Questa estate ho riflettuto molto su chi mi circondava in modo del tutto inconsapevole, trovandomi davanti a una masnada qualunquista e assolutamente priva di originalità che possiamo comunemente definire Società Moderna.
La massa è informe, brutta e cafona, devo dirlo. Ahimè. In un’intera estate italiana, altro che quella cantata dalla Nannini e da Bennato, non sono riuscito a trovare un solo esemplare maschile o femminile che si potesse reputare “umano”. Quasi tutti subumani o freak che si tacciavano per grandi esempi di modaiola eleganza.
Siamo circondati da fan di Tamarreide, ragazzi oleati alla nausea, che camminano per le vie di grandi città senza maglietta oppure con la stessa attaccata ai pantaloni, giovani che si sentono cool nell’andare con l’infradito ovunque anche nei locali della moda milanese per gli aperitivi, adultescenti obesi che in Puglia mi si paravano con camicie argentate e attillate fino allo sfinimento di asole e bottoni, sopracciglia talmente assottigliate dalle ore di pinzette che si facevano fatica a vedere, cafoneria verbale e gestuale (due diciassettenni si massaggiavano il cavallo in mezzo alla strada senza alcuna preoccupazione), automobili a Roma con subwoofer rimbombanti e finestrini abbassati. E queste sono solo alcune nefandezze a cui ho assistito.
Poi mettiamoci il sesso opposto: stivaletti da cowboy e minigonne inguinali indossate da ragazze cubiche o cilindriche, tette al vento, porno mamme con prole al seguito, risate sguaiate mentre si beve dal collo di una bottiglia …
Tutti vestiti allo stesso modo. Tutti cafoni allo stesso modo. La volgarità è unisex.
Cosa sta accadendo?
Ci stiamo imbarbarendo nuovamente? Non ce ne frega più nulla? Vogliamo semplicemente apparire accondiscendenti alle regole di branco?
Non lo so. Non lo so.
Devo dire che ho passato le mie vacanze inacidendomi in ogni dove, forse sto diventando un vecchio orso che non sopporta più niente e nessuno.
Forse non ho più lo stimolo necessario per giustificare o forse c’è qualcosa che non va nelle teste di tutti.
Il mio ritorno è così, prendetemi come il vecchio Magoo che se si accanisce con i pali della luce pensando che siano giovanotti scapestrati che gli impediscono il passaggio e abbiate pazienza.
Bentrovati.
Cordialmente vostro
Ernest LeBeau























