IL GIUOCO DELLE PARTI@Pirandelliana 2014 – non il solito Pirandello

Il giardino della Basilica di Sant'Alessio ospita, fino al 10 agosto, la rassegna Pirandelliana 2014.
La compagnia La bottega delle maschere porta in scena, alternandola a “Il fu Mattia Pascal” (leggi la recensione), una tra le opere più note e rappresentate dello scrittore siciliano: “Il giuoco delle parti”.

La notte romana, il teatro all'aperto, la città illuminata fanno da sfondo a un interno geometrico, costruito sul contrasto delle forme e dei colori. Il tradizionale salotto borghese è astratto in una dimensione senza tempo, dove restano alcuni elementi riconoscibili (tavoli, sedie, finestra), liberati dall'obbligo di una fedele ricostruzione storica dell'arredamento e ricomposti in funzione della rappresentazione. Uno spazio razionale, costruito in stretta relazione con il racconto, dove i personaggi sono trasportati, con i loro costumi anni venti, e coinvolti in un gioco delle parti non solo narrativo, ma anche cromatico e spaziale.

La trama è già scritta, il testo (con alcune leggere modifiche) fedelmente rispettato, ma non è il solito Pirandello. L'interpretazione è delicata, capace di rintracciare, anche in un'opera costruita su una ferrea logica esistenziale, un'umanità fragile, in bilico sull'orlo dell'esistenza. Leone Gala (Marcello Amici) non è soltanto il filosofo capace di vincere i tranelli della vita con lucida consapevolezza, ma anche un uomo solo che recita la propria parte, non diversamente dal desiderare insoddisfatto della moglie (Vita Pugliese) e dalla disperata, vana formalità dell'amante (Marco Vincenzetti). Il triangolo amoroso di tradizione romanzesca, svuotato di passionalità, si riduce a espediente, a maschera, a gioco che non permette scelte al di fuori delle regole; tuttavia i personaggi non si annullano nella parte, ma restano uomini e donne, protagonisti e vittime del proprio dramma esistenziale.
 

ROMEO E GIULIETTA@Globe Theatre: il mito a colpi di rap

Torna al Globe Theatre il classico “Romeo e Giulietta”, in scena fino al 3 agosto. Imperdibile per gli amanti del genere e incantevole nella cornice elisabettiana del Silvano Toti: questa rielaborazione di Gigi Proietti con la traduzione di Angelo Dallagiacoma si avvale di un cast di giovanissimi e talentuosi, fra i quali spicca senza dubbio Fausto Cabra nel ruolo di Mercuzio (divertentissimo) e Mimosa Campironi (raggiante) nel ruolo di Giulietta. Fausto Cabra dimostra estrosità e schiettezza, e si contrappone al Matteo Viganti che è un Romeo sognatore e romantico, che convince soprattutto nel secondo atto.

La trama viene affrontata con due chiavi di lettura: nel primo atto Romeo e Giulietta perdono l’aplomb seicentesco vestendo i panni moderni: Capuleti e Montecchi sono due band di Verona che si sfidano a colpi di rap e se le danno di santa ragione (buona l’intesa fra gli attori, atletici e pimpanti ma anche scanzonati e in grado di ricoprire un ruolo caratteriale, seppur minimo). Fra rime rap e selfie che farebbero storcere il naso ai puristi, si arriva alla festa in maschera colorata da musiche moderne (ma non troppo), dove Romeo e Giulietta si incontrano, si baciano e già si amano dietro una colonna, con quell’estrema irruenza che è propria dei giovani di ogni tempo.
Nel secondo atto la scena torna all’originale, e si torna a respirare quell’aria di ineluttabile romanticismo shakespeariano che non può essere negato né nascosto, dove Mimosa Campironi troneggia, splendida nella bellezza dell’incarnato, nella voce melodiosa, nell’aspetto tanto giovanile della Giulietta eterna adolescente che perde la testa per il ragazzo sbagliato. Sempre al centro di un fascio di luce angelica, la Giulietta di Mimosa Campironi è anche attratta dal sesso, senza perdere mai del tutto quell’aria virginea che le è propria, anche dopo la notte d’amore con Romeo. Una Giulietta classica che però nei primi atti è anche più ardita, senza però mai eccedere o contraddire troppo l’originale shakespeariano.

La regia
è estremamente attenta a salvaguardare quel tratto moderno intrapreso nelle battute iniziali: emergono infatti piacevolmente nel secondo atto, diverse smorzature del testo originale, dei commenti velati all’interno delle battute degli attori, che definirei quasi delle “note a più di pagina” del testo shakespeariano, una sorta di commento a margine che aiuta a decostruire l’insostenibile pesantezza di certe scene o la difficoltà espressiva di certi dialoghi, mantenuti pomposi apposta per essere ripensati. A tratti si ha l’impressione che ci sia un certo “sberleffo” decostruttivo dell’opera shakespeariana, che pure resta immutabile sullo sfondo, ma a cui viene anche bonariamente “dato di gomito”, avvicinandola al pubblico.
Doveroso lodare l’allestimento scenico, sempre di alto livello, e i costumi particolarmente curati. Azzeccata la scelta delle musiche, soprattutto quelle moderne, spiritose e volutamente dissacranti della tradizione.

Sebbene i puristi di un certo genere di teatro “classico” trovino la commistione fra moderno e Shakespeare un po’ azzardata, o certi amanti del teatro contemporaneo potrebbero giudicare il passo modernizzante come ancora non troppo deciso, bisogna anche riflettere su quanto un’opera come “Romeo e Giulietta” resti nell’immaginario di puristi e moderni come una storia senza tempo, dove il vero elemento di continuum temporale non sia tanto la vicenda, quanto l’età dei protagonisti e la loro passione travolgente, che mette a rischio la loro stessa incolumità e li porta a rompere con le tradizioni. Le loro pulsioni sono quelle giovanili e tali restano in tutte le epoche, seppur corrette dalle “mode”, dai costumi del tempo. E si parla proprio di “costumi” da dismettere o di maschere da anteporre al volto di un’opera che si può rileggere e viene qui riletta senza però perdere l’ironia moderna con cui si guarda alla vicenda e agli eventi raccontati: e sotto questo aspetto il riadattamento di Proietti risulta piacevole e sensato.
La tragicomica favola moderna risulta quindi piacevolmente divisa fra dramma (nella cornice classica) e rilettura (nel primo atto) senza perdere quelle “stilettate” sempre presenti per tutta l’opera (anche soltanto rese attraverso l’espressività degli interpreti) che sono affilate come le rime di un rap volutamente “senza tempo”.

