK e la provocazione artistica

Si è chiusa ieri, 5 luglio, l’edizione 2015 del Roma Fringe Festival, la vetrina del Teatro Indipendente e off, quest’anno ospitata nei Giardini di Castel Sant’Angelo, location difficile e impegnativa, dal 30 maggio al 5 luglio.
A vincere, come già anticipato FAK FEK FIK, l’opera della Compagnia collettivo Sch.lab che si aggiudica anche la miglior drammaturgia per Dante Antonelli (regista) e Martina Badiluzzi, Ylenia Giovanna Cammisa, Arianna Pozzoli (attrici e coautrici); le stesse attrici vincono cumulativamente anche il premio “Miglior Attrice” chiudendo il cerchio.
 

ROMA FRINGE FESTIVAL: i numeri, i vincitori dell'edizione 2015

Si è chiusa ieri, 5 luglio, l’edizione 2015 del Roma Fringe Festival, la vetrina del Teatro Indipendente e off, quest’anno ospitata nei giardini di Castel Sant’Angelo dal 30 maggio al 5 luglio. Quattro i finalisti in scena, ma solo un vincitore lo spettacolo FAK FEK FIK, per la regia di Dante Antonelli, premiato anche come “Miglior Drammaturgia”, con Martina Badiluzzi, Ylenya Giovanna Cammisa, Arianna Pozzoli (che si aggiudicano anche il premio come Migliore Attrice). 
 

Roma Fringe Festival: parliamo dei 4 finalisti

Sono 4, come ogni anno, i finalisti del Roma Fringe Festival 2015 che torneranno in scena il prossimo 5 luglio per la votazione finale che sancirà il vincitore della rassegna.
In attesa della serata conclusiva, ripercorriamo brevemente le tematiche dei 4 spettacoli vincitori, tracciando un giudizio anche attraverso le recensioni prodotte in questo mese di programmazione: ogni finalista rappresenta a suo modo gli argomenti e le suggestioni di fondo di gran parte degli spettacoli della Rassegna recensiti da Gufetto, ovvero la Guerra, la tensione sperimentale e di contestazione sociale e la Danza come veicolo artistico di un messaggio spesso astratto e visionario.
 

NAPOLI FRINGE FESTIVAL, L’INQUILINO, lo Spettacolo-thriller di Lab121

È un teatro da thriller quello con cui la giovane compagnia "Lab 121" inchioda sulla sedia lo spettatore del Fringe di Napoli. Dentro e fuori della propria casa, seguendo il protagonista de "L'INQUILINO", facciamo i conti con i nostri fantasmi.
 

ROMA FRINGE FESTIVAL-MAREDENTRO: l’infinita potenza del mare

Il 24 giugno alle 20:30, è andato in scena sul palco C del Roma Fringe FestivalMAREDENTRO” di e con Gianni Tudino dell’associazione Teatro Kappa, audace e coraggioso lavoro su “La zattera della Medusa” dipinto ad olio su tela dell’artista Théodore Géricault, realizzato nel 1818-19 e conservato nel Museo del Louvre di Parigi.
 

ROMA FRINGE FESTIVAL-BESTIARIO, satira animalesca sull'umanità

Un'altra serata ricca di spettacoli interessanti quella di venerdì 26 giugno al Roma Fringe Festival, all'ombra di Castel Sant'Angelo. Sul palco B alle ore 22 va in scena Simone Fraschetti che interpreta un soliloquio dal carattere satirico intitolato BESTIARIO, in riferimento al nome di quei libri medievali che raccoglievano descrizioni di animali con intenti didattici e morali.
 

ROMA FRINGE FESTIVAL - L’ORDA OLIVA: clandestini italiani

La compagnia Sanguegiusto ha presentato al Fringe FestivalL’ORDA OLIVA” tratto dal libero adattamento del libro di Leonardo Sciascia “Il lungo viaggio”. Uno spettacolo che affronta il tema dell’emigrazione quando i clandestini erano anche gli italiani che partivano illegalmente in cerca di fortuna verso l’America alla ricerca di una nuova vita, di un sogno sospeso, abbandonando tutto quello che avevano, racimolando le duecentocinquanta mila lire, la somma necessaria per imbarcarsi, vendendo tutto, case, terreni, asini, o ricorrendo all'aiuto degli strozzini.
 

ROMA FRINGE FESTIVAL-L’UNA DELL’ALTRA: confessioni alla fermata del notturno

È andato in scena il 24 giugno alle ore 22 presso il palco B del Roma Fringe Festival 2015 ed è uno dei tre semifinalisti di stasera “L’UNA DELL'ALTRA” della compagnia La Ruelle. Scritto, diretto e interpretato da Valentina D’Andrea e Flavia Germana De Lipsis.

Sul palco le attrici interpretano Lucia, detta Lucy e Tina, due ragazze di 37 e 35 anni che s’incontrano di notte alla fermata del bus notturno dopo una serata in discoteca. Immerse nell’oscurità della notte romana e accomunate dal tempo dell’attesa che di notte sembra dilatarsi all’infinito, le due donne cominciano lentamente ad interagire, a raccontarsi, a tirare fuori tutti i loro desideri per la maggior parte non ancora realizzati, a condividere spazio e tempo che da una panchina alla fermata dell’autobus arriva fino alle loro case, i loro posti di lavoro, i luoghi della loro infanzia, le loro solitudini, in un flusso continuo di parole che arriva quasi ad esplodere.

Buona l’idea che è alla base del testo: l’incontro di due donne totalmente diverse, l’una (Tina) che ha scelto di essere sola, di non lasciarsi andare all’amore e segue in maniera quasi ossessiva degli elenchi di regole scritte e l’altra (Lucy) sempre alla ricerca di qualcuno che la ami ma inevitabilmente lasciata da sola. Pina, interpretata da Flavia Germana è come un gabbiano che nidifica nel punto più alto della terra per non sentire il rumore e l’odore degli uomini mentre Lucy, una bravissima Valentina D’Andrea, è un gatto che vive strusciandosi agli altri senza mai lasciare il pavimento o guardare in alto. Due donne, due solitudini che s’incontrano e che come le donne sanno fare, tirano fuori i propri sogni, le proprie speranze disilluse: la maternità, il lavoro, la famiglia. Lo spazio di una panchina che si dilata e diventa mare in cui finalmente nuotare e cercare di essere felici, spazio dell’infanzia, cielo in cui volare. La musica accompagna lo svolgimento dell’azione con pezzi pop e rock accuratamente scelti. I costumi rispecchiano alla perfezione le personalità delle due donne: un vestitino blu elettrico molto sexy per Lucy e un completo molto anonimo e insignificante per Tina.
 

ROMA FRINGE FESTIVAL - LES AIMANTS. La Francia approda al Fringe tra danza, mimo e circo

LES AIMANTS, fra i semifinalisti del Roma Fringe Festival di questa sera, è uno spettacolo che stupisce per la sua peculiarità espressiva, per l'eccellente interpretazione del duo di attori, per la meraviglia che colpisce lo spettatore che, prima dell'inizio, non si immagina di trovarsi ad assistere a quello che è un vero mixage di tecniche e forme teatrali.
 

