Chi sono io? Cerco di dirvelo in poche parole...
Mi chiamo Ernest. Sono poco più che trentenne e per lignaggio, per fortuna o per culo, sono ricco. Ricco sfondato. Sfacciatamente ricco, nobile e genia unica (ma non datemi del “viziato figlio di papà” o potrei perdere davvero le staffe). Riesco soltanto a girare il mondo e l’Italia per curare vari affari della mia famiglia e soprattutto tanti miei “affari”. Che lavoro faccio? Se ve lo dicessi riuscireste a “individuarmi”, alla fin fine sono un volto noto dell’ambiente perbene internazionale e non mi va che mi si dia un volto.
Vi basti sapere che oltre a gestire capitali, porto avanti i miei personalissimi interessi in campo musicale, teatrale, cinematografico e soprattutto del vivere. Adoro scrivere e qui troverete tante mie storie reali, (lo dico perché saranno fatti nomi e cognomi, date indicazioni geografiche e personali) da cui ho tratto spunto per congetture, prese di coscienza, demolizioni e ricostruzioni dell’animo, facezie e pianti. Scriverò di mostri emotivamente frigidi e di altri fagocitanti libertà e cuori. Parlerò dei mostri degli altri e dei miei, ci confronteremo? Chissà! Ah, volete altro su di me? Buongustai.
Sono scapestrato. Almeno così dice la mia famiglia. Sono un così detto viveur, un dandy forse? Per dirla più popolarmente “un gran figlio di puttana”… nel senso rispettoso per mia madre e in quello folkloristico dell’accezione comune.
Mi piace la donna. Mi piace il suo sesso. Mi piace il sesso e tutto quello che riesce a dare gusto alla mia mente. Sono dicotomico e contraddittorio.
Vi sembro un maschilista privo di morale, gentili fanciulle affacciate allo schermo con i vostri seni sulla scrivania? No, affatto. Provo un rispetto profondo per le ferite che mi avete inferto e che mi infliggerete, provo un sensazionale amore per le vostri menti, per i vostri pensieri, per la delicatezza d’animo e i dolori che vi appartengono.
Io, donne, vi amo… e se qualche volta sono stato egotico e freddo, perdonatemi, perché per me L’Importanza di Chiamarsi Ernest sta nel vivermi, ‘chè “la vita è una”... e meno male!