PRESENTAZIONE
 

Siria.Scatti con Parole a cura di Alberto Gherardi e Alessandro Greco

Chi segue le nostre pagine su Gufetto avrà letto di Alessandro Greco e di Alberto Gherardi. Il primo abilissimo curatore impegnato in una letterarietà sociale è molto vicino ad alcune nostre idee.
I due tornano con un'antologia decisamente coraggiosa, controcorrente e magistralmente condotta in un territorio affatto facile, dove la banalità e la superficialità del marketing sono sempre in agguato.
SIRIA.SCATTI CON PAROLE (Miraggi Edizioni) affronta attraverso le immagini dei fotoreporter Al Balad, Matthias Canapini ed Enea Discepoli e le parole di 26 scrittori (Alessandro Greco, Alberto Gherardi, Davide Sapienza, Marco Giacosa, Andrea Malabaila, Alex Pietrogiacomi, Romano De Marco, Giovanni Cocco, Marco Candida, Gianluca Mercadante, Sergio Aquino, Fabio Costantini, Stefano Piedimonte, Mauro Marcialis, Sacha Naspini, Elena Mearini, Sabrina Campolongo, Francesco Formaggi, Simona Castiglione, Christian Mascheroni, Ornella Bramani, Angela Iantosca, Cristina Zagaria, Alessandro Cinquegrani, Noemi Cuffia, Fabio Mendolicchio).
 

PIRANDELLIANA 2014 - IL GIUOCO DELLE PARTI alla Basilica dei Santi Bonifacio e Alessio

Continuano gli appuntamenti di Pirandelliana 2014 che, all’interno del contesto di Estate Romana propone fino al 10 agosto due grandi opere di Luigi Pirandello: “IL GIUOCO DELLE PARTI” e “IL FU MATTIA PASCAL” presso il Giardino della Basilica Dei Santi Bonifacio E Alessio all’Aventino, messe in scena dalla compagnia teatrale “La bottega delle maschere”.

“IL GIUOCO DELLE PARTI” verrà rappresentato il martedì, il giovedì e il sabato;
“IL FU MATTIA PASCAL” verrà rappresentato il mercoledì, il venerdì e la domenica.
L’adattamento è a cura di Marcello Amici: Pirandelliana 2014, è giunta alla XVI edizione, ed ha inaugurato il 16 luglio scorso: abbiamo visto per voi “Il fu Mattia Pascal”, leggi la Recensione.

Ne “IL GIUOCO DELLE PARTI” di Luigi Pirandello per la regia di Marcello Amici, rivive la storia di Silia che vive separata da Leone Gala che le ha lasciato tutte le libertà, anche quella di avere un amante, ma le ha imposto ogni giorno mezz’ora della sua metodica presenza.
La donna profitta della prima occasione per chiedere al marito di sfidare un noto spadaccino, uno dei quattro nottambuli ubriachi che una sera, entrati in casa per sbaglio, l’hanno offesa. Leone Gala accetta, permette, addirittura, che Guido Venanzi, l’amante di Silia, fissi le condizioni peggiori peri il duello, però, nel momento di scendere in campo, rifiuta. A ognuno la sua parte.

Del più violento paradigma teatrale che sia mai stato ideato sul tipico triangolo borghese, apparentemente legato ad un episodio di costume com’è il duello, non sono sfuggite né la molla che scatena il dramma, né quella sorda, repressa, esistenziale passione. Tempi, luci, musiche, scenografia mostrano senza forzature prospettiche il luogo metafisico che si apre all’inizio con un raggio di luna, per dilatarsi poi nella stanza, assunta come metaforica spirale dalle pareti alte e levigate, impenetrabile, luogo rappresentativo e focale di tutto il teatro pirandelliano. Bianco e nero!

IL GIUOCO DELLE PARTI
dal 15 luglio al 10 agosto ore 21.15
GIARDINO DELLA BASILICA
DEI SANTI BONIFACIO E ALESSIO ALL’AVENTINO
PIRANDELLIANA 2014
adattamento teatrale di Marcello Amici
di Luigi Pirandello
con
Massimo Folgori, Carlo Bari, Giulia Crescente, Antonella Arduini, Daniele Borzelli,
Marcello Amici, Marco Vincenzetti, Vita Pugliese, Anna Varlese,
Andrea Carpiceci, Alessandra Ferro, Marica Malgarini, Martina Meddi
Scene Marcello de Lu Vrau - Costumi Natalia Adriani
Regia di Marcello Amici
 

QUELLI DELLA PORTA ACCANTO - Teatro dei Conciatori dal 28 al 30 luglio 2014

Sarà in scena al Teatro dei Conciatori il 28, 29 e 30 luglio 2014 – ore 21:00 lo spettacolo
QUELLI DELLA PORTA ACCANTO, regia di Antonio Serrano; con la COMPAGNIA DEI GIOVANI DEL TEATRO DEI CONCIATORI. Una commedia esilarante sul rapporto di coppia.