ROMA FRINGE FESTIVAL-BIGNÉ, l'Amore è Čechov: un vuoto riempito di crema

La tragedia del vuoto esistenziale raccontato sul materiale di una commedia di Čechov con i metodi di espressionismo, cultura del benessere e pubblicità, nel “BIGNÉ” presentato il 24 giugno al Roma Fringe Festival dalla compagnia Malabranca.
 

ROMA FRINGE FESTIVAL-LA PROVA DEL TOPO: una famiglia surreale, tra comicità e malinconia

La Compagnia Teatro delle Viti – I Nuovi, ha presentato al Fringe Festival di Roma LA PROVA DEL TOPO, andato in scena dal 21 al 23 Giugno.
Lo spettacolo nasce dalla penna degli attori protagonisti, che a cinque mani hanno lavorato a questo originale e interessante progetto. Una famiglia tutt'altro che tradizionale irrompe sul palco.
 

NAPOLI FRINGE FESTIVAL - L'INVENZIONE SENZA FUTURO: quando il cinema si fa teatro

"La Compagnia dei demoni" in collaborazione con "Tedacà" e "OffRome" mettono in scena L'INVENZIONE SENZA FUTURO un lavoro di rara eleganza sui Fratelli Lumière, applaudito dal pubblico del Fringe di Napoli.
 

NAPOLI FRINGE FESTIVAL-BAMBOLINA: una storia di droga e sogni infranti

Debutta in Sala Assoli per il Fringe di Napoli BAMBOLINA, prodotto da "Cerbero teatro", giovane compagnia napoletana composta da Gianni Spezzano e Cristel Checca. Lo spettacolo ripercorre la storia di Isso essa e 'o malamente, rielaborandola secondo un linguaggio teatrale che ricorda da vicino le atmosfere delle produzioni spettacolari e mediatiche dedicate al mondo della delinquenza partenopea, da Gomorra in poi.

Ben scritto e ben diretto da Gianni Spezzano, lo spettacolo presenta al pubblico un intrigo di affari loschi e dinamiche passionali dove protagonisti sono il venditore di coca Genny (il brillante Adriano Pantaleo), il poliziotto corrotto Lello che gli procura la roba (il convincente Mario Paradiso Jr), l'altro venditore Peppe, amico e collaboratore di Genny (il bravo Rocco Giordano) e Nicole, la ragazza forestiera che in questo contesto scuro diventa la bambolina di turno (la brava Cristel Checca).

Lo spettacolo si svolge davanti a un pubblico numeroso, che appare partecipare dalle vicende della storia perché rapito dalle dinamiche di potere e sopruso che essa dipana. Le soluzioni registiche e l'energia recitativa sono funzionali a restituire in modo chiaro un testo tutto scritto in lingua napoletana, ed impegnate a comporre quadri audio-visivi complessi. La struttura temporale della narrazione è articolata cinematograficamente attraverso flashback e sequenze soggettive come inquadrature prolungate, quella spaziale asseconda questo progetto incastonando in un un unico spazio scenico diversi set, dove si svolgono scene diverse in diversi tempi diegetici. Le luci di Nicola Narciso sono indovinate in questo senso, perché non solo creano atmosfere graffianti, ma disegnano lo spazio immaginario e fisico in maniera puntuale. I costumi di Giovanna Napolitano si inseriscono con coerenza in questo quadro, mentre le belle scenografie di Dino Balzano puntano sui materiali ferrosi e sui colori grigio-smorti, a costruire nello spettatore il senso del degrado e del pericolo.
Alla fine di uno spettacolo emotivamente efficace, una riserva potrebbe semmai riguardare una questione posta a monte del lavoro stesso, all'altezza della scelta di scrivere e rappresentare una storia del genere. Perché, infatti, molto teatro napoletano, anche emergente, continua a dedicarsi a storie del genere? La popolarità napoletana non è solo criminalità e delinquenza, eppure tra tv, cinema e teatro in questi ultimi anni buona parte delle energie dei lavoratori dello spettacolo si muove in questo ambito. E non tutti i lavori di questo tipo, tantomeno questo, apportano un contributo nell'approfondimento delle logiche socio-economico-culturali che è il vero pregio delle Gomorra originali, in libro, in film o in fiction.
 

ROMA FRINGE FESTIVAL – WWWW.TESTAMENTO.EACAPO: le grida oltre lo schermo

Luca Trezza scrive, dirige e interpreta “WWWW.TESTAMENTO.EACAPO” con la volontà di portare in scena l’animo di una generazione allo sbando, assuefatta dall'era degli schermi e dei linguaggi delle televisioni, dei cellulari, dei computer e dei social network.
 

ROMA FRINGE FESTIVAL-INDUBITABILI CELESTI SEGNALI, commedia dialettale senza luogo né tempo

Sotto un cielo non proprio stellato, ma all'ombra incantatrice di Castel Sant'Angelo, Roma Fringe Festival ci regala una semifinale degna di quella che è una delle rassegne teatrali più curiose del momento. La prima opera in programma è "INDUBITABILI CELESTI SEGNALI" della compagnia Polis Papin, interpretata da Cinzia Antifona, Valentina Greco e Francesca Pica per la regia di Francesco Petti.
 

ROMA FRINGE FESTIVAL-GIULIANO GUAZZETTI CHE PERSE LA GUERRA: l'assurdità di ogni guerra

Con forza, delicatezza e maestria nel modulare i vari dialetti toscani, Rosario Campisi ha interpretato in questi giorni al Fringe Festival di Roma “GIULIANO GUAZZETTI CHE PERSE LA GUERRA”, monologo per lui riscritto da Alberto Severi, per la regia di Riccardo Bombi.
 

NAPOLI FRINGE FESTIVAL–PER METTERE UNA BANDIERA SUL MURO prigionieri di una società fatta di carte

Un palco semivuoto, ove compaiono solo degli armadietti e dei mobili vecchi, consumati dall'uso, tipici degli uffici di qualche tempo fa. All'improvviso, con un tonfo inaspettato, viene fuori da ogni mobile un attore, che, incatenato da lacci invisibili, si dispera, piange, chiede pietà.
In questa scena iniziale è riassunto tutto lo spettacolo PER METTERE UNA BANDIERA SUL MURO che la giovane compagnia “Francesca Caprioli” ha allestito e che il 20 giugno è andato in scena al teatro “Ridotto” del Mercadante di Napoli, nella sezione “Fringe” del Napoli Teatro Festival.
 

ROMA FRINGE FESTIVAL- TO BE OR NOT TO BE CHAPLIN: Non essere Chaplin

Il Teatro dei Limoni ci presenta uno dei suoi lavori “TO BE OR NOT TO BE CHAPLIN” . Scritto da Daryoush Francesco Nikzad, diretto da Roberto Galano, il direttore artistico di questa associazione culturale e interpretato dall'attore Giuseppe Rascio.
 

NAPOLI FRINGE FESTIVAL: Il teatro vegano di "TUTTO FA BRODO"

La giovane compagnia "I becchi" debutta al Fringe di Napoli con il suo primo lavoro TUTTO FA BRODO, uno spettacolo intelligente e ironico dedicato al tema degli allevamenti intensivi.
 

