Ansa ore 13,45: Hong Kong: primo film erotico in 3D. Lo produrrà Stephen Shiu jr.
Scrivo mentre tutti i miei fantasmi guardano, aleggiano sopra la mia testa fra strepiti roboanti. Sono fantasmi capziosi che annullano la mia capacità di giudizio. E arrivano tutti insieme, a investire ogni elemento che compone la mia vita, ogni certezza erroneamente data per scontata, ogni cosmogonia personale. Li evito per settimane o mesi o anni, a seconda dei periodi, e poi spuntano fuori quando meno ne avrei bisogno e minano le fondamenta di ciò che, comunque a malapena, stava insieme.
Stavolta sono scaturiti dalla mia evidente cecità nel riconoscere l’effettivo coinvolgimento sentimentale di un uomo a cui tenevo. Da lì a sentirmi deficitaria il passo è stato breve. Sono approdata a turbe di natura lavorativa, poi a paturnie sul senso di ciò che faccio. In un balzo sono tornata alle elementari, quando schiacciata dalla superiorità di una compagna di classe ho cercato di giocare sporco in maniera goffa e maligna per ributtarla al suo posto. Sono ritornata alle nefandezze commesse, piccole o grandi poco importa. E come mi accade di solito ho dato loro un peso sproporzionato. Sproporzionato perchè non lo do nel momento in cui dovrei e lo esagero successivamente. Finendo poi col ricacciarlo dentro perchè troppo difficile da sostenere. Comincia a sembrare un diabolico gioco dell’oca, in cui, non dico che si torni al punto di partenza, ma comunque indietro di qualche casella. Il caro vecchio criceto che fa cigolare la ruota apparentemente senza soluzione di continuità nè ottenimento.
Qualcuno mi dice che poi il disegno apparirà, che alla base di tutto si cela un significato che col senno di poi sembrerà improvvisamente chiaro, ma sono stufa di aspettare. Qualcun’altro mi dice di non pensarci, di non farne una questione personale, di non rimettermi in discussione e io continuo a pensare, forse con troppa presunzione, che alla fine tutto quello che ci capita non capita a caso, ce lo siamo cercati o nella migliore delle ipotesi, non abbiamo saputo evitarlo. Le persone ci trattano esattamente come gli permettiamo di trattarci, la vita ci prende e ci da quello che meritiamo e nessuno si è accanito con noi. Nè la sorte, nè gli “stronzi”, nè le arpie. Ma nemmeno questo può diventare una giustificazione, altrimenti comincio a indulgere in atteggiamenti di auto-protezione fuori luogo, smettendo di confrontarmi per paura di perdere, arrendendomi in partenza davanti allo specchio delle mie incampacità.
Insomma un banale cane che si morde la coda. E ho continuamente il potere di sopravvalutarmi e pensare che a me certe cose non capitano: io non sono così ciecamente inconsapevole, io so valutarmi, io ho un sincero dialogo con me stessa e la mia autostima mi fa essere lucida. Ma non è così. O magari si. È che poi quando mi metto in discussione sono estrema. Salvo tutto o butto tutto alle ortiche.
Ma soprattutto rischio di cercare facili consolazioni. Che non sono degne di un simile superficiale trattamento e che in ogni caso non faranno che peggiorare la situazione. Ma sul momento mi sembrano istintivamente l’ipotesi migliore. Si fa fatica a tenere insieme i pezzi: prosopopea e timore di non essere abbastanza, impegno e disimpegno, fastidio per gli atteggiamenti altrui e personali aspettative inarrivabili.
Insomma, sono un disastro.
Enrica Murru























