C’è poco da fare. Quando la mente è altrove è difficile poter realizzare tutto quello che si vorrebbe.
Muoiono le piante, la differenziata risulta sempre più promiscua, il sole fuori sembra sempre lo stesso e si è esclusivamente assorti dal proprio pensiero fisso. E bisogna stare attenti, perché l’orrore è sempre in agguato…
In questo ultimo periodo sono stato praticamente fagocitato da un progetto, o meglio, da un paio di progetti che mi stanno portando via l’anima e farò parte anche di un altro di un caro amico che dovrebbe portare a belle soddisfazioni.
Insomma nel mio delirio stacanovista ho fatto praticamente vita monastica e giustamente alcuni amici si sono impensieriti, tra questi Florence, che mi ha sommerso di messaggi e telefonate, finché non ho ceduto a una serata fuori dai canoni professionali.
Abbiamo passato il tempo a parlare di come andavano le cose, del fatto che comunque non mi facevo vivo da un po’ e abbiamo guardato un vecchio film francese.
Mentre bevevamo dell’ottimo vino rosso, lei si è girata verso di me con fare lascivo, poggiando la sua testa sulle mie gambe e dicendomi che voleva strofinarsi un po’. Il suo «Posso!?» è stato accolto come una sardina da un gatto randagio.
A terra, su quel bellissimo tappeto persiano, abbiamo cominciato la nostra danza come dei Dervishi sotto acido.
Il guaio è arrivato nel momento in cui mi si è completamente aperta la mente. Uno dei problemi annosi di quei giorni trovava la sua soluzione in quel momento così libero da ogni razionalità. In quel preciso istante in cui lei si contorceva e io mi ritraevo, felice come un bambino che avesse trovato il modo per finire prima i compiti, tutto era chiaro!
Fissando il vuoto con il sorriso ebete non ho proprio visto arrivare lo schiaffo di Florence, che inveiva contro di me, per essermi fermato “sul più bello”.
Cercavo in qualche modo di scusarmi, lei un po’ rabbonita anche a seguito della sua reazione forse eccessiva, mi bacia e mi dice di ricominciare … ma io… io … niente. Avevo la soluzione dovevo tornare a lavorarci su!
A quel punto mi è saltato in mente di dire, scemo, «Scusa ma non mi va più».
Florence l’ha presa molto bene. Avete presente un camionista croato arrivato alla frontiera dopo 65 ore di viaggio e che si sente dire che non può passare e deve tornare indietro … ecco quello era solo l’inizio.
Cordialmente vostro
Ernest LeBeau























