Ansa ore 15,17: Tetris riduce lo stress post truma. Uno studio britannico dimostra che riduce la frequenza dei flashback.
Quanti dei nostri amici ci stimano semplicemente perchè siamo noi, e quanti invece perchè apparentemente siamo mere estensioni del loro essere? Quando possiamo esser certi che l’affetto che susciatiamo è reale e quante volte dobbiamo temere che ci sia tributato solo fintanto che siamo conformi a certe aspettative?
Spesso mi capita di sentire che un mio comportamento non è ritenuto giusto dalle persone che mi circondano, e spesso accade a me di pensare con biasimo a un mio amico. Ma a un certo punto bisogna rendersi conto dellla evidente diversità degli altri e capire che, se anche non agiscono come noi, non per questo sono incondivisibili. Alla fine è forse più importante che ognuno si comporti secondo i propri canoni di giustezza.
È quindi meglio consigliare soluzioni ad hoc, piuttosto che atteggiamenti che si adotterebbero. Gli “io al posto tuo farei” sono intempestivi e anacronistici quanto l’abitino di jersey nero con la decolletè: un’idea buona sempre -e per questo mai- che si darebbe indifferentemente a chiunque si trovi in grave incertezza vestiaria, che vada a un matrimonio o a una cena galante, e ci colga alla sprovvista.
Che poi tutti nella vita ce lo siamo sentiti suggerire almeno una volta (“al posto tuo farei”, non “abito più decolletè”, soprattutto i signori maschi), ma certamente nessuno di noi ha mai pensato fosse uno spunto consono. Nessuno è mai al posto di un altro, e in tal caso non avrebbe la lucidità per seguire il suo stesso consiglio che sulla carta si adattava così bene.
Anche i più insicuri vorrebbero raramente essere proprio qualcun altro. Piuttosto avere quello che gli altri hanno, ma non vestirne i panni pedissequamente dai calzini in su. Io per dire vorrei essere Louise Bourgeois, immortalata magistralmente da Mapplethorpe e icona della scena artistica mondiale, ma magari mi priverei delle esperienze traumatiche che l’hanno resa tale.
Eppure forse tutti prima o poi abbiamo pronunciato l’odiosissima frase, seconda in classifica solo (e a volte immediatamente seguita se non si è dato retta al consiglio) all’odierrimo “te l’avevo detto”.
Eppure dovremmo sapere già che gli altri, essendo appunto questo, Altri, e non noi, non potranno mai comportarsi come noi, perchè se anche lo facessero, non otterrebbero lo stesso effetto. Come quella storia dell’impossibilità di ripetere due volte lo stesso gesto per ognuno di noi. La ripetizione identica non è di qeusto mondo, come non lo è la perfezione, perchè sarebbe un po’ un’estensione dello stesso concetto. Poichè l’uomo per natura è un essere perfettibile, che solo tende, senza arrivare mai, il fatto di provare e riprovare è una sorta di continua evoluzione, che non ci sarebbe se fosse possibile replicare all’infinito la stessa azione (errata, magari). Darwin spiegava bene i continui tentativi casuali del corso delle cose che mutano intere specie premiando i cambiamenti adattivi.
Ma, senza divagare ulteriormente, potrei essere più chiara, ricordando quella compagna di classe che, ammirata dalla mia capacità di copiare durante i test, me ne chiese lumi. E messa in condizioni di porre in essere la banale ma efficace strategia del sedersi su foglietti e bignami per poi all’occorrenza guardare in giù con fare vago si sentì appellare: “Orxxni, cosa hai fra le gambe?”. Non ci riprovò mai più, e me ne volle, per averle dato un così sciocco suggerimento.
Enrica Murru