Lo spettacolo racconta una storia d’amore dal primo incontro al buio procurato dall’amica del cuore (ma perché alle amiche del cuore sposate dispiace vederci single?) al giorno del matrimonio con conseguente crisi prematrimoniale (L’unico modo per essere sicuri di non divorziare è quello di non contrarre matrimonio) passando per la domanda di matrimonio in
un ristorante con anello con brillante nascosto dall’amico cuoco nel piatto di spaghetti ricchi di sugo al pomodoro.
Tutta una serie di vicende, episodi e intrecci che accompagnano il percorso di una coppia che decide di passare la propria vita insieme... nel gioia e nel dolere, in salute e in malattia, finche morte non ci separi. Ma cosa succede prima del grande passo? Cosa affronta una coppia proprio a partire dal primo appuntamento? E come ci si prepara al primo appuntamento? Cosa si deve dire e cosa no? Ma poi perché le amiche del cuore non possono sopportare per nessuna ragione al mondo di vederti single? E questo è solo l’inizio, perché se il primo appuntamento è perfetto, prima di arrivare al matrimonio ne succedono delle belle!
Una sequenza di incredibili scene in cui lo spettatore potrà riconoscersi o riconoscere qualcuna delle “amiche del cuore”.
 

ITALIA NUMBERS-Concerti nel Parco il 25 Luglio

Isabella Ragonese e Cristina Donà portano in scena il 25 luglio nella cornice de “I concerti nel Parco Estate 2014” lo spettacolo “Italia Numbers” in Prima Nazionale.
Lo spettacolo è stato ideato e interpretato da Isabella Ragonese e musicato da Cristina Donà, ed è tratto da “L’Italia s’è desta”, testo teatrale di Stefano Massini e dal “Manuale per ragazze di successo” di Paolo Cognetti.

Le due protagoniste raccontano le storie di vittime ignote in una serie di scatti fotografici in giro per il Bel Paese, cartoline fatte di carne, parole e suoni. Frammenti di storie italiane e di Italiane, che parlano di una violenza in crescita allarmante, proprio come le labbra blu: quelle di chi subisce, di chi ha una “ferita in fondo al cuore” (come canta Cristina Donà interpretando un brano dei Diaframma), di chi ha la testa sott’acqua ma non vuole affogare. Si tratta di storie di donne“in apnea”, schiacciate da troppo poco amore, che però non mollano, trattengono il respiro perché sanno che risaliranno in superficie, che torneranno a respirare.

I CONCERTI NEL PARCO, ESTATE 2014
ROMA, VILLA DORIA PAMPHILJ
Venerdì 25 LUGLIO 2014 – ore 21,15

ISABELLA RAGONESE e CRISTINA DONA’
In ITALIA NUMBERS,
Isabella Ragonese ideazione, voce recitante
Cristina Donà canzoni e musiche
Stefano Mariani sound engineer
Stefano Massini e Paolo Cognettitesti
Nuova Produzione - Prima Nazionale – Produzione ParmaConcerti
 

CALENDARIO Spettacoli: in scena a Roma...

Riassumiamo gli appuntamenti teatrali in vista nelle prossime settimane.
Gli spettacoli di teatro, sono in ordine di Prima.

 

Globe Theatre: Shakespeare, gli eventi in programma

Al Silvano Toti Globe Theatre, unico teatro elisabettiano d’Italia tornano le più belle opere di Shakespeare:
La stagione 2014 è dedicata ad uno dei grandi protagonisti del Globe Theatre, venuto a mancare nell’ottobre scorso: Riccardo Cavallo. Il suo “Sogno di una notte di mezza estate”, amatissimo dal pubblico, è diventato un appuntamento cult del teatro di Villa Borghese e quest’anno tornerà in scena per l’ottava stagione consecutiva, come emozionante omaggio a chi non c’è più.

Il programma:

Dall’8 luglio al 3 agosto ore 21.15: ROMEO E GIULIETTA
Gigi Proietti firma la regia del classico tra i classici utilizzando la traduzione di Angelo Dallagiacoma e portando in scena un gruppo di giovanissimi attori. La storia si snoda in due epoche: nella prima parte dello spettacolo ci troviamo nei nostri giorni, con Mercuzio e i suoi amici che si esprimono a ritmo di rap e una Giulietta amante del rock. La festa è un ballo in maschera. Qui, dopo il primo sguardo tra i due ragazzi, la magia proietta la storia in un’epoca lontana dove nessuno dei due giovani supera il confine della maturità e nessun adulto li sa guidare su questo sentiero. Due realtà, due secoli, due mondi in cui si passa dal gioco alla tomba – come può accadere in ogni tempo – nella distruzione del futuro.

Dal 6 al 17 agosto ore 21.15: SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE
In omaggio a Riccardo Cavallo. All’ottavo anno consecutivo di rappresentazione questa storia continua ad emozionare il pubblico del Globe Theatre raccontando il tempo breve della felicità con un sottofondo di malinconia, quest’anno ancora più sentita in seguito alla scomparsa del regista. L’opera è stata scritta in occasione di un matrimonio e rappresenta, come una scatola cinese, un mondo stregato in cui dominano il capriccio e il dispotismo. Linguaggi diversi che si intrecciano: quello delle fate che alterna al verso sciolto, canzoni e filastrocche, quello degli amanti dominato dalle liriche d’amore e quello degli artigiani, in cui la prosa di ogni giorno è interrotta dalla goffa parodia del verso raffinato.

Dal 22 agosto al 7 settembre ore 21: MOLTO RUMORE PER NULLA
Un nuovo allestimento con la regia di Loredana Scaramella, traduzione e adattamento di Loredana Scaramella e Mauro Santopietro. Una riflessione brillante e ludica sul tema della crisi intesa come tempo della metamorfosi, su come una difficoltà possa trasformarsi in un’occasione di crescita personale e collettiva. Un gruppo di soldati al ritorno dalla guerra invade il palazzo, lo spazio delle donne. Benedetto e Beatrice, campioni dei rispettivi schieramenti, continuano ad affrontarsi a colpi di battute ironiche, sotto gli occhi divertiti di tutti. Ma il destino riserba loro una grande prova, prima che venga sancito con un doppio matrimonio il tempo della pace.

