Estasi di un delitto non è tra i film più conosciuti di Luis Buñuel ma è certamente uno tra i più curiosi e ironici che lo spagnolo abbia realizzato. Fa parte del filone meno impegnato e più commerciale a cui il regista si dedicò tra la fine degli anni ’40 e l’inizio degli anni ’50 in Messico. Il film è tratto dall’omonimo romanzo di Rodolfo Usigli, venne girato nel 1955 ma arrivò nelle sale italiane solo nove anni dopo.
Archibaldo De La Cruz (interpretato da Ernesto Alonso e chiamato Alessandro nella versione italiana) è il giovane e viziato rampollo di una ricca famiglia messicana ai tempi della rivoluzione. Una sera la sua istitutrice gli racconta, prendendo spunto dal carillon che la mamma ha portato al ragazzo per tenerlo buono, la storia di un carillon magico che porta la morte. Pochi minuti dopo in strada scoppiano dei tumulti e la giovane viene uccisa da un proiettile vagante. Inizia cosi la storia dell’ossessivo rapporto di Archibaldo con i propri impulsi nascosti, le donne e questo innocente carillon che gli viene sottratto durante la rivoluzione ma che torna nelle sue mani, casualmente, in età adulta.
Il film è costruito su una serie di flash back di un Archibaldo adulto che tenta di confessare alla polizia la sua insana esistenza di serial killer incompiuto. Il senso di colpa della morale cattolica gli impone di ammettere le proprie terribili colpe e farsi punire per esse. Progetta omicidi terribili mentre cerca la donna perfetta, quella che potrebbe tirare fuori e rendere stabili le sue ottime qualità di uomo, di borghese e di cattolico. Ma ogni volta che ne corteggia una, per un motivo o per l’altro, finisce con l’organizzarne l’omicidio. Puntualmente le signore in questione muoiono, a parte la giovane e solare Lavinia (Miroslava Stern), ma mai una volta che sia riuscito a ucciderle lui.
Buñuel con questa pellicola è riuscito, senza complicate metafore, a costruire una brillante allegoria della frustrazione figlia dell’inesorabile moralità cattolica. Archibaldo è un uomo ricco, composto e a modo, appassionato di ceramiche, elegante ed istruito. Ma in fondo al suo stomaco si agitano sensazioni che farebbero di lui un assassino sanguinario come Barbablù, se solo la sfortuna smettesse di mettergli i bastoni tra le ruote. Uno humour nero affascinante e onnipresente è l’ingrediente principale di questo thriller in bianco e nero in cui il vero protagonista è l’impotenza. Impotenza sessuale metaforicamente rappresentata dai mancati omicidi, dal desiderio irrefrenabile di uccidere, dall’estasi che lo accompagna e dall’implacabile sequela di contingenze sfortunate che gli impediscono di appagare i suoi furiosi desideri.
Un film minore certamente, ma in cui sono presenti tutti gli elementi del cinema di Buñuel spruzzati con tanta di quella ironia che anche di fronte ai pensieri più foschi non ci si può trattenere dal sorridere. Che siate cattolici o meno, aspiranti omicidi o bravi animi equilibrati, perfettamente in sintonia con i vostri desideri (di qualsiasi natura siano) o meno, ridere del buon Archibaldo è un salutare esercizio per lo spirito. La fine del film è alla discrezione di chi guarda, forse il futuro sarà roseo e vedrà finalmente coronata l’aspirazione alla bontà del nostro protagonista o forse la sua inappagabile cattiveria continuerà a seguirlo. Di certo c’è che questa pellicola è considerata ancora uno tra i migliori film messicani di sempre.
Regia – Luis Buñuel
Cast – Ernesto Alonso, Miroslava Stern, Ariadna Welter, Rita Macedo, Chabela Duran, Eva Calvo, Rodolfo Landa, Andrea Palma
Genere - thriller
Durata – 89 min.
Uscita – Messico 1955
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