"Se ne vanno via i migliori” recita l’adagio… o i peggiori?
Insomma su Alex se ne sono dette di cotte e di crude, e io che oramai ho imparato a conoscerlo mi sono ritrovato con la mascella sotto le ginocchia quando mi ha detto “Sai, mi sposo”.
La mia prima reazione è stata mandarlo elegantemente a quel paese, ma lui continuava a ripetermi che era vero, e io di nuovo a indicargli la via da seguire, e lui a dirmi delle pubblicazioni, e io con la mazza chiodata delle crociate e lui che mi consegnava l’invito, io con l’ascia e lui raddoppia.
Insomma alla fine era tutto vero, tutto assolutamente reale.
Uscito dallo shock della presa di coscienza, ho subito abbracciato quel vecchio birbante, protagonista di avventure torinesi (ne abbiamo accennato in un vecchio scritto) al limite del dicibile e gli ho chiesto se fosse davvero convinto. Lui incallito fariniello, doppiogiochista sentimentale, (Allora!? –voce fuori campo-) ehmmm insomma un dongiovanni, cosa stava combinando?
Quando mi ha detto di sì con il suo sorriso migliore, davvero felice, con l’occhietto un po’ ebete, mi sono commosso.
Il fatto credo, sia che non riusciamo ad accettare che qualcuno “se ne vada”, che si possa metaforicamente allontanare dalla sicura immagine a cui noi siamo abituati. Chi si sposa sembra perdere ogni speranza di poter vedere realizzati i sogni nel cassetto e le follie che si possono attuare nel futuro suo prossimo.
E ne ho parlato con il vecchio Alex dei miei pensieri, ma lui mi ha rassicurato dicendomi : “Qui non c’è da stare preoccupati, ma solo sollevati, perché quando hai una persona così incredibile accanto, l’unica cosa da fare è diventare migliori e fare pazzie (per e ) con lei”.
Ipse dixit e la lacrimuccia mi è scesa giù sul gilet…
Cordialmente vostro (e tanti auguri agli sposi)
Ernest LeBeau