Dall’11 settembre: PENE D’AMOR PERDUTE
un nuovo allestimento di con la regia, la traduzione e l’adattamento di Alvaro Piccardi. È la storia del re di Navarra e di tre amici che, alla ricerca di eternità, giurano solennemente di dedicarsi solo a studio e contemplazione per 3 lunghi anni. Un proposito che viene meno con l’entrata in scena della principessa di Francia accompagnata da tre amiche. La commedia vive dentro lo spazio di questa sfida e del suo fallimento e si manifesta attraverso un linguaggio fatto di schermaglie, giochi di parole, rebus inestricabili, virtuosismi verbali. Nello spettacolo esploderanno tutti gli elementi di questa comicità, insieme ai toni più sofisticati della commedia d’amore, per sottolineare le amarezze del conflitto amoroso, frutto della difficoltà dell’incontro fra i due sessi.

Inoltre in programma serate dedicate alla proiezione di cortometraggi, alla musica e al teatro. A fine stagione lo SHAKESPEARE FEST per celebrare i 450 anni dalla nascita di Shakespeare: un evento di fusione di teatro, cinema e musica, autori e project manager Carlotta Proietti e Daniele Dezi. L'iniziativa parte dal bando “Ancora Shakespeare: perché?” in cui veniva richiesto di esprimere con un cortometraggio il proprio punto di vista sul più grande drammaturgo di tutti i tempi, riflettendo sull’importanza che oggi si può attribuire all’opera shakespeariana. Durante la manifestazione verranno presentati per la prima volta al Globe Theatre i cortometraggi selezionati e realizzati nel corso dell'estate. L'evento vuole essere una grande festa di chiusura della stagione, durante la quale alle proiezioni verranno affiancate performance teatrali e musicali.

La stagione 2014 è promossa da Roma Capitale con la produzione di Politeama srl, organizzazione e comunicazione di Zètema Progetto Cultura e il supporto di G.V. srl e con il contributo della Banche Tesoriere di Roma Capitale (BNL Gruppo BNP Paribas, UniCredit, Banca Monte dei Paschi di Siena). Anche quest’anno nelle sere di spettacolo sarà attivo il Globar, punto ristoro affidato a Spazio Novecento.
 

Peperoncino Festival

È ormai divenuto un classico, un appuntamento cui tutti gli appassionati della buona cucina (indifferente se davanti o dietro i fornelli) non possono mancare: è il Peperoncino Festival che quest’anno raggiunge trionfalmente la 22ª edizione (10-14 settembre 2014). Non sono poche in un’epoca che brucia rapidamente idee e proposte: significa non solo aver avuto l’intuizione giusta, ma non avere mai deluso i visitatori e saper adeguarsi ai cambiamenti sempre in atto.      La sede non poteva non essere che in Calabria, regione nota per il suo amore per la cucina saporita se non piccante, nella bella cittadina di Diamante in provincia di Catanzaro.
 

A Bolgheri il Sassicaia incontra il teatro

Uno degli angoli più suggestivi e particolari della Toscana - immortalato da Carducci negli splendidi versi di Davanti a San Guido di cui tutti ricordano almeno quelli relativi ai cipressi - è indubbiamente Bolgheri la cui fama varcherà i patri confini circa un secolo dopo per divenire grazie al Sassicaia simbolo in tutto il mondo del gusto italiano e della capacità del nostro Paese di creare prodotti d’eccellenza e soprattutto non imitabili, ancor più degli endecasillabi del poeta.   In questa piccola frazione del comune di Castagneto Carducci si produceva un vino rosato senza pregi particolari, surclassato per fama dal Chianti che della Toscana era il vino simbolo.
 

IL FU MATTIA PASCAL@PIRANDELLIANA 2014 - Pirandello all'Aventino, fra suggestioni letterarie e filosofiche

Nella splendida cornice del Giardino della Basilica dei Santi Bonifacio e Alessio va in scena “Pirandelliana”, un evento giunto ormai alla XVI Edizione: quest’anno in scena “Il fu Mattia Pascal” dal 16 luglio ogni mercoledì, il venerdì e la domenica e “Il giuoco delle parti”, che verrà rappresentato il martedì, il giovedì e il sabato fino al 10 Agosto.

Abbiamo assistito a “Il fu Mattia Pascal” messo in scena dalla compagnia Bottega delle Maschere, con la regia dello stesso Amici: bisogna riconoscere a questa Compagnia, che dagli anni 80 porta in scena testi pirandelliani, il merito di aver dato nuovamente vita ad un testo letterario, e non teatrale, difficile da proporre per via delle tante vicende presenti e inconcepibile senza la citazione degli articolati riferimenti eruditi e filosofici che Pirandello sparge nel brano. Il testo rappresentato ci riesce, forse indugiando troppo (nel primo atto) in quei passaggi riflessivi del Pascal, che sono i ritrovi “filosofici” dell’autore, momenti però estremamente significativi e ineludibili: l’opera si prende così lo spazio di due atti, che corrono piacevolmente in quasi due ore di spettacolo.

L’opera ha un suo brio rappresentativo interessante: in scena lo stesso Mattia Pascal, interpretato da Amici, che racconta, a ritroso, la sua vita incredibile, messa in scena dagli attori della Compagnia. Si racconta del matrimonio del Pascal, della sua presunta notizia di morte, della vincita al Casinò e del trasferimento a Roma sotto falso nome fino al ritorno a casa per riprendersi ciò che è suo. Il tutto intramezzato da spunti comici (divertenti gli scambi comici con Oliva Malagna, interpretata da una spassosa Antonella Arduini) che andrebbero forse maggiormente valorizzati.
Il riadattamento è curato dallo stesso Amici, mantiene il tono umoristico pirandelliano e solo a tratti si apre a spunti ironici con studiata precisione: resta piuttosto attento a non perdere le preziose divagazioni letterarie - filosofiche del testo originario, affidate quasi tutte allo stesso Amici, pagando, però, nel primo atto una certa lentezza, poi recuperata in alcuni passaggi comici successivi. Il secondo atto, invece è quello più interessante dove lo stesso Amici smette di narrare e partecipa alle vicende in prima persona, dando maggiore ritmo alle vicende rappresentate che qua e la potrebbero essere ridotte.

