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Ansa ore 15,12: Cervello: grattarsi “spegne” i neuroni. Svelato il meccanismo con cui si elimina il prurito.

In un solo giorno è possibile provare miriadi di esperienze sensoriali. Vedere fare sentire cose che in un anno mai.

Si può assistere increduli alla messa a tacere di un’amica chiacchierona e ci si può sentire immensamente frustrati dall’incapacità di comunicare. Di solito siamo abituati a pensare che con un po’ di inglese possiamo arrivare dappertutto, ma quando una signora austriaca della Carinzia ti domanda con un sorrisetto spaurito qualcosa che suona come (provo a citare più o meno testualmente) “frouten”, senza riuscire a farti intuire di più nemmeno sfogliando una inutile guida (di quelle con i monumenti prima e dopo) e non trovando quello che cerca, ci si sente decisamente impotenti. Fortunatamente la fantasia dei tour leader che scorrazzano gruppi per Roma è limitata e se ti trovi in un certo punto di via del Corso puoi sperare che il monumento di riferimento sia il Pantheon o Fontana di Trevi. Non so se avete presente la gestualità di “fontana che zampilla”. Beh, nemmeno io, fino a ieri. Sicchè alla fine si scorta la signora alla fontana, la si lascia al suo destino, non senza che questa abbia tentano vanamente di chiacchierare circa Gesù e la Pasqua con la suddetta amica ciarliera annichilita dalla conversazione (o dall’impossibilità di).

Ci si può poi ritrovare proiettati in una stanza disegnata a matita in tre versioni differenti e ascoltare come la si fa, le storie sulla prospettiva e i proiettori. Oppure si possono osservare con un misto di sublime senso del macabro e sorpresa santini funerari con sempre la stessa faccia su, in numerose identità perite. Si può guardare in alto soddisfatti un affresco in movimento, con le nuvole arieggiate dal vento e i putti che sgambettano felici. Si possono visitare tanti luoghi di passaggio sparsi nel mondo o confrontare le proprie fattezze con quelle sempre un po’ sghembe di busti di legno e fiori. Si può veder danzare una figurina sul mondo, riflettere sulla sovrapposizione elettorale, ridacchiare di un pastore assiso sul trono fotografato in mezzo al gregge in un campo di erbacce, ammirare l’idea di un dollaro del valore di zero. Ci si ritrova invidiosi di alcuna immaginazione boschiana condensata su tela, si riempiono di senso figure vuote che disegnano stencil di disturbata e rosea bellezza, si ascoltano rapiti le peripezie folli di un portatore sano di matita, ci si immerge nell’acqua profumata di un vaso di intricati fiori, si accarezza col pensiero il dorso di un levriero catalizzato dai libri, ci si ripete in mente mille volte un titolo particolarmente azzeccato, si trovano assonanze e ricordi nei cassetti socchiusi del cervello, si desidera leggere prime pubblicazioni debordiane in un tavolo con i fluxus, si vede il suono muovere l’acqua blu su un tavolo.

Nella finzione di una giornata puoi arrivare a credere di essere straniera con licenza di fotografare in una giungla pop in cui i militari mimeticamente vestiti e calzati di tutto punto indossano occhiali da sole con montature di acetato bianco. Oppure torni indietro di un decennio, sul pullmann della gita a biondetrecce cantare a squarciagola mentre tenti un servizio fotografico in movimento. Sei sempre tu, con qualche anno in più, parecchio cinismo addosso e più minuti persi al mattino per curare pelle e capelli, ma sei ancora capace di ridere per ogni scemenza, in grado di stupirti per qualche intuizione geniale, annoiata come sempre dalle file e con i piedi lessati dalle scarpe da ginnastica.

Manca solo la patacca di cioccolato sulla maglietta.

Enrica Murru

 

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