ROMA FRINGE FESTIVAL-AFTER PENELOPE, il difficile mestiere di Donna

Ultima serata ieri 18 giugno per “AFTER PENELOPE” della “Spectra Theatre Company”, gli appassionati sostenitori di questo Fringe hanno avuto la fortuna di assistere a questo spettacolo in lingua originale, la compagnia britannica composta da sette artiste si è formata l’anno scorso per dare voce alle donne nel teatro, tutte co-autrici: Colleen Prendergast regista, e le attrici Danielle Segal, Katrina Allen, Erin Clarke, Megan Lloyd-Jones, Lucy Pickles e Ilaria Rocchi.
 

ROMA FRINGE FESTIVAL-CANZONI SULL'ORLO DI UNA CRISI DI NERVI: una Diva tra rose,note e nevrosi

Nelle serate del 14, 15 e 17 Giugno sui palchi del Fringe Festival di Roma è andato in scena “CANZONI SULL'ORLO DI UNA CRISI...DI NERVI”, presentato dalla Compagnia Pepa Lopez de Leon.
 

ROMA FRINGE FESTIVAL: è GUERRIERE il secondo semifinalista

È “GUERRIERE” di Giorgia Mazzucato lo spettacolo finalista del Roma Fringe Festival 2015: ha avuto la meglio sugli altri due semifinalisti della seconda settimana, LA VERA VITA DEL CAVALIERE MASCHERATO (Compagnia Azzèro Teatro) e COSÌ GRANDE E COSÌ INUTILE della Compagnia Il servomuto.
Gufetto, che fa parte della giuria del Fringe vi racconta gli spettacoli semifinalisti e ovviamente, il vincitore…
 

ROMA FRINGE FESTIVAL: GUERRIERE: l'esilarante vittoria di Giorgia Mazzucato

Sabato, 13 giugno, nelle semifinali del Roma Fringe Festival l'attrice Giorgia Mazzucato ha presentato “GUERRIERE”, un intenso monologo drammatico sulle donne protagoniste attive nell'insensato conflitto armato.
 

ROMA FRINGE FESTIVAL- LA VERA VITA DEL CAVALIERE MASCHERATO: miserabili di tutto il mondo unitevi!

Alle semifinali del Roma Fringe Festival di sabato 13 giugno è andata in scena “La vera vita del Cavaliere Mascherato” della Compagnia Azzèro Teatro. Alternando sapientemente il cabaret e il dramma realistico, la giovane troupe racconta la rivendicazione (immaginaria?) di un povero cameriere e rende Brecht quanto mai attuale.
 

ROMA FRINGE FESTIVAL: LA SIGNORA DEL BLUES.VITA DI BILLY HOLIDAY: la voce e il coraggio

L’associazione culturale “La compagnia dei Masnadieri” ha proposto la settimana scorsa, nei Giardini di Castel Sant’Angelo, la storia di Billy Holiday ne "LA SIGNORA DEL BLUES", impersonata da una veramente brava Daniela Barra, il testo e la regia sono di Jacopo Bezzi e l’allestimento scenico è della compagnia stessa.
 

ROMA FRINGE FESTIVAL: COSÌ GRANDE COSÌ INUTILE. Un tentativo di rianimare l'avanguardia

Un omaggio al poeta del futurismo russo Vladimir Majakovskij (e a Sergej Esenin, ché due è sempre meglio di uno) è stato presentato alle semifinali del Roma Fringe Festival il 13 giugno con lo spettacolo "COSI' GRANDE E COSI' INUTILE". L'amara ironia del titolo rispecchia bene il conflitto in cui si imbatté Vladimir Majakovskij negli anni '20, tra il sogno progressista e il clima sociale soffocante della nuova Russia sovietica.
 

ROMA FRINGE FESTIVAL-O TACCIA PER SEMPRE: della ricerca di se stessi…ed altre storie

Al Roma Fringe Festival, tra i giardini di Castel Sant' Angelo, dal 10 al 12 Giugno è andato in scena “O TACCIA PER SEMPRE”, presentato dalla Compagnia Pamela Sabatini – Associazione Teatro Forsennato, scritto e diretto da Pamela Sabatini, protagonista sul palco insieme a Valeria Bianchi, aiuto regia.
 

NAPOLI FRINGE FESTIVAL: Derecho, il piede deluso di Maradona

Un monologo ispirato alla personalità bistrattata del piede destro di Diego Armando Maradona è la simpatica idea da cui parte lo spettacolo Derecho, in scena al Fringe di Napoli.
A giudicare dall'affluenza del pubblico, il programma di sala in cui l'idea è brevemente descritta deve aver destato una certa curiosità.

Il testo di Davide Morganti, pur simpaticamente strutturato su un conflitto forte e surreale, quello tra il piede destro bistrattato e quello sinistro osannato dal mondo, procede secondo una dinamica non molto avvincente: l'io narrante racconta le sue frustrazioni trascorse senza grandi colpi di scena, e non aggiunge agli episodi salienti della carriera di Diego quel tanto di pepe che potrebbe farcela davvero percepire con altri occhi. A livello di regia, Carlo Ziviello e lo stesso Morganti fanno passare l'attore da un quadro all'altro senza produrre grandi cambiamenti nella nostra percezione e nel nostro umore, ma si capisce che il tentativo è in questa direzione (molti, forse troppi, i cambi luce a fronte di atmosfere sostanzialmente simili). Il costume dell'unico personaggio è un pigiama a righe che ricorda i colori dell'argentina e poi, dismesso quello, una tuta aderente color carne a richiamare la nudità del pibe.
 

ROMA FRINGE FESTIVAL: SANTI, BALORDI E POVERI CRISTI: lasciamoci affabulare dai cantastorie!

"SANTI, BALORDI E POVERI CRISTI” è scritto, diretto, cantato e allestito dalle due interpreti Giulia Angeloni e Flavia Ripa che sulla scena giocano il ruolo di due cantastorie, Benja e Sharazade.
 

ROMA FRINGE FESTIVAL: ZITTO: quando la verità non paga

ZITTO. EFFETTI RETROATTIVI DI SINCERITÀ MALGESTITA è lo spettacolo andato in scena al Fringe Festival nella location di Castel Sant’Angelo, che ha visto come registi e interpreti Gianluca Musiu e Chiara Sancricca.
 

ROMA FRINGE FESTIVAL: GUERRIERE, tre donne speciali

È andato in scena al Fringe Festival di Roma GUERRIERE, uno spettacolo intenso tratto da documenti originali ed esclusivi che descrivono tre donne nella Grande Guerra che vivono la drammaticità di questo evento non soltanto limitandosi alla cura della casa, dei figli, in completa solitudine come spesso accade, ma stravolgendo l’immaginario collettivo dando vita a tutta un’altra storia.
 

ROMA FRINGE FESTIVAL: OLEANDRO una danza di veleno e dolcezza

Lunedì 8, mercoledì 10 e venerdì 11 è andato in scena nei palchi del Roma Fringe Festival 2015, OLEANDRO, spettacolo di danza ideato e composto dalla giovane danzatrice Daria Greco in collaborazione con Giulia Conte e Lucrezia Micheli.
 