Oltre alla bella soluzione scelta per la rappresentazione di un testo letterario molto complesso, Amici da prova di consumato attore, domina la scena anche quando è in ombra; qualche imprecisione è ampiamente permessa in un testo come quello pirandelliano, verboso volutamente concettoso e rispettato in questa sua caratteristica con grande attenzione e rispetto.
Gli attori della Compagnia, che spesso interpretano più ruoli, gestiscono bene gli spazi scenici, si muovono con grande coordinazione nelle continue entrate e uscite dalle scene: fra tutti spicca Anna Varlese nel ruolo della Zia Scolastica e soprattutto nel ruolo di Silvia Caporale, dove riesce a comunicare intensità drammatica e spigliatezza al pari di Amici.
Un’opera assolutamente da vedere, non solo per il bellissimo contesto rappresentativo dell’Aventino, ma anche per (ri)scoprire i contenuti e le riflessioni de “Il fu Mattia Pascal”, un’opera letteraria resa Teatro con la grande cura e maestria, frutto del pensiero di uno dei più grandi letterati e drammaturghi del ventesimo secolo.
 

Giovani alla ribalta con DIETA MED-ITALIANA

In questo nostro Paese con una certa vocazione a piangersi addosso e una predilezione per la cronaca nera e le cattive notizie che riempiono pagine di giornale, finalmente è apparsa una nota che apre il cuore alla speranza perché i protagonisti sono giovani e poi perché vivono e operano nel Salento, area compresa tra le regioni meridionali, anche se la Puglia in realtà da diversi anni è caratterizzata da iniziative commerciali e culturali che la pongono all’avanguardia e ne fanno un modello a livello nazionale.
 

GIGI MAGNI@Casa del Cinema - Epigrammi all'inchiostro di china

Domenica 13 luglio è stata inaugurata la mostra di parole e immagini dedicata a Gigi Magni, mai posto avrebbe potuto essere più giusto: la Casa del Cinema!

Le due sale antistanti il cinema vero e proprio, ci accolgono sfavillanti e ricche di disegni, qualche tempera e molta china, per raccontare mondi di ogni tempo che altrimenti andrebbero dritti in qualche dimenticatoio, per essere poi magari revisionati a seconda della bisogna: La Politica, I giochi delle carte, La Santa sulla scopa, I farmacisti di casa, Roma e i Romani di ieri e di oggi, I militari, Beatrice l’istitutrice, La Befana, L’uomo, In Sicilia, I setti Re di Roma, In Africa, e ancora altri.

Vignette che fotografano vari periodi storici, visti attraverso l’ironia e la sensibilità di Gigi Magni: a volte devi tornare a rivedere qualche pannello per accorgerti del disegno che avevi perso, di quello che non avevi visto con attenzione, e quello che probabilmente ha dato la suggestione che ti mancava.
Fotografi che cercano di immortalare le celebrità si aggirano nelle sale, si fermano incantati davanti ai pannelli per poi 
 

ROMA FRINGE FESTIVAL 2014: cronache di vincitori vecchi e nuovi

L’11 luglio scorso il Fringe Festival ha chiuso i battenti dopo 37 giorni di teatro indipendente che hanno riempito di visitatori, amanti del teatro, compagnie e uffici stampa a Villa Mercede, a San Lorenzo

Il Fringe Festival ha organizzato ben 72 spettacoli in maniera completamente autoprodotta e autofinanziata con una formula che sembra funzionare anche in un periodo di crisi economica che tocca inesorabilmente il circuito teatrale romano. Ma il Fringe non si ferma con la premiazione finale: continua per tutto l’anno attraverso la promozione degli spettacoli durante la stagione autunnale e invernale.

I finalisti
La serata finale ha visto esibirsi i 4 finalisti più votati da pubblico e giuria di cui ha fatto parte anche Gufetto che ha seguito diversi spettacoli con tutta la sua redazione, dal 7 giugno al 10 luglio 2014, su una rosa di 72 provenienti da Italia, Belgio, Regno Unito, Francia e Stati Uniti: i finalisti sono stati
-84 Gradini (di e con Giuseppe Mortelliti),
-Groppi d’Amore nella Scuraglia (di Tiziano Scarpa con Silvio Barberio),
-Taddrarite (Accura Teatro, regia di Luana Rondinelli con Claudia Gusmano, Luana Rondinelli, Anna Clara Giampino),
-Il Fulmine nella Terra. Irpinia 1980 (Teatro dell’Osso, di Mirko Di Martino, con Orazio Cerino).

I vincitori
Ed ecco i premi e i vincitori del Roma Fringe Festival 2014:
Miglior Spettacolo Roma Fringe Festival 2014: Taddrarite – Accura Teatro
Miglior Regia: Migrazioni – Collectif faim de loup (Belgio)
Miglior Drammaturgia: Taddrarite – Accura Teatro
Premio Special Off: 84 Gradini, di e con Giuseppe Mortelliti
Premio del Pubblico: Zitti zitti – Actores Alidos
Miglior Attrice: Claudia Gusmano – Taddrarite, Accura Teatro
Miglior Attore: Silvio Barberio – Groppi d’amore nella Scuraglia
Premio Spirito Fringe: The Chase – Pinch of Salt Theatre (UK)
Premio Gaiaitalia.com: Lamagara – Confine Incerto
Premio Periodico Italiano Magazine: NO. Una giostra sui limiti dei limiti imposti – Collettivo Controcanto
Menzione Speciale Giovane Talento: Daniele Fedeli – Orlando Bodlero, Innamorati Erranti

