Alle origini del nuovo film di Quentin Tarantino. Il film da cui ha tratto ispirazione. La guerra vista sotto gli occhi del miglior regista di action movie all’italiana.
Los Angeles, California, siamo alla fine degli anno 80. Siamo in un grande store di video casette al noleggio. Nel negozio lavora un giovane Quentin Tarantino, che tra un cliente e l’altro trova sempre lo spazio per visionare vecchi film di genere. Dai noir francesi ai combat-movie giapponesi, fino a vari western, horror e thriller al’italiana degli anni 70.
In questo appassionate lavoro di visione e ricerca, nelle mani del giovane arriva un film italiano di guerra con un titolo non propriamente centrato col genere “The inglorious bastard” diretto da uno dei suoi massimi ispiratori, il nostrano e poco conosciuto in patria Enzo Castellari. La visione di quella vecchia vhs colpì profondamente il film-meaker alle prime armi. Per Tarantino e la sua sgangherata crew di amici, quella pellicola fu subito eletta a bibbia sacra di un certo tipo di cinema a loro molto vicino.
Cannes, settembre 2004. L’ormai noto Quentin Tarantino con tanto di corona da presidente di giuria, ha l’onore di incontrare il suo ricercato ed apprezzato maestro, nonché fonte di mille ispirazioni.
In quell’occasione l’incontro con Castellari non fu solo un ampio omaggio che il regista americano tributava all’autore romano, ma fece soprattutto da spunto di partenza per dare il via al progetto di un quasi remake proprio del suddetto film.
Siamo alle fine degli anni settanta, il primo vero e proprio periodo di declino della nostra industria cinematografica. Tramontano le luci della ribalta della Cinecittà degli anni sessanta, comincia a scricchiolare il cinema di genere italiano.
In questo panorama di prime sfiducie cambiamento di gusto, sembrano reggere e venir fuori i grandi talenti dei registi di settore. Tra questi certamente Enzo Girolami, figlio di un grande interprete del cinema comico italiano, quel Marino Girolami che aveva conosciuto gli anni d’oro della commedia italiana dei Totò, dei Castellani, dei Fabrizi e molti altro ancora.
All’anagrafe cinematografica Enzo G. Castellari, entrato sui set sin da piccolo con un enorme passione per il grande schermo. Regista romano, espertissimo e maestro insuperato del film d’azione, aveva cominciato con il western con il suo passaggio naturale al poliziesco fino a toccare il cinema comico, fino a riacciuffare per la coda i generi proprio quando stavano per soccombere.
Nel 1976 in un periodo ormai crepuscolare per il western italiano realizza il bellissimo Keoma, innovativo prodotto che sfrutta il genere in maniera barocca, sovvertendo oltre modo gli schemi prodotti dal dopo Leone.
Due anni più tardi Castellari rispolvera un altro genere ormai sotterrato da diversi anni, quello del cosiddetto war-movie.
Nasce Quel maledetto treno blindato, tradotto per il mercato europeo con il più conosciuto The inglorious bastard.
Ma non si tratta di un semplice film di guerra. Come in Keoma, Castellari ripropone il genere per cambiarne le regole, inserendoci linguaggi narrativi western e buttando l’occhio verso il poliziesco.
La storia si sviluppa nella Francia del 1944, nei territori occupati dai nazisti, e vede un gruppo di soldati fuorilegge avanzi di galera dell’esercito americano, messi agli arresti per inosservanza delle regole militari.
Durante un trasferimento la carovana dell’esercito americano subisce un attacco nemico, nel massacro gli otto disertori riescono a fuggire.
Inizia cosi un viaggio tra le montagne francesi di questo nucleo di combattenti alla “E-Team”, senza nessun capo, ma con la voglia di fuggire via verso i territori neutrali della Svizzera.
La loro rotta prosegue senza grossi intoppi, fino a quando loro malgrado, uccidono un commando di militari americani travestiti da tedeschi, venendo a capo di una missione segreta delle ss: il trasporto di una bomba atomica su di un treno che sarebbe servita per sferrare un attacco micidiale all’Europa.
Il gruppo di lestofanti decide quindi di accettare questa ultima missione ma di portarla avanti modo loro.
Sconfiggere il nemico, deragliare quel treno e sparire per sempre. Diventando cosi, un manipolo di eroi-antieroi, dei bastardi senza la gloria del merito militare.
Castellari mette in scena tutto il gusto per l’action movie, con una “sporca dozzina di cattivi”, che usano tutta la loro violenza illegittima per compiere una valorosa missione. Insomma ci troviamo di fronte ad un wester dalla tinte noir, più che a un film di guerra.
Notevole la platea di attori, che vanta grandi facce e caratteristi dei b-movies americani, a cominciare dall’espressione strafottente di Peter Hooten, per passare allo svedese Bo Svenson, per chiudere con il coloread tutto muscoli e sigaro Fred Williamson. Quest’ultimo utilizzato parecchio nel cinema della blackexploitation americana dei 70’s.
Nonostante il meccanismo low-budget adottato dalla produzione, il film è carico di ottimi effetti speciali e grandi sequenze di sparatorie ed esplosioni che riconducono alla sana astuzia da artigiano che solo pochi autori erano in grado di portare alla ribalta.
Onore a Castellari, non solo perché è stato ri-scoperto da Quentin Tarantino, che seguita a definirlo come il suo maestro, ma onore soprattutto a quel tipo di cinema del quale oggi sentiamo tutti una necessaria mancanza.
Di Camillo Leone
Del 26-09-2009
Voto:7
Titolo originale: The Inglorious Bastard
Anno: 1978
Genere: Avventura
Durata: 99 min.
Produzione: Roberto Sbarigia