NAPOLI TEATRO FESTIVAL-SUDORI FREDDI: il teatro cinematografico di Giancarlo Sepe

Il teatro cui Giancarlo Sepe ci ha abituati è un teatro di musiche e corpi, che avvolge lo spettatore in un flusso di suggestioni audiovisive. SUDORI FREDDI conferma questo stile di regia e conduce lo spettatore in un viaggio che estetizza l'incubo.
 

NAPOLI TEATRO FESTIVAL-BIANCO SU BIANCO: tornare bambini sognando i sogni di Finzi Pasca

La scena semibuia di "BIANCO SU BIANCO", che attende il pubblico in entrata al Nuovo Teatro Nuovo, lo introduce in un mondo di sogni diurni, dove la magia del visibile risuona in delicate vibrazioni sonore.
 

NAPOLI FRINGE FESTIVAL-Dovevate rimanere a casa, coglioni! Esercizi di filosofia aneddotica

Una giovane attrice monologa con energia sul palco della Sala Fringe al Castel Sant'Elmo, per un pubblico che, per lo più, non conosce Rodrigo Garcìa, interessante ma forse non geniale drammaturgo della scena contemporanea internazionale.
 

ROMA FRINGE FESTIVAL: MILAPOLETANO emigranti del nuovo Millennio

È andato in scena al Roma Fringe Festival fino al 10 Giugno "IL MILAPOLETANO" di e con Gianpaolo Gambi scritto con Alessio Tagliento.
 

NAPOLI TEATRO FESTIVAL-NAPUCALISSE: Mimmo Borrelli, attore totale

Quella che Mimmo Borrelli dedica alla città di Napoli non è affatto una lettura, come illude il programma di letture: "DEDICHE ALLA CITTA' DI NAPOLI" del Napoli Teatro Festival, ma uno spettacolo completo, in cui il corpo-voce dell'attore pervade la scena di una potenza più unica che rara.
 

NAPOLI FRINGE FESTIVAL-UN UOMO A METÀ di Cesale/Bonaventura delizia il pubblico

UN UOMO A METÀ, andato in scena a nella bella Sala Fringe del Castel Sant'Elmo di Napoli per il E45 Napoli Fringe Festival è uno spettacolo intelligente e divertente che con leggerezza illumina il tema dell'impotenza di una luce che si riverbera sul contesto sociale e ne smaschera le ipocrisie.
 

ROMA FRINGE FESTIVAL- Vaghe donne: donne di questi e d'altri tempi

Nella splendida cornice di Castel Sant'Angelo è andato in scena, nell'ambito della programmazione del Fringe Festival della scorsa settimana, “VAGHE DONNE”, spettacolo di Velia Viti ispirato ad alcune delle vicende del Decameron e totalmente incentrato sulla figura della donna nelle sue varie declinazioni, donna di corte, popolana, suora, moglie, sempre però figura dotata di uno spessore caratteriale deciso e di una connotazione di genere forte.
 

ROMA FRINGE FESTIVAL@GLI EBREI SONO MATTI: sorrisi amari dalla Storia

Lo spettacolo “GLI EBREI SONO MATTI” ideato, diretto e interpretato da Dario Aggioli, e ancora in scena oggi, (4 giugno h. 23,30 – Palco C) prende spunto da una storia vera, quella del dottor Carlo Angela (padre del famoso Piero Angela) che, durante l’occupazione nazista, diresse una clinica psichiatrica a San Maurizio Canavese e offrì rifugio a numerosi antifascisti ed ebrei, falsificando le cartelle cliniche per giustificarne il ricovero.
 

Anche Gufetto al E45 Napoli Fringe Festival!

Andrà in scena dal 4 al 28 giugno l’E45 Napoli Fringe Festival, il festival parallelo al Napoli Teatro Festival,dedicato alle compagnie indipendenti, quest’anno per la prima volta curato direttamente dalla Fondazione Campania dei Festival.
Gufetto seguirà questa manifestazione, recensendo alcuni degli spettacoli più interessanti, per aprire una finestra sulla scena off napoletana, che si svolge in contemporanea con quella romana del ROMA FRINGE FESTIVAL anch'essa seguita da Gufetto.
Per l’evento “Fringe” saranno in scena 30 spettacoli, e saranno allestiti ben cinque spazi teatrali: si svolgerà il dopo festival, nella consuetudine ormai consolidata del NTF che dedica l’ultimo momento di ogni giornata all’incontro fuori schema tra pubblico, artisti ed ospiti.
 

Al via il Napoli Teatro Festival ed E45 Napoli Fringe Festival

Andrà in scena dal 3 al 28 giugno 2015 l’ottava edizione del NAPOLI TEATRO FESTIVAL ITALIA al cui interno trova spazio l’evento “Fringe” E45 NAPOLI FRINGE FESTIVAL 2015. Gufetto seguirà questa manifestazione, recensendo alcuni degli spettacoli più interessanti, per aprire una finestra sulla scena off napoletana, che si svolge in contemporanea con quella romana del ROMA FRINGE FESTIVAL.

E45 NAPOLI FRINGE FESTIVAL
E45 Napoli Fringe Festival, è il festival parallelo al Napoli Teatro Festival, ed è dedicato alle compagnie indipendenti, quest’anno per la prima volta curato direttamente dalla Fondazione Campania dei Festival. Qui saranno allestiti ben cinque spazi teatrali e si svolgerà il dopo festival, nella consuetudine ormai consolidata del NTF che dedica l’ultimo momento di ogni giornata all’incontro fuori schema tra pubblico, artisti ed ospiti.
 

FRINGE FESTIVAL 2015@A PIEDI NON INQUINO: l’affabulazione del piede!

Ha debuttato ieri sera 1 giugno alle 20,30 sul Palco B del Roma Fringe Festival e replicherà il 4 giugno 2015, lo spettacolo “MONSIEUR DAVID: "A PIEDI NON INQUINO" di Monsieur David, nome d’arte di Davide Rausa, nato a Torino da madre francese, e questa materna nazionalità la porta con se, in un leggerissimo accento, e nella poesia che i suoi piedi trasmettono.
 

FRINGE FESTIVAL 2015-SCOMPAIO: anche gli occhi hanno le impronte digitali

Opera tagliente come una lama che ti attraversa, “SCOMPAIO” di Francesca Romana Miceli Picardi, è riuscita a trattenere il respiro, ma non le lacrime della platea silenziosa del Fringe, ieri sera, 31 maggio alle 20,30, sul palco A.
 

Dal 30 maggio al 5 luglio Roma è FRINGE

L’evento di riferimento per il Teatro Indipendente e Off è arrivato: il RomExpo-Roma Fringe Festival 2015 comincia ufficialmente domani, 30 maggio, fino al 5 luglio 2015. Gufetto siederà fra i giurati per riportare gli spettacoli vincitori e recensirà durante la settimana gli spettacoli più interessanti, selezionati dalla Redazione.
 