Da un vincitore all’altro

A brevissimo tempo dalla proclamazione del vincitore del Fringe Festival, con Taddrarite, un’altra compagnia siciliana registra un nuovo importante successo: Vucciria Teatro: vincitori del Roma Fringe 2013, hanno vinto il San Diego International Fringe Festival (California) con “Io Mai Niente con Nessuno avevo fatto” si è aggiudicato anche la vittoria al San Diego International Fringe Festival (California), affermando il teatro italiano negli Stati Uniti.
"Io, mai niente con nessuno avevo fatto” è la storia di Giovanni, incarnazione dell’ingenuità e della passione allo stato puro, dell’innocenza che supera tutte le barriere della conoscenza e dell’ignoranza: un pezzo unico di anima che dice tutto quello che pensa, che crede a tutto quello che gli viene detto. Giovanni è la forza e il coraggio di chi non riesce a vedere il mondo se non come uno spartito di note da danzare. L’istinto alla vita, alla sopravvivenza. Oltre la malattia. Oltre il male.
Sicilia anni ‘80, omosessualità, malattia, violenza, morte sono lo spunto per raccontare e suscitare emozioni, superando i contesti e le categorie, ma allo stesso tempo focalizzando l’attenzione su tematiche umane e sociali quanto mai presenti e scottanti.
Nel 2015 sui palchi internazionali del Fringe sarà Accura Teatro a portare Taddrarite (Regia di Luana Rondinelli con Claudia Gusmano, Luana Rondinelli, anna Clara Giampino) sulle scene e a rappresentare il teatro indipendente nel mondo

Cos’è il Fringe
Il Roma Fringe Festival si svolge senza fondi, con il supporto di una rete di associazioni, teatri, professionisti e realtà romane che prestano il loro lavoro per lo sviluppo del teatro indipendente italiano: Associazione Nero Artifex, La Cattiva Strada, Teatro Studio Uno, Teatro Trastevere, Byron Bay e altri.

Per info: www.romafringefestival.it - www.facebook.com/RomaFringe
 

Taddrarite@Fringe Festival – Donne fuori dall’ombra

Taddrarite, ultimo dei quattro semini finalisti del Fringe Festival, è un’opera tragicomica e intelligente, che racconta la vita di tre sorelle siciliane alle prese con il funerale del marito di una di loro e, soprattutto, con il proprio personale rapporto con gli uomini. Nella notte di veglia della bara, le tre condividono diverse confessioni amare sulla propria vita matrimoniale e sul proprio rapporto coi figli, condite da elementi comici e spunti di riflessione sociale sul ruolo della donna nella cultura siciliana, ma non solo in quella.

Taddrarite, che vince il Fringe Festival 2014 fra gli applausi giustamente tributatigli, è un’opera di ironica analisi sociale: le tre sorelle vogliono incarnare quelle donne ancora vittime di una società siciliana (ma per estensione, nazionale) arretrata, maschilista e un po’ brutale che le relega ad un ruolo marginale e azzittito (“siamo donne nell’ombra” e “più nere del nero di seppia”). Una delle tre ha perso il marito ma non ne è affatto dispiaciuta,la maggiore è rassegnata a dividere il marito con un’altra, la terza preferisce farsi viziare e vivere nel lusso pur di dimenticare le botte subite. A loro modo le tre vivono in una società piena di chiacchiericci dove occorre salvare le apparenze, far finta di niente, dimostrarsi sempre superiori o mascherare l’infelicità e la solitudine, oltre ai soprusi compiuti dal maschio padre-padrone, autoritario ma anche molto, molto ingenuo.

L’opera, nonostante i diversi e spassosissimi spunti comici cui si presta, rientra nel più ampio genere di piéce che in qualche modo denuncia e condanna la piaga della violenza sulle donne, ma a differenza di molte di queste in “Taddrarite” le donne pur restando “vittima”, non rinunciano ad un personale atto di rivincita contro l’uomo violento, sopraffattore o dimèntico di loro. E soprattutto il tema della violenza sulla donna non è l’unico argomento: la rappresentazione non ruota soltanto intorno al male subito, quanto piuttosto intorno al rapporto uomo-donna, al tema della dignità negata, e sugli altrettanto difficili rapporti con sorelle e figli. La bara dell’uomo morto, e lo scarso rispetto che la vedova dimostra nei suoi confronti è proprio l’emblema di una donna arrivata al punto di svolta, pronta a fregarsene delle apparenze che la vorrebbero in lacrime e disperata. Durante la notte, tutte e tre si confideranno debolezze e cercheranno spunti di rivalsa, trovandole in primis nell’affetto filiale (superiore a tutto, anche ai soprusi) e di riflesso, nel conforto reciproco e collaborativo fra sorelle.
Un testo davvero divertente e intelligente quello di Luana Rondinelli (che interpreta una delle due sorelle) che però finalmente ci disegna ritratti di donna non del tutto sconfitte, ma combattive, in un certo senso sprezzanti (almeno una su tre) o comunque convinte che nella solidarietà femminile ci sia la chiave della rivalsa anche in una società rappresentata come retrograda.

“Taddrarite”ha dunque sorpreso il pubblico del Fringe anche per due grandi pregi: innanzitutto l’uso del dialetto che conferisce un certo realismo “mistico” e tutto paesano, un punto di forza sicuro a cui affidare la battuta comica. In secondo luogo, è da lodare la bella prova recitativa delle tre attrici tra le quali c’è una buona intesa, non c’è sopraffazione recitativa quanto piuttosto un buon coordinamento ed una sincronia nei passaggi comici (grazie ad una attenta regia), mentre i momenti riflessivi sono affidati a monologhi cui la regia conferisce uguale dignità. Divertenti gli scambi fra le tre sorelle, veloci e spesso all’unisono nelle scene corali: la recitazione poi è sempre attenta a dosare bene le pause.

Spicca fra le tre, Claudia Gusmano, che vincerà il premio Fringe per la migliore attrice: pur essendo piccola e fragile nella figura, lontana dall’archetipo di donna siciliana imponente e formosa, è lei l’incarnazione della rivalsa: l’impostazione tutta sarcastica della sua recitazione, l’inserimento di grida e balli liberatori e l’aria un po’ sprezzante sono l’elemento straniante e di forza di tutta l’opera: è lei quella che grida, che non maschera il dolore e che mette in bella mostra il proprio cinismo, senza sentirsi minimamente in colpa. Un piglio tutto siciliano che ha conquistato il pubblico del Fringe e speriamo di tanti altri palchi, sempre più prestigiosi, magari dello stesso Fringe di Orlando cui lo spettacolo parteciperà in rappresentanza italiana.
 

