Il filo sottile che lega gli ideali dell’uomo alla vita, alla sua esperienza più matura, si trasforma davanti al successo, al potere. Una storia che non perderà mai la sua impressionante contemporaneità. Dal libro capolavoro di Luciano Bianciardi, una delle perle più riuscite del nostro cinema.
“La vita agra” è un film sull’anarchia, quella vera. Quella di chi come Luciano entra in una Milano infuocata dove, tra tumulti e sommosse, si appresta ad oltrepassare la porta del nuovo capitalismo all’italiana, il boom economico aveva solo iniziato a muovere i suoi primi passi. Luciano vuole raggiungere il suo scopo, entrare nel gigante industrializzato e ministeriale, rappresentato dall’ imponenza dal colosso , il Pirellone, salire fino al cuore dell’edificio e farlo saltare in aria piazzando del tritolo, per distruggere una volta per tutte il nuovo cancro della società italiana: il consumismo di massa.
“La vita agra” non è un film sull’anarchia, è si, perché proprio Luciano alla fine ci entra in quel palazzone, all’inizio con intenzioni dinamitarde, ma verrà anch’egli risucchiato nell’aspirale di quello stesso meccanismo che aveva così aspramente odiato e rifiutato..Dopo vari tentativi di imitare proprio i suoi nemici, inventandosi jingle e frasi accattivanti per spot pubblicitari, con un colpo di genio verrà proprio assunto nei piani alti del palazzo, divenendo egli stesso il nuovo legislatore della società del consumo.
Nel 1962 lo scrittore toscano Luciano Bianciardi scrive questo racconto, che solo qualche anno più tardi verrà riadattato per il grande schermo da due penne formidabili come quelle di Luciano Vincenzoni e Sergio Amidei, che ne ristrutturano la logicità del testo, consegnandolo nelle mani del regista Carlo Lizzani.
La storia come inizia dal epilogo, quando Luciano (Ugo Tognazzi) saluta per l’ultima volta Anna (Giovanna Ralli) salita sul treno che la portava via da un anno fatto di lotte politiche, incontri d’amore clandestini e soprattutto la ricerca di una rivalsa sociale da parte di un proletariato che francamente entrambi in fondo non rappresentavano. E’ lo stesso Luciano che poi rivolgendosi alla macchina da presa ripercorre quell’ultimo anno, partendo proprio dall’incontro con Anna, conosciuto per caso durante i violenti scontri di piazza che caratterizzavano la Milano di inizi anni sessanta.I due uniti dall’ideale rivoluzionario, cominciano a percorrere la stessa strada. Luciano che era arrivato a Milano da una piccolo paese di provincia, aveva lasciato la moglie ed un amico fidato, con la promessa di colpire al cuore il nemico. Il suo progetto era quello di caricare la base del “Pirellone” con del tritolo. Il palazzone che sovrastava la metropoli, il grande covo del nemico. Luciano e Anna iniziano così la loro storia divisa tra l’impossibilità di amarsi pienamente e il quotidiano fatto di battaglie, di stenti e di rivalse sociali. I primi lavori di Luciano, laborioso e preparato idealista, risulteranno vani, poveri senza un futuro senza uno sbocco certo. Conia a passare ogni giorno sotto quel mastodontico edifico, fin quando non ci entra e capisce che forse quel mondo che avrebbe dovuto combattere da spia infiltrata è proprio il suo. Nonostante i numerosi insuccessi come ideatore pubblicitario, e le fatiche di mandare avanti quella sua vita complessa, snocciolata tra la dolce Anna, la moglie, i suoi ideali ed il compagno d’armi al paese, Luciano trova la svolta quando inventa la nuova formula per una crema, è fatta, il nostro eroe diventa uno dei dirigenti della sua grande Società nemica. Ma quello non sarà tutto, infatti Anna, rimasta ad aspettarlo troppo tempo fuggirà via per sempre. Da molti criticato e visto come il grande capolavoro incompleto di Carlo Lizzani, La vita agra, assume certamente connotati epici, se considerato come un film di denuncia politico sociale. Luciano è contro il nemico capitalista, ma poi è bravo a sfruttare quel sistema per renderselo amico, e capisce ben presto che il vero male stava proprio in basso, nella passività della gente che cominciava a divinizzare l’apparenza del marchio.
Emblematica la sequenza dell’uscita domenicale in automobile di Luciano ed Anna, quando lui rimasto bloccato nel traffico da stadio sussurra criticamente: “com’è aumentata la media degli uomini medi, c’è il trionfo del medio”. Luciano diviene cosi il fautore della persuasione di massa, il marketing era appena cominciato. Il film di Lizzani non fa altro che collocarsi nel pieno della questione “contraddittoria” che ha caratterizzato la maggior parte dei lavori del cinema del cosiddetto impegno politico civile. Un uomo i suoi ferrati ideali, si rovesciano del tutto andando a storpiarli nell’ottica di una pura incoerenza. Luciano però non resta turbato da questo cambiamento anzi, continua la sua predica, ma comincia a farlo in mezzo alla gente comune, ma ne resta deluso.
La vera grandezza del film di Carlo Lizzani, sta proprio nel saper evidenziare come il pensiero liberare ed individualista prevarichi sempre, anche quando gli ideali di socialità e di ribellione apparentemente sono messi davanti. Parte integrante del lavoro lo si ritrova certamente nei due attori. Ugo Tognazzi, che entrava ormai nel ruolo del divo nazionale, nell’interpretare Luciano, ci mostra tutta la rassegnazione e la delusione del protagonista, che smette di credere nel popolo, nella sua gente. Natura diversa per Giovanna Ralli, accompagnata dal una bellezza senza tempo. Una piccola porta che le avrebbe spalancato il mondo della commedia all’italiana, con parti troppo spesso purtroppo da mera comprimaria. Infine ci piace sottolineare la comparsa goliardica di un giovanissimo Enzo Jannacci. La storia di Luciano è la storia di molti italiani che hanno saputo approfittare del momento di vacca grassa del Belpaese, oggi invece da precari, usciremo sempre e comunque sconfitti.
Di Camillo Leone
Del 09/12/2008
Voto: 9
Titolo originale: La vita agra
Anno: 1964
Genere: Drammatico
Durata: 101 min.
Cast: Ugo Tognazzi, Giovanna Ralli, Rossana Martini, Gianpiero Alberini, Enzo Jannacci.