I Giardini di Castel Sant’Angelo ospiteranno il ROMA FRINGE FESTIVAL 2015

È aperto il nuovo bando del ma Fringe Festival 2015 Dramma, Commedia, Teatro Civile, Teatro Canzone, Danza, Performing Arts, Installazioni, Street Art, Puppet, Stand Up Comedy e una novità: l’edizione sarà ospitata nei Giardini di Castel Sant’Angelo e l’evento promosso dal Municipio Roma I.
 

ROMA FRINGE FESTIVAL 2014: cronache di vincitori vecchi e nuovi

L’11 luglio scorso il Fringe Festival ha chiuso i battenti dopo 37 giorni di teatro indipendente che hanno riempito di visitatori, amanti del teatro, compagnie e uffici stampa a Villa Mercede, a San Lorenzo

Il Fringe Festival ha organizzato ben 72 spettacoli in maniera completamente autoprodotta e autofinanziata con una formula che sembra funzionare anche in un periodo di crisi economica che tocca inesorabilmente il circuito teatrale romano. Ma il Fringe non si ferma con la premiazione finale: continua per tutto l’anno attraverso la promozione degli spettacoli durante la stagione autunnale e invernale.

I finalisti
La serata finale ha visto esibirsi i 4 finalisti più votati da pubblico e giuria di cui ha fatto parte anche Gufetto che ha seguito diversi spettacoli con tutta la sua redazione, dal 7 giugno al 10 luglio 2014, su una rosa di 72 provenienti da Italia, Belgio, Regno Unito, Francia e Stati Uniti: i finalisti sono stati
-84 Gradini (di e con Giuseppe Mortelliti),
-Groppi d’Amore nella Scuraglia (di Tiziano Scarpa con Silvio Barberio),
-Taddrarite (Accura Teatro, regia di Luana Rondinelli con Claudia Gusmano, Luana Rondinelli, Anna Clara Giampino),
-Il Fulmine nella Terra. Irpinia 1980 (Teatro dell’Osso, di Mirko Di Martino, con Orazio Cerino).

I vincitori
Ed ecco i premi e i vincitori del Roma Fringe Festival 2014:
Miglior Spettacolo Roma Fringe Festival 2014: Taddrarite – Accura Teatro
Miglior Regia: Migrazioni – Collectif faim de loup (Belgio)
Miglior Drammaturgia: Taddrarite – Accura Teatro
Premio Special Off: 84 Gradini, di e con Giuseppe Mortelliti
Premio del Pubblico: Zitti zitti – Actores Alidos
Miglior Attrice: Claudia Gusmano – Taddrarite, Accura Teatro
Miglior Attore: Silvio Barberio – Groppi d’amore nella Scuraglia
Premio Spirito Fringe: The Chase – Pinch of Salt Theatre (UK)
Premio Gaiaitalia.com: Lamagara – Confine Incerto
Premio Periodico Italiano Magazine: NO. Una giostra sui limiti dei limiti imposti – Collettivo Controcanto
Menzione Speciale Giovane Talento: Daniele Fedeli – Orlando Bodlero, Innamorati Erranti

Da un vincitore all’altro

A brevissimo tempo dalla proclamazione del vincitore del Fringe Festival, con Taddrarite, un’altra compagnia siciliana registra un nuovo importante successo: Vucciria Teatro: vincitori del Roma Fringe 2013, hanno vinto il San Diego International Fringe Festival (California) con “Io Mai Niente con Nessuno avevo fatto” si è aggiudicato anche la vittoria al San Diego International Fringe Festival (California), affermando il teatro italiano negli Stati Uniti.
"Io, mai niente con nessuno avevo fatto” è la storia di Giovanni, incarnazione dell’ingenuità e della passione allo stato puro, dell’innocenza che supera tutte le barriere della conoscenza e dell’ignoranza: un pezzo unico di anima che dice tutto quello che pensa, che crede a tutto quello che gli viene detto. Giovanni è la forza e il coraggio di chi non riesce a vedere il mondo se non come uno spartito di note da danzare. L’istinto alla vita, alla sopravvivenza. Oltre la malattia. Oltre il male.
Sicilia anni ‘80, omosessualità, malattia, violenza, morte sono lo spunto per raccontare e suscitare emozioni, superando i contesti e le categorie, ma allo stesso tempo focalizzando l’attenzione su tematiche umane e sociali quanto mai presenti e scottanti.
Nel 2015 sui palchi internazionali del Fringe sarà Accura Teatro a portare Taddrarite (Regia di Luana Rondinelli con Claudia Gusmano, Luana Rondinelli, anna Clara Giampino) sulle scene e a rappresentare il teatro indipendente nel mondo

Cos’è il Fringe
Il Roma Fringe Festival si svolge senza fondi, con il supporto di una rete di associazioni, teatri, professionisti e realtà romane che prestano il loro lavoro per lo sviluppo del teatro indipendente italiano: Associazione Nero Artifex, La Cattiva Strada, Teatro Studio Uno, Teatro Trastevere, Byron Bay e altri.

Per info: www.romafringefestival.it - www.facebook.com/RomaFringe
 

Taddrarite@Fringe Festival – Donne fuori dall’ombra

Taddrarite, ultimo dei quattro semini finalisti del Fringe Festival, è un’opera tragicomica e intelligente, che racconta la vita di tre sorelle siciliane alle prese con il funerale del marito di una di loro e, soprattutto, con il proprio personale rapporto con gli uomini. Nella notte di veglia della bara, le tre condividono diverse confessioni amare sulla propria vita matrimoniale e sul proprio rapporto coi figli, condite da elementi comici e spunti di riflessione sociale sul ruolo della donna nella cultura siciliana, ma non solo in quella.

Taddrarite, che vince il Fringe Festival 2014 fra gli applausi giustamente tributatigli, è un’opera di ironica analisi sociale: le tre sorelle vogliono incarnare quelle donne ancora vittime di una società siciliana (ma per estensione, nazionale) arretrata, maschilista e un po’ brutale che le relega ad un ruolo marginale e azzittito (“siamo donne nell’ombra” e “più nere del nero di seppia”). Una delle tre ha perso il marito ma non ne è affatto dispiaciuta,la maggiore è rassegnata a dividere il marito con un’altra, la terza preferisce farsi viziare e vivere nel lusso pur di dimenticare le botte subite. A loro modo le tre vivono in una società piena di chiacchiericci dove occorre salvare le apparenze, far finta di niente, dimostrarsi sempre superiori o mascherare l’infelicità e la solitudine, oltre ai soprusi compiuti dal maschio padre-padrone, autoritario ma anche molto, molto ingenuo.

