Un testo teatrale, non così lungo, edito da Feltrinelli dal titolo “Novecento” comincia a scaldare gli scaffali nel 1994. C’era tutto un mondo in quel testo di Alessandro Baricco, c’era un oltre: qualcosa di infinitamente inspiegabile ma qualcosa di così incredibilmente vero. Quattro anni dopo Tornatore ne fa un film indimenticabile.
E’ il 1900, periodi di sbarchi di fortuna in America e delle navi che scortavano i curiosi passeggeri nel viaggio: erano navi che a loro volta erano delle piccole città con tante strade da percorrere, amori da incontrare, volti da incorniciare e soprattutto tanta ma tanta musica da ascoltare. Novecento, ritrovato da un macchinista del transatlantico Virginia cresce su questa nave, culla che dividerà fino alla fine dei suoi giorni con il suo unico e grande amore: la musica.
Tornatore cura ogni particolare, nulla è lasciato al caso dai volti, ai sentimenti fino al più piccolo tassello di architettura della nave: c’è spazio ed importanza anche per la più piccola comparsa-viaggiatore perché è Novecento, il pianista della nave, a renderli speciali, a raccontare di loro attraverso la sua musica e il suo piano che ondeggia su un mare che raccoglie le storie di tutti, anche la sua.
Novecento nascerà e morirà sulla Virginia, dinanzi agli occhi strabiliati del suo amico Max, che prima che la nave salti in aria torna a cercarlo, perché un vero amico non ti lascia mai solo neppure quando è lontano. Novecento lo sa, lo apprezza e ci ride, ci scherza ma sa già che di quel mondo fuori non ne vuole sapere e in fondo chiede a noi quello che noi non abbiamo il coraggio di chiederci:come fai a suonare un pianoforte infinito? Suonarne le note sarebbe cominciare una sfida e una ricerca impossibile nel suonare tutte le note che non avrebbero una fine. E’ il mondo in cui viviamo, così grande e infinito e dove è più facile perdersi che trovarsi e che ci porta inesorabilmente ad un’estenuante ricerca immensa, enorme, infinita: c’è tutto e niente, nulla basta e si ferma ma ci troviamo dinanzi ad una continua sete di progresso, una corsa spietata che come ogni evento può condurci al bene e al male. Troppe alternative e una meta lontana che con le possibilità infinite perdiamo spesso e facilmente di vista.
Questa è la nostra vita e per un uomo come Novecento cresciuto tra una prua e una poppa dove in fondo bastava quel poco, bastava quel piano e la musica da suonarci a farlo stare bene, quei volti che cambiavano di anno in anno, quel mare che ondeggiava dove l’infinito conosceva anche un finito perché scorreva in quella piccola e dolce culla, il mondo fuori era un rivoluzionario completamente una vita che gli era bastata così. Se non poteva avere la sua vita sulla Virginia, dove la felicità non mancava meglio scendere dalla vita piuttosto che entrare in una vita sconosciuta e infinita su cui non sapere mai quale musica suonare. Eccezionale e magistrale Tim Roth.
Tornatore racconta sulle note di Ennio Morricone e sulle parole di Barocco, un film che non ha bisogno di troppe parole ma semplicemente di essere visto con la più grande e appassionata ammirazione.
Diretto da: Giuseppe Tornatore
Cast: Tim Roth, Pruitt Taylor Vince, Bill Nunn, Clarence Williams III, Peter Vaughan.
Genere:Fantastico – Drammatico
Durata 165 min.
Produzione: Italia 1998
Distribuzione:Medusa























