“Ritorno sui miei passi… e adesso contali bene.”
A volte abbiamo bisogno del dolore, a volte abbiamo bisogno di avvelenarci di una donna o di un uomo e di tornare a farci male. Non importa che non ci sia mai per noi, che ci abbia fatto male, che abbia abusato di pazienza e speranza.
I Subsonica hanno inciso una canzone che è un chiaro inno a questa situazione, “Veleno”.
Nel ritornello il succo venefico di questo stato emozionale in cui si incappa abbastanza spesso
E’ che non posso sentirmi libero
Dalla tua corda, dal tuo patibolo.
E un’altra volta mi avvicinerò
Alla tua bocca mi avvicinerò
E un’altra volta mi avvelenerò
Del tuo veleno mi avvelenerò.
Lei ci lascia. Ci abbandona e ci dice che non c’è più nulla. Che ci resterà sempre vicino (per carità), che ci vuole bene (può anche essere vero) e la vediamo una settimana dopo felice e contenta per le strade della nostra città e invece di provare rabbia, disgusto e voglia di uscire da quella situazione noi … torniamo a quella bocca, torniamo ad essere degli ottimi pendagli da forca.
Perché!? Perché!? Una volta mi è stato detto che io godo a soffrire, traggo piacere ad avere lo spleen tragico e decadente dell’abbandonato e dell’incompreso. Vero. Forse. A metà. E sono tornato sui miei passi, mi sono ritrovato con una ex sul mio letto. La sua bocca che continuava a dire che tanto non c’era più nulla, che non dovevamo nemmeno provare a fare sesso. La mia persa tra le sue gambe. Di nuovo la sua che si chiudeva nel gemito silenzioso degli occhi chiusi.
Il post è semplice. Si parla di destabilizzazione, di essere solo amici e continua quella sensazione di frattura, di triste allontanamento. Dolce dolore. Che fa sorridere.
Ognuno di noi ha il suo veleno. Ognuno di noi ne beve avido per cercare una fine rapida. Ognuno di noi ci prova. Pochi di noi si assuefanno. Pochissimi trovano l’antidoto.
Cordialmente vostro
Ernest LeBeau























