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L'atalante di J. Vigò

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"Il cinema può andare avanti quanto vuole, ma non supererà mai e forse non raggiungerà mai un film come "L'Atalante", un film dove c'è già dentro tutto."  Così Buñuel ci racconta il capolavoro di Jean Vigo’; come dare torto a quel Buñuel che tanto sarà influenzato da questo film francese girato dall’autore all’età di appena 29 anni. E’ un film sull’Amore, dell’Amore per eccellenza, pervaso d’Amore. In quest’opera si trova un’impressionante armonia tra la realtà e il mondo dell’arte, della finzione, del cinema. Fin dalla prima scena riusciamo a cogliere lo spirito che anima il regista, la sensibilità nel rendere i particolari. La scena si apre con il matrimonio tra Jean (Jean Daste) un marinaio e Juliette (Dita Parlo) un’ingenua ragazza di campagna; un lungo, silenzioso e funebre corteo li segue fino alla chiatta a motore che diventerà la loro alcova:l’Atalante, appunto. Qui condivideranno il loro “cielo” matrimoniale con Pere Jules, un vecchio marinaio accompagnato sempre da numerosi gatti e un mozzo. Jean e Juliette, sono giovani e uniti da un sentimento altrettanto giovane e puro, scevro di compromessi, si amano giocando e facendosi i dispetti come fanno i bambini. Sono entusiasti l’uno dell’altra e vivono le loro giornate semplicemente bastando a se stessi. Presto la routine prende il posto di quella giovane euforia e si affaccia la noia, il sempre uguale delle giornate scadenzate dal ritmo della vita propria della gente di mare. L’amore ludico è insidiato dal mondo con la sua realtà prorompente e affascinante. Così, Juliette come novella Eva insidiata dal serpente, è attirata da quel mondo che la conquista e la incuriosisce. La ragazza sogna la grande Parigi. Con orecchio teso cerca di ascoltare la radio da un vecchio grammofono, le arriva l’eco della città con i bagliori delle vetrine, gli abiti alla moda, i teatri e i cafè. Rimane impressionata dai racconti di Pere Jules, dalle sue avventure in giro per il mondo, dai i souvenir surrealisti dei suoi viaggi rocamboleschi; il marinaio conserva addirittura le mani di un suo amico in un vaso. Jean è geloso vorrebbe preservare quel sentimento forte e assoluto e teme di perdere il suo amore. Vuole mantenere quella relazione intatta e sempre uguale a se stessa, non sopporta che niente possa modificare quel rapporto così vitale; ma allo stesso tempo è incapace di cambiare, di rischiare, di aprirsi al mondo. Intanto Juliette è attirata in una vorticosa spirale che la porterà lontano. Jean si sente tradito e alla rabbia per l’abbandono di un primo momento, si sostituisce la disperazione che rasenta la pazzia. L’uomo è folle, folle d’amore tanto da gettarsi in mare per vedere la sua amata, come vuole la credenza che è possibile vedere colei che si ama sott’acqua. Jean trattiene il respiro e gli occhi spalancati e la vede, proprio lì sott’acqua, vestita da sposa che danza leggera davanti a lui. Vicina e irraggiungibile, un’apparizione onirica e reale allo stesso tempo. Questa è la scena più famosa dell’Atalante, con la ripresa subacquea di Jean che nuota e la visione della donna in sovraimpressione vestita da sposa. Un momento senza tempo, di assoluto lirismo. Le immagini sono semplici e costruite in modo puerile ma riescono a toccare il cuore e commuovono. Anche Juliette vive la sua solitaria disperazione vagando triste e sconsolata in una città dalla doppia anima: lussuosa e ammaliatrice con i suoi negozi alla moda e manichini vestiti di pellicce, ma anche degradata e affamata con le file interminabili di disoccupati davanti alle fabbriche e di ubriachi agli angoli delle strade. Magicamente sarà la musica che permetterà il ricongiungimento della coppia insieme all’aiuto del vecchio, Pere Jules, un personaggio assolutamente fondamentale per l’evoluzione della storia. Pere Jules rappresenta l’esperienza: il suo corpo tatuato racconta le croci e le delizie della vita vissuta, ma è anche la figura che con la sua comicità alleggerisce il racconto. Il regista, già malato, morirà prima della conclusione dell’opera per le complicazioni della tisi, malattia per altro peggiorata dalle condizioni climatiche durante la lavorazione del film stesso, girato sulla Senna. Una morte prematura che contribuisce a restituirci la figura dell’artista “maudit”, geniale e immortale, per la sua opera e per la tragicità della fine della sua vita. L’Atalante subì vari tagli: in una prima edizione fu cambiato il titolo e fu inserita la canzone “La Chalande chi passe”, da cui la versione italiana “Parlami d’amore Mariù”. Al botteghino fu un vero disastro. Il film fu riscoperto in seguito dai registi della Nouvelle Vague, tra cui Truffaut, che diedero dignità all’autore e al suo film ponendolo tra i migliori registi di tutti i tempi. La pellicola è disponibile in diverse versioni che reintegrano i tagli e sono più fedeli alle originali intenzioni del regista.

L’Atalante è un capolavoro della settima arte in cui il soggetto, una banale storia d’amore, è letta con una forza espressiva senza uguali. In questo film c’è tutto, citando ancora una volta Buñuel: c’è l’acqua come vita ma anche perdita e acqua come tempo che fluisce e in questo fluire la forza di quell’amore che tutto muove.

 

Ilaria Orsini

 

REGIA: Jean Vigo
ATTORI:
Michel Simon, Jean Dasté, Dita Parlo, Gilles Margaritis, Louis Lefebvre

DURATA: 89 Min
FORMATO: B/NPAESE: Francia 1934
GENERE: Drammatico


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