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Cuori spezzati/Demoni svegliati

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“M’hai spezzato il cuore in due.”“Bùttane, la metà, quella peggiore./ E vivi con quell’altra. Buonanotte” Amleto

Quanti di noi sono stati feriti e piegati, da un cuore in frantumi? Quanti di noi hanno desiderato che qualcuno ci facesse smettere di pregare nel silenzio delle proprie mani?
Il cuore spezzato, deflagrato, deflorato ci accompagna sempre. Ci rende sfiduciati dall’amore, diffidenti, impermeabili alle parole, ai gesti.
Un cuore che si spezza con una persona si può davvero saldare di nuovo? Mi è capitato poche volte. Con due persone al massimo. Ci vuole pazienza e un grande amore per il nome che fa vibrare il nostro cristallo cardiaco fino alla prima crepa. Ci vuole la voglia di non perdere tutto quello che si costruisce con quel nome.
Chi ha il cuore spezzato tende a ritrarsi sempre. A lasciare andare le persone, a non farsi calpestare mai più. Eppure le pene d’amore sono il momento massimo nell’esistenza di ognuno di noi. Più o meno.
Nella frase che ho usato resta l’incerto passo che si dovrebbe compiere con sé stessi. Quello di migliorarsi e stupirsi.
Ragalare dei respiri, una mano, un sogno confusamente tenuto in sospeso non significa essere abbandonati e spesso il rumore sordo di una porta dietro le spalle spezza più di un cuore.
I cuori sono frammenti che si uniscono alla nascita. Frammenti fatti di un materiale plasmabile, malleabile, forse infrangibile. E ogni piccola parte è un dono che spesso non riusciamo a vedere

Cordialmente vostro
Ernest


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