Damiano Damiani porta sullo schermo, nel 1968, il libro che consacrò Sciascia a gloria imperitura: Il giorno della civetta. E lo fa con grazia e con precisione, descrivendo una Sicilia gonfia di sole e di polvere, in una sorta di presente storico che sembra uscito da un racconto magico sudamericano, fatto di fantasmi neanche tanto nascosti, passioni brucianti come le temperature del mezzogiorno, leggi non scritte e paure profonde.
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Chi conosce la Sicilia può gustarla sentendosi a casa, chi non la conosce può farsi un idea della sua terribile e minacciosa bellezza. Damiani riporta la storia di un capitano dei carabinieri fresco di trasferimento nel profondo sud (un giovane e perfetto Franco Neri) che si trova a dover indagare sul delitto di un uomo che ha osato sfilare, legalmente, un appalto alla mafia che ha in mano l'edilizia della zona. L'unico testimone oculare sparisce, o viene fatto sparire, per la disperazione della giovane moglie (la bellissima Claudia Cardinale) che vorrebbe ritrovarlo, ma non riesce ad andare contro un sistema più forte di lei. I signori mafiosi, metaforicamente arroccati nella grande casa bianca sulla piazza centrale del paese proprio davanti alla squallida e semplice caserma dei Carabinieri, mettono in atto tutta una serie di manovre volte ad evitare l'incarcerazione e ad eliminare il disturbo causato dalla necessità di giustizia del fervente Capitano del nord.
Questo vecchio film viene catalogato tra le opere di impegno civile, e decisamente lo è. Ma non è solo questo: non è solo denuncia e critica quella che la pellicola ci restituisce, ma la vita stessa e la sua drammaticità , il sofferto quotidiano, e la fatidica incapacità del singolo, nonostante l'impegno, la fiducia nella giustizia e la volontà ferrea di farla trionfare, di farcela da solo e di combattere contro la menzogna, l'ingiustizia, l'avidità e la falsità divenuti sistema e istituzione. Il problema non è l'errore umano, ma si ha quando questo viene sollevato a organizzazione accettata dal senso comune, quando insomma un modo di fare diventa modo di pensare, e cosi la vita delle persone e ogni loro movimento (dal zappare la terra all'andare a letto la sera) è frutto di regole scritte con la paura e con il sangue, regole che si devono rispettare perché quel rispetto è il corso naturale della vita e del mondo. E allora come può un individuo singolo, pur aiutato da un grande senso di giustizia, da qualcuno che la pensa come lui e da una grande forza di volontà distruggere, o anche solo scalfire, qualcosa che è radicato talmente a fondo che, per quanto si possa scavare, non dà la possibilità di arrivare alle radici. Il finale non lascia scampo, e allora pensiamo a tutte quelle persone, chi più chi meno conosciuto, che da sole hanno provato a scavare e non sono vissute abbastanza per vedere i piccoli frutti che le loro azioni hanno contribuito a far fiorire. Ma siamo ancora lontani dal fatalistico trionfo del bene sul male, anzi paradossalmente le carte in tavola sono sempre talmente tante, e sempre più spesso ne aggiungiamo di nuove, di più subdole e brillanti o di più belle e profumate, che forse questa distinzione, che poi tanto netta non è mai stata, è oggi ancora più sfumata e poco evidente. Resta da domandarsi se non sia solo la mafia, o il cattivo governo, o le ingiustizie sociali, o lo sfruttamento sul lavoro, o i maltrattamenti su qualsiasi essere vivente, o l'intolleranza o mille altre piaghe il male da curare a viso aperto, o se non sia prima di tutto l'indifferenza e l'accettazione fatalistica che ogni giorno stendiamo su tutto questo.
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Regia – Damiano Damiani
Cast – Franco Nero, Claudia Cardinale, Lee J. Cobb, Serge Reggiani, Nehemiah Persoff, Fred Coplan, Tano Cimarosa, Gianni Pallavicino
Genere - Drammatico
Durata – 112 minuti
Produzione – Luigi Carpentieri, Ermanno Donati per Panda CIN.CA (Roma), Les Films Corona (Parigi)
Distribuzione – Euro Int. Film, CD Videosuono
Uscita - 1968