L’opera, nonostante i diversi e spassosissimi spunti comici cui si presta, rientra nel più ampio genere di piéce che in qualche modo denuncia e condanna la piaga della violenza sulle donne, ma a differenza di molte di queste in “Taddrarite” le donne pur restando “vittima”, non rinunciano ad un personale atto di rivincita contro l’uomo violento, sopraffattore o dimèntico di loro. E soprattutto il tema della violenza sulla donna non è l’unico argomento: la rappresentazione non ruota soltanto intorno al male subito, quanto piuttosto intorno al rapporto uomo-donna, al tema della dignità negata, e sugli altrettanto difficili rapporti con sorelle e figli. La bara dell’uomo morto, e lo scarso rispetto che la vedova dimostra nei suoi confronti è proprio l’emblema di una donna arrivata al punto di svolta, pronta a fregarsene delle apparenze che la vorrebbero in lacrime e disperata. Durante la notte, tutte e tre si confideranno debolezze e cercheranno spunti di rivalsa, trovandole in primis nell’affetto filiale (superiore a tutto, anche ai soprusi) e di riflesso, nel conforto reciproco e collaborativo fra sorelle.
Un testo davvero divertente e intelligente quello di Luana Rondinelli (che interpreta una delle due sorelle) che però finalmente ci disegna ritratti di donna non del tutto sconfitte, ma combattive, in un certo senso sprezzanti (almeno una su tre) o comunque convinte che nella solidarietà femminile ci sia la chiave della rivalsa anche in una società rappresentata come retrograda.

“Taddrarite”ha dunque sorpreso il pubblico del Fringe anche per due grandi pregi: innanzitutto l’uso del dialetto che conferisce un certo realismo “mistico” e tutto paesano, un punto di forza sicuro a cui affidare la battuta comica. In secondo luogo, è da lodare la bella prova recitativa delle tre attrici tra le quali c’è una buona intesa, non c’è sopraffazione recitativa quanto piuttosto un buon coordinamento ed una sincronia nei passaggi comici (grazie ad una attenta regia), mentre i momenti riflessivi sono affidati a monologhi cui la regia conferisce uguale dignità. Divertenti gli scambi fra le tre sorelle, veloci e spesso all’unisono nelle scene corali: la recitazione poi è sempre attenta a dosare bene le pause.

Spicca fra le tre, Claudia Gusmano, che vincerà il premio Fringe per la migliore attrice: pur essendo piccola e fragile nella figura, lontana dall’archetipo di donna siciliana imponente e formosa, è lei l’incarnazione della rivalsa: l’impostazione tutta sarcastica della sua recitazione, l’inserimento di grida e balli liberatori e l’aria un po’ sprezzante sono l’elemento straniante e di forza di tutta l’opera: è lei quella che grida, che non maschera il dolore e che mette in bella mostra il proprio cinismo, senza sentirsi minimamente in colpa. Un piglio tutto siciliano che ha conquistato il pubblico del Fringe e speriamo di tanti altri palchi, sempre più prestigiosi, magari dello stesso Fringe di Orlando cui lo spettacolo parteciperà in rappresentanza italiana.
 

PER I CAPELLI@Fringe Festival: una coppia in crisi

Prima di accomodarsi a vedere "Per i capelli", al Fringe Festival di Roma in questi giorni, gli spettatori sono invitati a prendere due o tre palline colorate da una cesta all'ingresso. Saranno le bombe da usare in una guerra tra attori e pubblico, rispettivamente dimensione privata e mondo esterno. Solo le bombe sembrano infatti capaci di intaccare momentaneamente la condizione di isolamento autoreferenziale della coppia protagonista, tutta impegnata nel corso della rappresentazione ad esprimere il proprio disagio interno, ma soprattutto la mancanza di volontà di rapporto con quanto è al di fuori da essa, nonostante l'insofferenza nella relazione.

Al bordo del palco fa da cornice una porta, a delineare il confine privato-pubblico, mentre sul retro due cuscini in alto compongono il letto. Lui e Lei si muovono per lo più sopra una sorta di piedistallo, ognuno il proprio. Dal piedistallo del proprio Io, ben intenzionati a non scenderne, mettono in scena ognuno le sue personali nevrosi ed ossessioni, in una querelle ininterrotta che fa ridere e sorridere, pur generando una riflessione su modalità tipiche della relazione umana.
Il battibecco nasce da una motivazione banale: "La tartaruga e la lumaca sono o non sono la stessa cosa?". È lo spunto che dà avvio ad un recriminare su questioni del passato, sugli anni di rapporto vissuti e sulle incomprensioni ed insoddisfazioni sempre patite. Tutto risulta essere infine nient'altro che una questione di diversa tempistica: "Io e te non si ha mai caldo e freddo nello stesso momento". Il dialogo è interdetto poiché ognuno vive nel suo tempo.

I due personaggio, Lui e Lei, sono minimamente caratterizzati, ma divengono più che altro simbolo di una condizione generale, di esseri che, intrappolati nelle proprie abitudini, non riescono a dare un senso alla loro esistenza. Fortissimo il senso di isolamento. C'è curiosità per quanto avviene fuori, ma non voglia di partecipazione. Si sa che fuori si sta combattendo, ci sono altre individualità che "vincono, perdono, mangiano, bevono, ridono". Perché lo fanno? " Per passare la vita!"

Morena Rastelli e Gabriele Guerra coinvolgono lo spettatore in una battaglia nella quale voci e corpo sono gli unici strumenti, accompagnati solo da alcuni rumori della guerra che si combatte di fuori, strumenti utilizzati magistralmente ad esprimere un crescendo emozionale che giunge ai limiti del parossismo, per essere infine sciolto dall'allegra catartica guerra di palline colorate.
 

A CUORE APERTO@Fringe Festival questo amore che ci fa impallidire

Al Fringe Festival di martedì 1 luglio è andato in scena “A cuore aperto” scritto e diretto da Patrizio Cigliano, lo spettacolo è alla sua 12° edizione in 10 anni, andato in scena per più di 300 repliche, ha avuto oltre 7000 spettatori, ed è in replica il 3 luglio sempre al Fringe.

Un curriculum, per dirla banalmente, che non ha bisogno di troppe presentazioni, il tema è quello classico che fa girare il mondo: l’Amore, un argomento che non avrebbe bisogno di troppe spiegazioni, ma di cui si ha sempre bisogno quando si corre dietro alle storie d’amore, quelle letterarie, quelle cinematografiche, quelle musicali, e quelle nostre che ci hanno fatto palpitare, che ci hanno ridotto a brandelli e che stiamo ancora aspettando.

Sul palco un materassino che lo riveste, con ai lati due secchi, una tinozza e una caraffa di alluminio che parlano di un altro secolo, Giorgia Palmucci e Cristiano Priori, due giovani attori si muovono in questo spazio impersonando una coppia che ha alle spalle 60 anni di vita insieme.
Ricordando il primo incontro e poi la loro prima volta, i ricordi, come spesso accade non corrispondono, ma non importa perché il ricordo è personale e nelle diversità c’è il margine di gioco e di commozione.
Nei secchi c’è l’acqua con cui si spruzzano le mele da sgranocchiare o da tagliare con maestria, e nei loro occhi scorgiamo l’amore per l’amore e la cura verso l’altro.

