Il passaggio dell’Italia dalla fine della Seconda Guerra Mondiale al boom fino agli anni settanta, raccontato dalle vite di tre amici, che si ritroveranno negli anni, facendo i conti con cambiamenti, speranze e amarezze. Tutti e tre uniti da una forte amicizia e dallo stesso amore per una donna. Uno dei capolavori del cinema italiano, il film più significativo di Ettore Scola.
Quanto dura un’amicizia?. Quanto può durare un grande amore?. Quanto può essere lungo un rimpianto?.
Domande che circondano le storie di vita di Antonio, Gianni e Nicola
Storie cosi diverse, ma accumunate da una forse passione idealista, che finiranno per incrociarsi più volte con il passare del tempo, in un continuo gioco malinconico fatto di addii e ritrovi, trappola che la vita mette sul tavolo, della quale non riesce a sottrarsi proprio nessuno.
Tre giovani amici che hanno partecipato alla resistenza durante la seconda guerra mondiale, si ritrovano nel corso degli anni in una Roma che faticosamente usciva dal fascismo e si dava totalmente alle nuove regole del boom economico, con una società che iniziava ad essere guidata dalla politica sfrenata dei consumi.
Antonio romano fino al midollo, fa l’infermiere tra mille piccole battaglie politiche quotidiane, conducendo una vita dignitosa, nei suoi turni tra i suoi bizzarri malati.
Gianni, il secondo, giovane avvocato neo laureato di Pavia, sbarca a Roma pieno di fiducia nel futuro, ma ben presto si troverà a fare i conti con il grande capitale dei costruttori spietati e volgari, accecato dai soldi, accantona le proprie speranze, venendo incontro alla proposta di un ricco palazzinaro, dove troverà carriera, fortuna, una moglie bonacciona, tanti figli, ma mai la felicità.
Infine il terzo, Nicola, professore di lettere al Liceo Pedagogico di Nocera Inferiore, con il pallino per il cinema italiano neo realista, al quale va stretta la mentalità democristiana e ministeriale della piccola provincia.
Un giorno lascia la moglie ed un figlio e si trasferisce a Roma dal suo amico Antonio.
Il gioco alterno del tempo e delle cose farà si che le vite dei tre andranno ad incrociarsi ed a scontrarsi più volte nel corso degli anni, portando a galla frustrazioni, rancori e grandi rimpianti per non aver fatto le scelte giuste.
Gianni, la faccia estrema dei tre, dalla sua alta posizione sociale, non svelerà mai ai suoi amici la sua identità di ricco avvocato mantenuto, finendo solo e vedovo nella sua grande tenuta, con la moglie morta in un incidente stradale. Donna che non ha mai amato e che Gianni sposa solo per uno starno senso di tenerezza.
A fare da collante ai tre troviamo Luciana, dolce ed ingenua ragazza che da anni tenta di fare fortune nel cinema. Luciana diviene il grande amore per Antonio prima e Gianni poi, fino a terminare anche tra le braccia di Nicola.
Luciana alla fine sposerà Antonio, colui il quale è forse rimasto fedele ai suoi ideali di lotta, fedele anche alla speranza del suo grande amore.
Luciana tuttavia per Gianni resterà un grande rimpianto di amore non vissuto, dichiarato al termine del film, in un finale struggente in cui Gianni si ritrova avvolto nel lusso e la ricchezza della sua tenuta barocca, ma nella miseria di una solitudine silenziosa fatta di rimorsi per non aver scelto la vita che avrebbe desiderato vivere.
I tre amici si ritroveranno tanti anni più tardi per un ultima cena significativa fatta di ricordi e di rancori ancora accesi. Con la nostra storia che si apre e chiude allo stesso punto.
Uno dei capolavori del cinema italiano, il miglior film di Ettore Scola, che traccia un solco a metà tra mito, passione e storia, nella vita di tre uomini nell’anti camera del boom economico.
Una fotografia cosi piacevole da vedere e allo stesso tempo ampiamente critica, in quella che possiamo definire naturalmente come la storia della “vera meglio gioventù”. Quella dei ragazzi passati dalla seconda guerra mondiale, che si ritrovano a fare i conti con un cambiamento dapprima sperato, successivamente criticato, ma poi sfruttato fino al midollo nei modi e nei consumi.
Un perfetto condensato della varie sfumature di vita, che partono da un sottofondo di amicizia, per arrivare alla lotta idealista, ai conflitti amorosi, alla malinconiche riflessioni dell’età ormai andata, racchiuse in frasi perentorie e tassative come la famosa: “dovevamo cambiare il mondo e invece è il mondo che ci ha cambiati”.
La rincorsa di un amore cercato e desiderato per un intera vita, sfuggito dalle mani di Gianni per soldi, perso e ritrovato invece con gli anni da Antonio.
Nel calderone di C’eravamo tanto amati, scritto da Age e Scarpelli con lo stesso Scola, si sente permanentemente l’operazione di omaggio che viene decantata allo stesso cinema italiano. La grande passione per il neo realismo palesata da Nicola, la rievocazione del set della dolce vita, con tanto di Fellini e Mastroianni che interpretano loro stessi, segni tangibili di un omaggio infinito che Scola deve proprio al neorealismo, come genere di rottura con il vecchio cinema delle origini. Non a caso il film è diviso in due parti, la prima parte del film è interamente in bianco e nero, la seconda a colori, come a significare la separazione tra l’Italia del dopoguerra segnata ancora da una profonda povertà e quella prosperosa e ricca del boom.
L’Opera è infatti dedicata proprio ad un grande mattatore come Vittorio De Sica, scomparso durante la lavorazione del film.
Questa nuova era che Scola mette in evidenza con il diffondersi della televisione come mezzo di intrattenimento, sottolineata con la partecipazione di Nicola al celebre Riskiatutto con tanto di Mike Bongiorno in carne e ossa.
Assolutamente straordinarie le interpretazioni recitative dei quattro attori messi in campo.
Il portantino Antonio è Nino Manfredi, nel pieno di una maturità artistica che lo lancerà di li a pochi anni, nel diventare uno dei più grandi interpreti del cinema nazionale.
Gianni, l’avvocato che volta le spalle agli ideali e al suo passato, per sposare soldi ed una moglie analfabeta (la bellissima e bravissima Giovanna Ralli) veste i panni di uno straordinario Vittorio Gasmann, in una delle sue migliori interpretazioni non teatrali e drammatiche della sua lunga carriera.
Il terzo del gruppo, Nicola, perfettamente caratterizzato in tutte le sue nevrotiche e filosofiche contraddizioni da Stefano Satta Flores, attore partenopeo anch’egli venuto fiori dal teatro.
Il posto ultimo, ma certamente non per importanza lo diamo ad Aldo Fabrizi (Romolo Catenacci), rozzo palazzinaro che assume prima nel vortice del capitalismo il giovane avvocato Gianni, per poi accoglierlo nella sua famiglia come suocero. Sarà l’ultimo a resistere sempre in contrasto con quel giovane avvocato, che gli prenderà di prepotenza il posto.
Infine la colonna sonora, accompagnata e scritta magistralmente da Armando Trovajoli.
C’eravamo tanto amati è, nel suo corpo compatto di scrittura cinematografica, una film da mettere sempre e comunque tra i dieci più grandi del nostro immenso
Di Camillo Leone
Del 20-8-2009
Voto 9
Italia 1974
Durata 121 min
Genere Drammatico
Produzione Pio Angeletti
Regia Ettore Scola