FESTIVAL DI SPOLETO: il calendario dell'evento

È in corso a Spoleto, il Festival dei Due Mondi. Il tradizionale appuntamento che la città riserva a tutti gli amanti del teatro, della danza con 17 giorni di opere, concerti, balletti, recital, pièce teatrali, insieme a rassegne di cinema, laboratori, convegni, incontri, premi, concorsi, eventi speciali, con uno sguardo attento anche all'arte contemporanea.

Il festival si chiuderà ufficialmente il 13 luglio ed ha inaugurato con un trittico di tre opere brevi, La mort de Cléopâtre di Berlioz, La dame de Montecarlo di Poulenc, Erwartung di Schönberg, interpretate da Ketevan Kemoklidze, Kathryn Harries e Nadja Michael, con l'Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi diretta da John Axelrod e la regia di Frèdèric Fisbach, e con il dramma di August Strindberg Danza di morte per la regia di Luca Ronconi.
Si concluderà con il Concerto Finale "Il musical americano degli anni Quaranta e Cinquanta", una serata dedicata ai più celebri musical di Richard Rodgers e Oscar Hammerstein e di Frederick Loewe e Alan Jay Lerner, con il soprano June Anderson e il baritono Paulo Szot, diretti da Wayne Marshall e con l'Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI.

Molte le presenza internazionali:
Robert Wilson, Tim Robbins, Gerard Depardieu, Isabelle Huppert, Anouk Aimée, il Berliner Ensemble, Christoph Marthaler, Leonard Eto; per la grande danza il San Francisco Ballet e la Paul Taylor Dance Company; dalla scena italiana, le due grandi interpreti Adriana Asti e Franca Valeri, e fra gli altri, Luca Barbareschi, Paolo Graziosi, Marina Confalone, Micaela Esdra, Giovanni Crippa, i registi Paolo Magelli, Giancarlo Sepe, Walter Pagliaro; per la musica Andrea Griminelli, Edoardo Bennato, la Banda Musicale dell’Arma dei Carabinieri, Riccardo Muti,Piero Tosi, Corrado Augias, Giovanni Villa, Ernesto Galli della Loggia, Massimo Bernardini, Paolo Mieli, Achille Bonito Oliva.

Il Festival di Spoleto ha il sostegno del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo,Regione Umbria, Provincia di Perugia, Città di Spoleto, Camera di Commercio di Perugia e di fondazioni private Fondazione Cassa di Risparmio di Spoleto e Fondazione Carla Fendi, degli Istituti bancari - Intesa Sanpaolo, Casse di Risparmio dell’Umbria, Banca Popolare di Spoleto e grazie a partnership e sponsorship con Eni, Monini, Mercedes - Benz Italia.
Alle numerose promozioni già attive sull'acquisto dei biglietti, si aggiunge un regalo speciale di 5000 biglietti al prezzo di 1 € che il Festival di Spoleto metterà a disposizione di un pubblico meno favorito in questo tempo di crisi.
 

KEYS TO ROME: Roma celebra il bimillenario di Augusto: ANTEPRIMA

Nel grande progetto che vede Roma, dal marzo scorso con varie iniziative festeggiare il bi millenario della morte di Augusto, sarà inaugurata il 23 settembre a Roma, nelle sale del Museo dei Fori Imperiali nei Mercati di Traiano, "Le chiavi di Roma, la città di Augusto". La straordinarietà dell’evento, che dopo quattro anni di studio ha preso forma, è un ampio progetto che vede la mostra in contemporanea in quattro luoghi di grande fascino e grazie all’integrazione di diverse applicazioni tecnologiche, aprirà uno sguardo sul museo del futuro.

Keys To Rome. Le chiavi di Roma” è un evento organizzato dalla più grande rete di eccellenza europea sui Musei Virtuali, V-MUST, coordinata dal Consiglio Nazionale delle Ricerche. Quattro città forniranno quattro prospettive diverse sulla cultura romana: il cuore di Roma, con il Museo dei Fori Imperiali; Alessandria d’Egitto, nelle splendide sale della Biblioteca Alessandrina; Amsterdam presso l’innovativo Museo Allard Pierson e, infine, Sarajevo all’interno della storica biblioteca, sede del municipio, da poco restaurata. Le quattro locations, che simboleggiano i “quattro angoli” del mondo romano, sono alla base dell’idea della mostra europea e saranno un’occasione senza precedenti per guardare all’Impero da punti di osservazione storici, geografici, culturali e umani molto diversi.
 

PER I CAPELLI@Fringe Festival: una coppia in crisi

Prima di accomodarsi a vedere "Per i capelli", al Fringe Festival di Roma in questi giorni, gli spettatori sono invitati a prendere due o tre palline colorate da una cesta all'ingresso. Saranno le bombe da usare in una guerra tra attori e pubblico, rispettivamente dimensione privata e mondo esterno. Solo le bombe sembrano infatti capaci di intaccare momentaneamente la condizione di isolamento autoreferenziale della coppia protagonista, tutta impegnata nel corso della rappresentazione ad esprimere il proprio disagio interno, ma soprattutto la mancanza di volontà di rapporto con quanto è al di fuori da essa, nonostante l'insofferenza nella relazione.

Al bordo del palco fa da cornice una porta, a delineare il confine privato-pubblico, mentre sul retro due cuscini in alto compongono il letto. Lui e Lei si muovono per lo più sopra una sorta di piedistallo, ognuno il proprio. Dal piedistallo del proprio Io, ben intenzionati a non scenderne, mettono in scena ognuno le sue personali nevrosi ed ossessioni, in una querelle ininterrotta che fa ridere e sorridere, pur generando una riflessione su modalità tipiche della relazione umana.
Il battibecco nasce da una motivazione banale: "La tartaruga e la lumaca sono o non sono la stessa cosa?". È lo spunto che dà avvio ad un recriminare su questioni del passato, sugli anni di rapporto vissuti e sulle incomprensioni ed insoddisfazioni sempre patite. Tutto risulta essere infine nient'altro che una questione di diversa tempistica: "Io e te non si ha mai caldo e freddo nello stesso momento". Il dialogo è interdetto poiché ognuno vive nel suo tempo.