Ci sono dei momenti in cui la piece ci tocca, momenti in cui rammenta la celebre poesia “Questo amore” di Jacques Prevert, con tutte le sfaccettature di una vita in comune che rivorresti indietro e se l’avessi poi indietro probabilmente rifaresti tutto, o quasi, alla stessa maniera.
Un’operazione nobile e audace, a tratti un po’ acerba nel suo insieme, ma sicuramente quando si parla d’amore, si compie un lavoro che non finisce mai, e che cambia di volta in volta anche negli occhi e nel cuore di chi guarda e ascolta.
La musica è morbida, dura, d’effetto e giusta, accompagna la coppia nei ricordi, nei giochi e non li lascia soli nel viaggio del tempo che compiono a ritroso.
Un’attenzione ai giovani attori che rappresentando due vecchi signori: lo hanno saputo fare con leggerezza e ironia, e nell'amarsi ci hanno colpito con il loro grande amore che hanno saputo conservare, e per citare ancora il grande Prevert direi: “questo amore che li faceva impallidire”.
 

I LEONI NON SI ABBRACCIANO@Fringe Festival: leoni per una notte

L'incontro e il racconto di due ragazzi, amici per una notte, è l'espediente narrativo de “I leoni non si abbracciano”, spettacolo di Stella Saccà, presentato al Fringe Festival per la regia di Paolo Floris e Daniele Mariani (nel ruolo anche di attori insieme a Fabrizio Colica).

Mentre il pubblico prende posto, un uomo (Paolo Floris) sdraiato sul palco si rigira tra cartacce sparse, poi siede su una panca di legno, unico elemento della scenografia. Introdotto da un arpeggio di chitarra eseguito dal vivo, entra in scena Buff (Daniele Mariani). Più che di due personaggi, si tratta di tipi umani: il perdente e l'indifferente.

Un confronto tra stili di esistenza che non trova soluzione né evoluzione, ma solo un rapido punto di contatto nell'abbraccio più volte cercato da Buff e negato da Leo: i leoni non si abbracciano. Alla coppia si aggiunge, per un breve episodio, il vincente (Fabrizio Colica), controcanto di Buff, beffardo provocatore ed esempio inafferrabile di una strategia di esistenza che non potrà mai appartenere ai due protagonisti.

Lo spettacolo procede lentamente, vivacizzato a tratti da una recitazione ispirata, ma nel complesso poco incisivo. La ripetizione ossessiva dei gesti, l'assenza di una solida struttura narrativa, la tipizzazione dei caratteri non si armonizzano in un'atmosfera surreale. Restano elementi sparsi, difficili da ricomporre efficacemente in un'ora di spettacolo.
Lunghe pause e silenzi rendono lo spettacolo poco godibile nella tradizionale fruizione teatrale; forse più vicina a una performance artistica, la rappresentazione non sostiene il ritmo narrativo e si sviluppa a intermittenza, tra guizzi espressivi e attese insoddisfatte.
 

GROPPI D'AMORE NELLA SCURAGLIA@Fringe Festival: l'irresistibile ingenuità popolare

Ha stregato il pubblico del Roma Fringe Festival Groppi d’amore nella Scuraglia”, il testo di Tiziano Scarpa, messo in scena da Silvio Barbiero per la regia di Marco Caldiron e giunto fra i seminfinalisti della terza settimana della Rassegna di teatro indipendente ospitato a Villa Mercede.

Silvio Barbiero veste i panni di un uomo di paese, uno di quelli semplici, che vive di piccole cose (la sua gente, il suo grande amore, il lavoro); il suo paese sta per appoggiare la creazione di una mega discarica e l’allegria giocosa della dimensione popolare verrà sopraffatta dall'affarismo meschino e senza scrupoli del "Guberno", che rovinerà l’armonia e logorerà per sempre i rapporti d’amore tra il protagonista e la sua gente con la propria terra.

Il racconto è tragicomico, a tratti commovente, in parte per la bravura di Barbiero, espressivo, pregante, dalla recitazione precisa e mai monocorde, perfettamente in grado di interpretare più personaggi del Paese con raffinatezza. Dagli occhi spiritati e dal parlato trascinante, Barbiero ci regala un’interpretazione del brano unica e spassosa. Ci guida per mano in una dimensione ingenua quanto può essere quella popolare, dove l’amore si fa rigorosamente al buio (nella scuraglia) e duranti interminabili “notti nottose” dove all'amore si accompagnano mille pensieri. Perfetto Barbiero si presenta nei dialoghi con Dio, un Dio che non risponde, a cui ci si appella non per chiedere qualcosa ma per domandare il perché di certi avvenimenti.

In bilico fra commedia e dramma sociale, “Groppi d’amore nella Scuraglia” ha una carta vincente: il testo recitato in un dialetto immaginario, che sembra ispirarsi a più dialetti del Sud ed è comprensibile da chiunque per assonanza di parole e significato. E sta proprio qui la forza di quest’opera che gode di una regia minima ma presente, di buone musiche (di Sergio Marchesini e Debora Petrina) e soprattutto di un testo difficile da capire, doloroso nei suoi aspetti più moderni, paradossale nelle sue trovate comiche a volte quasi ataviche (l’accoppiamento fra Uomo e Asino rimanda a Luciano di Samosata) oppure pseudo romantiche e vagamente erotiche (indimenticabili i tentativi di corteggiamento con “Serrocchia”, la fidanzata del protagonista).

Un mix di suggestioni dove prevale l’elemento popolare, l’ingenuità della gente di borgo che guarda alla modernità con diffidenza e insieme speranza, gente che viene sommersa dai rifiuti e rischia di sparire o di andar via, oppure non si rifiuta di fuggire(come la vecchietta del paese) e guarda a quella “Croce davanti all'immondizia” cercando un dialogo con Dio sul perché dell’esistenza e di quei fatti ineluttabili che ci cambiano per sempre.
 

BELLISSIMA.OMAGGIO AD ANNA MAGNANI@Fringe festival: Indimenticabile fino in fondo

Spettacolo arduo quello che la Compagnia GDO ha messo in scena, giovedì 26 giugno, al Fringe di quest’anno con "Bellissima. Omaggio ad Anna Magnani" L’operazione è raffinata, se pensiamo che la protagonista e regista Simona Lacapruccia ha inserito la poesia della danza che i due artisti Karen Fantasia e Daniele Toti, hanno espresso al meglio.

La musica, di suggestione onirica, apre il cassetto dei ricordi: l’attrice e i danzatori, si alternano con una valigia sul palco, simboleggiando i timori e le aspettative di una vita nuova da scoprire e da realizzare. I ballerini, vestiti di nero e a piedi nudi, volteggiano, si inseguono, si lasciano, si trovano e sorridendo danno il senso, in comunione con la musica, di un percorso di ricerca che la grande Magnani non ha mai smesso di seguire. I momenti di danza e recitazione si alternano, l’attrice si esprime in prima persona identificandosi con Anna: l’infanzia particolare, il non rapporto con la madre, quello fondamentale con la nonna e la scoperta del teatro che l’ha infiammata giovanissima.

La strada scelta dalla protagonista è stata quella di mettere in luce il carattere forte, generoso ma ricco di spigoli, che la Magnani ha sempre ostentato vantandosi della sua sincerità anche quando colleghi e amici ne avrebbero fatto volentieri a meno. Non potevano mancare i riferimenti alla burrascosa vita sentimentale, la relazione con l’attore Massimo Serato, da cui ha avuto Luca, e l’intenso rapporto con Roberto Rossellini che l’ha lasciata per Ingrid Bergman.

