Ansa ore 13,51: The Virgins diventano fenomeno di moda. Lanciati dal film The Gossip girl, ora in concerto a Milano.
Le calorie della colomba pasquale sono in agguato in una splendida confezione di cartone lucido, con una foto invitante che ha il solo scopo di presentare il prodotto, producendo l’ovvio effetto di far arrotare la lingua e di far allertare papille gustative sopite da appena dieci minuti. Al momento rappresentano il miglior modo per farci sorridere felici, che nella casa del pianto (altro che muro) son stati giorni difficili
Tutto è iniziato quando ho ingenuamente risposto ad una telefonata notturna. Dall’altro capo del figurato filo telefonico immerso nelle nebbie della primavera romana, una voce rotta di pianto. Sapevo chi era, e sapevo che non avrei potuto fare nulla da chilometri di distanza e senza una macchina con cui avvicinarmi. Ancora non sapevo cosa fosse successo, visto che dall’altra parte qualcuno si limitava a disperarsi senza specificarne il perchè. Dopo minuti di cuore in gola e poco distensive fantasie circa la natura di tanta agonia, già riattivata dopo una lunga serata di lavoro, mi ritrovo a implorare con gli occhi uno sventurato amico presente alla telefonata. L’ignaro cercava di salutare e accomiatarsi mentre l’aguzzina (io) lo teneva sulle spine. Alla fine i due si ritrovano in macchina con un altro occasionale avventore che ubriaco tentava di rispondere ad un fuoco di fila di domande sulla natura della sua relazione amorosa. Dopo circa mezz’ora riesco ad entrare in casa e la scena che trovo è la seguente: una donna lunga e vestita di tutto punto ripiegata su sè stessa in terra. Occhi gonfi di lacrime e stalattiti di mocciolo al naso, che inveisce contro l’ignobile idiota che l’ha ridotta così. Dopo pochi minuti un’altra inquilina rientra trovando la medesima scena con piccole aggiunte. Ora i corpi ripiegati in terra sono due. E anche a lei sfugge la comprensione dell’accaduto per lunghi minuti di suspance. Tre ore (e tre fette di ciambellone al cioccolato) dopo, le tre fanciulle, un po’ meno in lacrime e consolate da sporadiche risate, fra un Almodòvar che prende appunti per il prossimo film e un’infinita serie di drastiche conclusioni, se ne vanno a letto, per nulla sonnolente e attive più che mai. Si scambiano sms e ne ridono da sole sotto alle coperte. La luce filtra dalle serrande e le otto e trenta del mattino sono un luogo ben poco confortevole in cui aspettare Morfeo.
Si scoprirà poi che tutto è iniziato da uno strano minutaggio ricorrente ad ogni controllo dell’ora (il 17 vi dice nulla?). Si scoprirà poi che è facile essere delusi anche quando si hanno poche aspettative. E che è ancora più facile offrire una guancia indifesa a qualcuno che si è sentito ferito e non vede l’ora di vendicarsi. A quel punto svanisce ogni forma di compassione, l’affetto lascia il posto all’ira cieca. La gamma di gesti e frasi che sono capaci di umiliare è immensamente vasta se gli altri si presentano desiderosi di riconciliazione. Così avviene che dopo tanta insistenza qualcuno scenda da casa con fare al contempo scostante e fintamente pietoso, per spiegarvi quelle “due o tre cosette” che avete perso di vista, troppo intenti come eravate a cercare di tenere su una relazione decente. L’astio generato dalla sensazione di essere incompresi accantona mesi di condivisione fagocitando ogni passato beau geste. Un po’ come vedere l’ex di un’amica, che solo 24 ore prima la implorava di tornare sui propri passi e di perdonare errori non proprio sottili, infilare la lingua in bocca di un’altra povera illusa.
Ed è così cocente la comprensione improvvisa che ci sia qualcosa di profondamente sbagliato nell’essere umano, e nelle tortuose vie che dal suo cervello conducono fuori nel mondo, da lasciare schiacciati. Ci si potrà consolare solo con dei cioccolati con dubbi ripieni dolcissimi, con un invito mondano nella profumeria svaligiata pochi giorni prima, con sincere dimostrazioni di amore da parte di una sconosciuta. Ma si sarà sempre un po’ più sole, tristi e chiuse. In fondo quelle due o tre cosette ora le avete capite, anche se non siete certe che sia meglio così.
Enrica Murru