I due personaggio, Lui e Lei, sono minimamente caratterizzati, ma divengono più che altro simbolo di una condizione generale, di esseri che, intrappolati nelle proprie abitudini, non riescono a dare un senso alla loro esistenza. Fortissimo il senso di isolamento. C'è curiosità per quanto avviene fuori, ma non voglia di partecipazione. Si sa che fuori si sta combattendo, ci sono altre individualità che "vincono, perdono, mangiano, bevono, ridono". Perché lo fanno? " Per passare la vita!"

Morena Rastelli e Gabriele Guerra coinvolgono lo spettatore in una battaglia nella quale voci e corpo sono gli unici strumenti, accompagnati solo da alcuni rumori della guerra che si combatte di fuori, strumenti utilizzati magistralmente ad esprimere un crescendo emozionale che giunge ai limiti del parossismo, per essere infine sciolto dall'allegra catartica guerra di palline colorate.
 

A CUORE APERTO@Fringe Festival questo amore che ci fa impallidire

Al Fringe Festival di martedì 1 luglio è andato in scena “A cuore aperto” scritto e diretto da Patrizio Cigliano, lo spettacolo è alla sua 12° edizione in 10 anni, andato in scena per più di 300 repliche, ha avuto oltre 7000 spettatori, ed è in replica il 3 luglio sempre al Fringe.

Un curriculum, per dirla banalmente, che non ha bisogno di troppe presentazioni, il tema è quello classico che fa girare il mondo: l’Amore, un argomento che non avrebbe bisogno di troppe spiegazioni, ma di cui si ha sempre bisogno quando si corre dietro alle storie d’amore, quelle letterarie, quelle cinematografiche, quelle musicali, e quelle nostre che ci hanno fatto palpitare, che ci hanno ridotto a brandelli e che stiamo ancora aspettando.

Sul palco un materassino che lo riveste, con ai lati due secchi, una tinozza e una caraffa di alluminio che parlano di un altro secolo, Giorgia Palmucci e Cristiano Priori, due giovani attori si muovono in questo spazio impersonando una coppia che ha alle spalle 60 anni di vita insieme.
Ricordando il primo incontro e poi la loro prima volta, i ricordi, come spesso accade non corrispondono, ma non importa perché il ricordo è personale e nelle diversità c’è il margine di gioco e di commozione.
Nei secchi c’è l’acqua con cui si spruzzano le mele da sgranocchiare o da tagliare con maestria, e nei loro occhi scorgiamo l’amore per l’amore e la cura verso l’altro.

Ci sono dei momenti in cui la piece ci tocca, momenti in cui rammenta la celebre poesia “Questo amore” di Jacques Prevert, con tutte le sfaccettature di una vita in comune che rivorresti indietro e se l’avessi poi indietro probabilmente rifaresti tutto, o quasi, alla stessa maniera.
Un’operazione nobile e audace, a tratti un po’ acerba nel suo insieme, ma sicuramente quando si parla d’amore, si compie un lavoro che non finisce mai, e che cambia di volta in volta anche negli occhi e nel cuore di chi guarda e ascolta.
La musica è morbida, dura, d’effetto e giusta, accompagna la coppia nei ricordi, nei giochi e non li lascia soli nel viaggio del tempo che compiono a ritroso.
Un’attenzione ai giovani attori che rappresentando due vecchi signori: lo hanno saputo fare con leggerezza e ironia, e nell'amarsi ci hanno colpito con il loro grande amore che hanno saputo conservare, e per citare ancora il grande Prevert direi: “questo amore che li faceva impallidire”.
 

I LEONI NON SI ABBRACCIANO@Fringe Festival: leoni per una notte

L'incontro e il racconto di due ragazzi, amici per una notte, è l'espediente narrativo de “I leoni non si abbracciano”, spettacolo di Stella Saccà, presentato al Fringe Festival per la regia di Paolo Floris e Daniele Mariani (nel ruolo anche di attori insieme a Fabrizio Colica).

Mentre il pubblico prende posto, un uomo (Paolo Floris) sdraiato sul palco si rigira tra cartacce sparse, poi siede su una panca di legno, unico elemento della scenografia. Introdotto da un arpeggio di chitarra eseguito dal vivo, entra in scena Buff (Daniele Mariani). Più che di due personaggi, si tratta di tipi umani: il perdente e l'indifferente.

Un confronto tra stili di esistenza che non trova soluzione né evoluzione, ma solo un rapido punto di contatto nell'abbraccio più volte cercato da Buff e negato da Leo: i leoni non si abbracciano. Alla coppia si aggiunge, per un breve episodio, il vincente (Fabrizio Colica), controcanto di Buff, beffardo provocatore ed esempio inafferrabile di una strategia di esistenza che non potrà mai appartenere ai due protagonisti.

Lo spettacolo procede lentamente, vivacizzato a tratti da una recitazione ispirata, ma nel complesso poco incisivo. La ripetizione ossessiva dei gesti, l'assenza di una solida struttura narrativa, la tipizzazione dei caratteri non si armonizzano in un'atmosfera surreale. Restano elementi sparsi, difficili da ricomporre efficacemente in un'ora di spettacolo.
Lunghe pause e silenzi rendono lo spettacolo poco godibile nella tradizionale fruizione teatrale; forse più vicina a una performance artistica, la rappresentazione non sostiene il ritmo narrativo e si sviluppa a intermittenza, tra guizzi espressivi e attese insoddisfatte.
 
seguici su Facebook
seguici su Linkedin
seguici su Google +
seguici su Pinterest
seguici su Twitter