Benvenuti in casa Gori - Da un Natale di 24 anni fa, il ritratto di un’Italia che si specchia nelle semplici tradizioni...al veleno.
Visto il periodo natalizio appena trascorso, si è pensato che fosse adeguato ripescare nella videoteca “a tema”; anche perchè mai come queste festività hanno messo in luce l abbattimento morale (oltre che economico) del nostro paese.
Sconforto e voglia di qualcosa di buono, e allo stesso tempo l’incapacità di uscire da questa morsa di stress e pressione emotiva che rendono la maggior parte delle persone diffidenti. Anche quando non ci sarebbe bisogno di niente altro che stringersi un po: anche quando la mattina di Natale ti svegli pensando che “se non ci si vuol bene oggi, e allora, ma quando?” (cit. dal film Benvenuti in casa Gori)
Benvenuti in casa Gori è tratto dall’omonima commedia di Ugo Chiti e Alessandro Benvenuti.
La trama si svolge quasi esclusivamente all’interno della casa della famiglia Gori, (paterna Papini), sotto il cui tetto vivono Adele Papini, Gino Gori, Annibale Papini l’anziano patriarca compatito e snobbato da tutti e Danilo Gori, figlio della coppia.
Sotto il solito tetto per il pranzo di Natale si riuniscono Bruna Papini, sorella di Adele con il marito Libero, la figlia Serena neo mamma della piccola Samantha ed il genero, barbiere di professione e credente per vocazione, Lapo. A chiudere il cerchio Cinzia, timida fidanzata di Danilo, ragazza semplice e schiva.
I tempi della storia sono scadenzati dalle portate del pasto (I Crostini, I Tortellini,Il Cappone, Il Panettone), che come atti di un’opera teatrale mezza tragedia e mezza commedia definiscono caratteri e caratteristiche dei personaggi, storie e problematiche, lasciando intendere molto bene quello che non viene esplicitamente narrato ma solo accennato dagli interpreti; come se la recita non fosse il film ma la vita vera.
Il giorno della vigilia, flash del quotidiano introducono i protagonisti all’interno di un contesto che prepara agli eventi del giorno dopo; Adele che pulisce e prepara pensosa, Gino alle prese con il puntale dell’albero che si rompe in continuazione, Bruna che prova abiti da indossare con il suo nuovo cappotto di volpi bianche, sognando una vita romantica lontana dal marito gretto e ridanciano; Lapo al lavoro, Cinzia dal parrucchiere (ma senza che la permanente prenda!), Danilo al bar con la combriccola di amici tossici e scapestrati, Annibale preoccupato per il gli attentati, non si capisce se da parte della freddo di Dicembre o del genero.
Durante il pranzo le discussioni scatenate da inerzie ed insofferenze reciproche portano a galla amarezze, astio ed insoddisfazioni esasperate, tipiche di una commedia semplice e profondissima.
La grettezza della parlata toscana e lo humor cinico e apparentemente sgraziato rendono adorabili i protagonisti ed amaro il ritratto di un’Italia di fine anni ’80, alle prese con l’avvento delle droghe sintetiche, delle problematiche di un sistema socio politico tradizionalista e velleitario che poco ha a che vedere con la gente comune; un’Italia già alle prese con la superficiale voglia di scrollarsi di dosso il bianco e nero per indossare la modernità come un cappotto di volpi bianche, sfavillante e pulito... finche non si sporca.
Dieci anni dopo si può dire che Pieraccioni abbia tentato di raccogliere l’eredità di una sceneggiatura profonda e calda, recuperando gli aspetti teneri della vita di provincia e dei rapporti umani umili e semplici per inserirli in un contesto romantico, semplice e ridanciano, esprimendo attraverso il suo Ciclone quella voglia di lieto fine che il mondo andava cercando sempre più, man mano che ci si allontanava dal ricordo della Seconda Guerra Mondiale, di quella Fredda, del Vietnam, di Tangentopoli, delle Brigate Rosse, degli attentati di Mafia, dei nuovi crimini di cronaca nera.
La conclusione del film, come ogni buona opera teatrale che si rispetti, chiede colpi di scena: si capirà solo vicini alla fine se si sia riuscito o meno ad interpretare gli indizi che l’autore ha lasciato sparsi all’interno della propria sceneggiatura, necessari ad intendere davvero la conclusione di un tipico pranzo natalizio italiano.
E poi l’epilogo: l’epilogo riunisce, sotto il senso di ciò a cui nessuno aveva fino a quel momento scelto di soffermarsi a pensare.
Il Natale obbliga spesso e volentieri le persone a poggiare lo sguardo su quello che ha intorno; la famiglia, le relazioni, il retaggio.
Ma non sempre, per chi abitualmente sorvola, è possibile evitare di guardare col cuore; ciò che è di fronte a noi potrebbe ritrarre noi stessi nel pieno dei nostri limiti, difetti, insicurezze.
Quel che di complesso c’è nei rapporti, spesso consiste proprio nella più umile delle forme d’ amore, l’accettazione: per quello che abbiamo, per quello che siamo.
La vera ed unica possibilità di ottenere dalla vita e da noi stessi tutto ciò avremmo sperato e voluto.
Alcuni anni dopo ritroveremo i protagonisti nella seconda commedia di Alessandro Benvenuti, Ritorno a casa Gori.
La “Fine” , quella vera quindi, è come spesso accade “tutta un’altra storia”.
Sara B. Levi
Titolo Originale: Benvenuti in casa Gori
Genere: Commedia
Anno: 1990
Durata: 136 minuti
Regia: Alessandro Benvenuti
Soggetto: Ugo Chiti e Alessandro Benvenuti
Interpreti: Ilaria Occhini, Carlo Monni, Novello Novelli, Athina Cenci, Alessandro Benvenuti, Massimo Ceccherini, Giorgio Picchianti, Barbara Enrichi, Ornella Marini























