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La parola ai giurati

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Il primo lungometraggio per il cinema in cui si cimentò Sidney Lumet fu La parola ai giurati, datato 1957 e oggi iscritto nel Registro Nazionale dei Film della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti per il suo alto valore culturale, storico ed estetico. Nasce dal riadattamento di un soggetto televisivo di Reginald Rose del 1954, Twelve Angry Man, e fu l’unico film in cui Henry Fonda comparve anche come produttore.

C’è un giovane ragazzo di colore che è stato accusato di aver ucciso il padre e ci sono dodici uomini che formano la giuria popolare che dovrà giudicarlo, tenendo bene a mente che l’alternativa alla libertà è la sedia elettrica. Inizia cosi, con le parole del giudice che affida, nella pluricentenaria tradizione giudiziaria americana, il fardello del verdetto a un gruppo di uomini comuni. La presenza del giovane imputato si risolve tutta in un primo piano iniziale su un volto spaventato e immobile che osserva i giurati alzarsi verso ciò che dovrà essere il suo destino. Una volta chiusi nella saletta l’atmosfera è leggera, il verdetto sembra dover essere scontato, la faccenda dovrebbe essere una questione di poco tempo e allora si da il via alla votazione. Il risultato è undici contro uno. Un solo uomo, il giurato numero 8, un affascinante Henry Fonda, si sente in dovere di esprimere i suoi ragionevoli dubbi su quella che sembra essere una conclusione troppo facile. E questo è l’inizio di una serrata trattativa con le proprie coscienze, trattativa che attraverso la rielaborazione e l’osservazione di fatti ed elementi che il processo non aveva trattato con giusta importanza, mette a nudo incongruenze e preconcetti giudiziari, sociali e culturali.

Non solo gli uomini e le loro personalità  ci vengono via via svelati con maestria e grazia attraverso dialoghi brillanti e osservazioni sagaci, ma l’intera società americana viene messa a nudo nella forma del suo apparato giudiziario. Possono un pugno di uomini qualsiasi decidere con obbiettività il destino di un altro uomo? Un sistema democratico forma cittadini davvero capaci di vedere la collettività in modo lucido e secondo una qualche forma di giustizia veramente pulita da preconcetti? La risposta di Lumet non lascia molti dubbi in proposito. Nella piccola sala i pregiudizi razziali, la superficialità umana, le frustrazioni personali si mescolano, smossi da una piccola scintilla di compassione e intelligenza, fino a restituire un quadro quanto mai completo della fragilità umana e del labile confine tra il giusto e lo sbagliato.

Girato interamente in un unico ambiente, fatta eccezione per una ripresa nella sala dell’udienza all’inizio e l’esterna fuori dal tribunale alla fine, La parola ai giurati fa di quello che potrebbe essere il suo limite il suo più grande pregio. La sceneggiatura e l’impostazione delle riprese seguono il preciso intento di avvicinarci piano alla verità (reale o presunta che sia) e agli esseri umani che tentano di elaborarla. All’inizio non ci sono primi piani (a parte il giovane imputato che però appare leggermente sfocato) e i dodici giurati sono dei perfetti estranei, sia tra di loro che per noi. La mancanza totale dell’uso di nomi (a parte qualche casuale eccezione) contribuisce a creare l’atmosfera di insensibilità e claustrofobia che è il diretto intento di Lumet.

Il budget limitato non ha impedito al regista di dare prova di un talento che nel tempo lo ha consacrato una colonna portante della cinematografia mondiale. E, come ogni grande capolavoro, gli anni non hanno fatto perdere a questo film il suo profondo impatto emotivo, la sua lucidità e la sua  capacità di sviscerare dall’intimo del cittadino democratico la sua essenza profondamente umana e tutto ciò che ne consegue. Il valore estetico della pellicola è tecnicamente indiscutibile, e il suo valore morale è direttamente proporzionale ai dubbi e alle riflessioni che porta con sé ancora oggi.

 

Regia – Sidney Lumet

Cast –  Henry Fonda, Lee J. Cobb, Joseph Sweeney, Jack Warden, Martin Balsam, Ed Begley, E.G. Marshall, Jack Klugman, Robert Webber, John Fiedler, George Veskovec, Edward Binns

Genere - Drammatico

Durata – 96 minuti

Produzione – Henry Fonda, Reginald Rose per United Artists

Uscita- 1957

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