Diciamoci la verità: quando siamo noi a lasciare, i rapporti con l’ex sono sempre molto sereni e anzi cerchiamo di capirlo, di capirci, di aiutarlo, di aiutarci. Quando veniamo mollati non ce ne frega un beneamato piffero di quello che potrebbe succedere all’altro e di quello che è stato il rapporto avuto con lui.
È una cosa naturale (?) la prima fase che si vive da mollati. È quella del rifugio in sé stessi, dell’esclusione totale di qualsiasi pensiero che possa riportare al fatidico momento in cui è stata emessa la sentenza di morte amorosa, c’è la cancellazione di orsi, orsetti, pidocchi rosa e oggetti reminescenti. Dopo questa fase, c’è la ripresa: nuove facce, nuovi amici, uscite, un po’ di sbando, che non fa mai male, e il bivio. Ovvero la si da a chi capita, la si tiene stretta come la tana di una pulce ballerina in stato di costipazione settimanale.
Se capita di incrociare la prima tipologia, direte voi, va di lusso! No! Perché la prima tipologia potrebbe: a) mettersi a piangere prima che voi abbiate modo di cominciare l’atto vero e proprio b) mettersi a piangere mentre siete nel Very Much del momento c) mettersi a piangere alla fine di tutto parlandovi di come sia stato traumatico e lasciandosi andare al flusso di coscienza sul rapporto con l’ex d)vedi a-b-c- tutto insieme.
Ecco quindi che si sfata un certo tipo di mito, perché la seconda “specie” (quella della pulce etc etc), una volta che sarà con voi e che si ritrarrà, cercherà di evitare qualsiasi contatto e lusinga, avrà un momento di pura folgorazione (dicono alcuni monaci tibetani del nord est di Chalapuwuiiiia che si possano vedere delle piccole fiamme azzurre nella retina di queste donne nel momento epifanico) e si schianterà contro di voi come un meteorite con la terra, causando l’estinzione di milioni di miliardi di possibili futuri eredi.
Morale della favola? Boh! Non so …
Cordialmente vostro
Ernest LeBeau























