“Sta cercando di sedurmi, signora Robinson?”...Pellicola che ha introdotto il mito della differenza generazionale, della ribellione, nascosta sotto la necessità di un' immagine dentro gli schemi, nell' America pre-'69...
Benjamin Braddock si è appena laureato ed è tornato a casa tra l' onore e l' orgoglio da parte della sua famiglia e dell'ambiente in cui vive. Spaesato, incerto per il suo futuro, alla festa con gli amici dei genitori per festeggiare l'ambito riconoscimento, incontra la signora Robinson, moglie del socio di suo padre. Con una scusa qualunque la donna si fa portare a casa e senza nessun pudore seduce il ragazzo che, dopo qualche giorno, accetta di vederla in uno dei tanti incontri che si succederanno in seguito in una camera d' albergo. Tutto è permesso, ma a una condizione: Ben non dovrà mai uscire con la figlia dei signori Robinson, Elaine. Nonostante il divieto, il giovane è spinto dai genitori ad invitarla fuori. E così, tra la rabbia della signora Robinson, i due si innamorano. Ma presto Elaine scopre della tresca della madre con il giovane fidanzato. Allora, sdegnata, se ne va, cercando di dimenticare quello che ha saputo. Ben non si dà pace, la segue ovunque, le chiede di diventare sua moglie, fino a quando lei, ancora innamorata, decide di perdonarlo. Ma le cose non sono facili come sembra ed Elaine sposa un altro...
Noi abbiamo Raoul Bova con “Scusa, ma ti chiamo amore”, l' America degli anni '60 aveva Dustin Hoffman con “Il laureato”. Forse una caduta di stile, in cui sono i ruoli ad essere invertiti: sono i giovani finti inesperti a sedurre i maturi finti esperti. Ma “Il laureato” non è solo un film di seduzione. Rappresenta quella generazione ribelle che avrebbe portato tanto sconcerto dalla fine degli anni '60 (Ben); rappresenta quella categoria di persone sole, in apparenza serene, costrette dalle convenzioni a vivere una vita che non è la loro (la signora Robinson).
La pellicola, del 1967, vede protagonisti il giovane Dustin Hoffman (“Rain Man”), al suo primo ruolo di rilievo, e la già allora affermata Anne Bancroft (“Anna dei miracoli”), in due interpretazioni che hanno valso a entrambi la nomination all'Oscar come “migliori attori protagonisti”, insieme a quello per “migliore attrice non protagonista” di Katherine Ross (“Butch Cassidy”), per la “miglior sceneggiatura non orginale” (tratta da un romanzo di Charles Webb), per la “miglior fotografia”, per il “miglior film” e per la “regia” (unico premio Oscar effettivamente vinto).
In effetti, Mike Nichols, firma uno dei film più innovativi del cinema di allora, sia per i temi trattati, sia per il modo di trasporli sul grande schermo, mettendo in pratica una regia libera da quelle impostazioni che stavano, in molti casi, rendendo il cinema americano monotono. Infatti, grazie all'ottimo lavoro del fotografo Robert Surtess (“Ben Hur”) e del compositore di colonne sonore Dave Grusin (“Tootsie”), oltre che alle celeberrime canzoni di Simon & Garfunkel, il film assume tratti e forme assolutamente nuovi, utilizzando un'immagine nitida e originale, sottolineata dall' uso di una melodia adattata ad ogni scena (come ad esempio le osannate “The sound of silence” e “Mrs Robinson”).
Il merito del regista e degli interpreti, oltre alle già sopracitate qualità, sta soprattutto nell'aver creato una pellicola per certi aspetti umoristica, per altri ai limiti del drammatico. Risultato non facile da ottenere nemmeno ai giorni nostri, considerando la facilità superficiale con cui molte pellicole vengono girate, non tenendo minimamente conto dei tempi filmici e di quello che la struttura narrativa e il pubblico pretendono, o che, almeno, dovrebbero pretendere per avere un film di qualità...
ARTICOLO DI: Cristina Marcioni
Titolo originale: “The graduate”
Nazione: USA
Anno: 1967
Genere: Commedia, drammatico
Durata: 108'
Regia: Mike Nichols
Cast: Dustin Hoffman, Anne Bancroft, Katherina Ross, William Daniels, Murray Hamilton, Elizabeth Wilson, Brian Avery, Norman Fell, Walter Broke, Alice Ghostley
Voto: 8























