Di ritorno da una calda estate in giro per strade impolverate e immerso nell’acqua dei tramonti, mi ritrovo a cominciare con voi un nuovo capitolo in cui Ernest non sarà più alle prese soltanto con le donne e con il sesso, ma cercherà di rivivere con chi lo vorrà, il piccolo Zibaldone dei suoi pensieri
Sono tornato in Italia dopo essere stato a Londra e in Provenza per delle vacanze lavoro e tornato nella mia mezza patria, ho avuto una specie di horror vacui dell’anima … un’inquietudine che mi ha colpito a livello cellulare. Non c’era strada, stanza, amico che potesse colmare questo buco enorme che sentivo alla bocca dello stomaco.
Ho deciso di partire all’ultimo momento, verso sud, verso la terra aspra e le voci corrose dei meridionali che con i loro sorrisi hanno sempre qualche parola, di scherno o di piacere, per te.
Dentro la piccola sacca c’erano poche cose: da scrivere, da leggere, da camminare, da fotografare, da ascoltare.
Le pagine sono state veloci – Passeggi tra i filari al tramonto con la terra che chiede compagnia ai tuoi sandali. Ti inchini a raccogliere grappoli di uva grossi e neri e dopo esserti rialzato inizi a mangiarne. Con calma, mentre il cane pacioso ti cammina accanto. Perdi tutto e lo fai in ogni zolla che alzi con la curiosità dei tuoi passi. Resta solo l’uomo che sta in mezzo all’odore del sale sulla buccia del grappolo che stringe in mano-.
La musica era una compagna che lusingava la penna- Monk, Coltrane, la Callas, Nick Drake, Tom Waits, accanto Miles, Pavarotti, Almamegretta. Dubjazzrockpopbluesdrumnbassheavymetalhiphopfrancese. E poi la sera il silenzio del sonno.
Mi si sono rotte le scarpe, i sandali erano minacciosi ad ogni passo, alla fine sugli scogli camminavo scalzo e anche per le stanze, sopra l’erba. Ho sentito di nuovo il rumore della terra sotto la pianta del piede.
Click, click, click era il rumore riprodotto dalla splendida digitale, un occhio che scortava i miei: rocce, angoli, tappeti, sole, mare, particolari. Tutto filtrato, digitalizzato dall’obbiettivo e dalla retina affaticata.
“Elogio dell’ozio”, “Vicolo del tornado”, gli aforismi di Warhol, “Il collegio di Santa Lucia per giovinette allevate dai lupi”, “Il maestro di cerimonie”, “Cronache del Rhum”, Lindqvist, Winslow, Fernando, James. Ho letto le loro voci, ho ascoltato le righe ogni giorno e mi sono riappropriato di un canto silenzioso che dentro si era un po’ assopito. La parola è potenza che esplode nel silenzio.
Tornare per ripartire. Questo era la favola che si raccontava Odisseo. Questa è la lezione che ho imparato a mie spese. Si deve rimescolare l’argilla per creare l’uomo e innamorarsi di esso.
Sono qui. Per voi, per me. Figlio dei vostri commenti, delle vostre storie e dei nostri pensieri. Padre di un nome che ho scelto per essere anche la vostra pagina bianca.
Ernest prende nuove rotte e vi chiede se volete essere della ciurma.
Cordialmente vostro
Ernest