E qui c’è una citazione celebre che non possiamo mancare di annotare: “Non esistono i grandi amori, ma solo quelli piccoli, che possono durare tanto o poco”. Scomoda e difficile da digerire, ma con il tempo poi si finisce purtroppo per condividere, almeno un pò. Tra le parole l’abbiamo trovata la nostra Nannarella, ma chiunque si misuri con il mito e il ricordo che lei stessa evoca, corre dei rischi; ma siccome gli audaci e coraggiosi hanno dalla loro un’aureola che li contraddistingue, lo spettatore del Fringe ha premiato Simona Lacapruccia nella sua performance densa di ostacoli, applaudendola con entusiasmo sulle note del “O surdato innamurato” con la voce calda, roca e appassionata di Lei, indimenticabile, fino in fondo.
 

DOV'è DESDEMONA?@Fringe Festival: la menzogna, un dovere sacro

Spiazzante e ben recitato, “Dov’è Desdemona”, andato in scena al Roma Fringe Festival 2014, reinterpreta il dramma di Otello in una chiave surreale e divertente dove Otello è visto come un bambinone pieno di se, incapace di vedere il male negli altri mentre Jago si conferma affascinante macchinatore e mefistofelico, non senza qualche richiamo dark.

Come nel dramma shakespeariano, anche qui i due personaggi sono sufficientemente contrapposti: Otello è fisicamente imponente ma inoffensivo, Jago piccolo ma subdolo, veste panni scuri mentre Otello chiari; Jago è un cospiratore nell’interesse del suo padrone, Otello non comprende la realtà che gli sta intorno e nemmeno i piani del suo “fedele” compagno. Entrambi sono legati da un rapporto ambiguo, quasi di dipendenza: la potenzia fisica di Otello serve a Jago per i suoi propositi; senza Jago, Otello è perso fra mille dubbi riguardo il mondo che lo circonda.

Il testo messo in scena è pulito e armonioso. La messa in scena, estremamente ben curata, tenta di proporre diverse ambientazioni della vicenda riuscendoci in modo originale. Simone Bobini ed Eugenio Coppola si dimostrano ben coordinati, perfetti nei tempi di entrata e uscita e nelle battute; danno prova di grande estro, scivolando fuori dal tradizionale personaggio shakespeariano senza banalizzarlo se non funzionalmente al messaggio dell’opera.

Simone Bobini nel ruolo di Jago è quello che cattura di più l’attenzione del pubblico. Rompe spesso al quarta parete rivolgendosi alla platea, quasi a condividere con essa il suo losco piano: far passare Desdemona per una traditrice e guidare Otello alla comprensione della realtà che si cela dietro un’apparenza bellezza. Intelligente questo spunto narrativo che conferisce originalità ad un testo shakespeariano oggetto comunque di molte interpretazioni. Lo stravolgimento della figura di Otello spiazza, soprattutto per l’infantilismo sottolineato più volte nei gesti e nelle espressioni di Coppola,un dettaglio funzionale a mettere Jago nella condizione di educatore dell’amico, perso nelle sue frivolezze.

Intelligente la scelta della regia di Michele Galasso, di riempire la scena con dei pali bianchi da spostare agevolmente dagli stessi attori durante la piéce: in tal mondo si creano diverse scene e ambienti: un labirinto, un giardino e anche una “gabbia” metaforica intorno a Otello che cresce e diventa sempre più stretta man mano che Jago instilla un nuovo dubbio nella mente del malcapitato, ammettendo infine, come “c’è un limite nell’aiutare gli altri, oltre il quale c’è l’imporre se stessi”. E sebbene in questa rappresentazione Jago sembri molto più scaltro e meritevole di Otello, proprio per quest’ultimo egli prova una sorta di obbligo, una necessità incombente di fargli aprire gli occhi sulla realtà, anche attraverso la menzogna su Desdemona, giustificando il proprio comportamento fraudolento perché, in questo caso, “Non si tratta di un delitto ma di un dovere sacro”.
 

NO@Fringe Festival – la fustigazione dei divieti

“No” va in scena al Fringe Festival 2014 con un grande successo di pubblico ed una missione: farci aprire gli occhi su quanti divieti, limitazioni e costrizioni siamo costretti a sopportare fin da piccoli, e come esse permeino il nostro vissuto quotidiano, fino a soffocarlo.

Il Collettivo Controcanto, che mette in scena questa “Giostra dei limiti imposti” crea numerosi sketch durante i quali si inscenano battaglie, combattimenti verbali, sessioni d’esame fittizie, scenette familiari, ipotetiche confessioni fra amici in palestra e ring di combattimento in cui si evidenziano, fino all'esasperazione, tutte quelle espressioni che cominciano con “Non…” e che sono divieti classici imposti dalla nostra società, dalla nostra famiglia, dai nostri amici.
Può trattarsi di raccomandazioni, divieti, obblighi o semplicemente consigli, eppure la parola “No” e la limitazione conseguente è la costante di numerosi momenti della nostra vita, emerge involontariamente negli altri e limita spesso il nostro agire, soprattutto se corre sulle labbra di qualcun altro che ci giudica, ci consiglia, ci comanda.

L’originalità del tema, lontano dalla performance teatrale classica, sta nella mise en scéne che vede i 6 uomini e una donna del Collettivo vestiti con abiti colorati e sportivi, quasi si preparassero per una corsa, e tutti hanno con sé una corda che si presta a molteplici utilizzi: può fungere da parete di un ring o come elemento di una piramide umana, può servire da arma impropria o rappresentare un fucile.
La corda è l’emblema del divieto: spesso gli attori la utilizzano per legarsi fra loro, come a significare che in fondo, è la società ad usare le limitazioni come regole di convivenza per tenerci tutti insieme. Ma ogni volta che il Collettivo cerca di unirsi stabilmente , ecco che i legami si spezzano, e qualcuno a quei continui “no” alla fine si ribella.

Davvero un bel messaggio quello rappresentato dal Collettivo che ha dato prova di una spiccata originalità visiva (performance di grande fisicità- salti e combattimenti in gran quantità-) ed espressiva ossessivamente appuntata sulla parola “No”. Divertenti e sorprendenti i “match” in cui gli attori si sfidano a trovare il divieto “vero” più assurdo nel mondo: il pubblico viene così a sapere che in certi stati americani non si può farneticare coi porcospini, o non ci si può baciare in pubblico, o non si può tenere in tasca un tot di dollari.

Ma i divieti assurdi esistono anche in Europa ed in Italia e più lo spettacolo li mette in luce, più ci accorgiamo che i limiti piccoli e grandi, assurdi o coerenti che siano, frutto o meno di consigli e raccomandazioni bonarie ci tengono per tutta la vita “sulla corda”, costringendoci a saltare ossessivamente e ritmicamente fra un obbligo e l’altro, mentre la corda conferisce il ritmo ai nostri salti in un saliscendi di emozioni contrastanti dentro di noi: dalla sudditanza benevola al “No”, alla sua accettazione sconsolata, dalla rassegnazione forzata fino alla ribellione contro un mondo fatto di regole spesso davvero senza senso.
 
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