Una storia degli anni ’70. Tenera e crudele, una bandiera, un manifesto. Peme innanzitutto dire che il film è tratto da fatti realmente accaduti, ricostruiti dal regista Marco Tullio Giordana, che divenne noto al grande pubblico proprio con questa pellicola, realizzandola con grande fedeltà, ma anche senza l’ossessione della somiglianza, a cominciare dai tratti fisici del protagonista, l’esordiente Luigi Lo Cascio.
Si narra una storia di Sicilia, un’isola che “tra limoni e tra conchiglie, ammazza figli e figlie”, come canta Fabrizio Moro. A Cinisi, il giovane Peppino Impastato scopre la politica, ma dalla parte sbagliata, almeno secondo la sua famiglia, di antica appartenenza mafiosa. Il ragazzo infatti pratica la via dell’impegno sociale, della contestazione, anche se con fantasia e leggerezza, posando il lampo allegro dei suoi occhi scuri su tutte le realtà che non gli piacciono della sua amata terra. Non si tira indietro Peppino, no. Lui vuole risvegliare nei giovani la coscienza civile, l’amore per la legalità e lo fa con i mezzi dei giovani, appunto: il cineforum prima e la piccola radio che trasmette al massimo fino a Palermo. È già abbastanza però , perché suo padre Luigi Impastato (Luigi Maria Burruano) e soprattutto il soggetto delle denunce dei giovani attivisti, il capomafia Tano Badalamenti (un “cattivissimo” Tony Sperandeo),che abita a “cento passi” da casa del ragazzo, lo considerino un fastidioso sassolino da togliersi dalla scarpa il prima possibile.
9 maggio 1978, data stampata sui libri di scuola per un altro motivo: il ritrovamento del corpo di Aldo Moro. Un fatto dalla portata tanto epocale da cancellare qualsiasi altra notizia non solo dai Tg, ma anche dai ricordi degli italiani.
Invece questo è un film per ricordare.
Non si tratta a parer mio, di farne una bandiera politica, nonostante Peppino Impastato fosse iscritto al Partito Comunista, ma una storia di umile coraggio, una di quelle che ti fanno venire i lacrimoni agli occhi per la purezza e la forza degli ideali che sanno trasmettere.
Il grande merito non va solo al regista, ma anche e soprattutto agli straordinari interpreti, senza dimenticare Lucia Sardo che interpreta la madre di Impastato. La loro recitazione non è mai sopra le righe, non è “tipizzata” per rispondere all’idea che ci si può esser fatti del mafioso, dell’idealista, della madre preoccupata come caratteri puri e semplici.
Le battute assumono un tono personale, non sono pronunciate come da un pulpito, nemmeno quelle più politicizzate, ma sono capaci di suscitare delle domande interiori e soprattutto di unire, di identificarsi, di essere sedotti dal fascino sottile della personalità del protagonista.
In un altro film (Il cavaliere oscuro, per la precisione) si dice che “o muori da eroe o vivi tanto a lungo da diventare il cattivo”, ecco, se si potesse riscrivere la storia in questo caso lo farei senza paura di sbagliare, perché il personaggio immortale regalatoci da questo film è davvero un “puro” che non cede a compromessi e non esita a sacrificarsi per quello in cui crede.
ARTICOLO DI: Chiara Ciolfi
I cento passi (Italia, 2000)
un film di Marco Tullio Giordana
con Luigi Lo Cascio, Tony Sperandeo, Luigi Maria Burruano, Lucia Sardo, Paolo Briguglia
Genere: drammatico, 114 min.























