“Io tutto quello che ho a questo mondo sono due cose: le palle e la mia parola e le ho sempre onorate tutte e due…” Questo remake anni’80 dell’omonimo gangster movie degli anni ’30 poteva essere un disastro: uno di quei film in cui si spara e basta, costellato da qualche frase memorabile. Invece il regista Brian De Palma lo ha reso una delle pietre miliari della sua personale carriera (insieme a “Gli Intoccabili”, “Carlito’s way”, “Mission Impossible”) e della storia del cinema in generale, raccontando l’ascesa di Tony Montana, da piccolo delinquente cubano a boss del traffico di droga negli Stati Uniti.
L’impresa tuttavia non sarebbe stata possibile senza un cast di prim’ordine tra cui spicca Al Pacino, che interpreta il protagonista con una sfrontatezza e un’ambizione tali da riuscire davvero nel miracolo di identificazione tra attore e personaggio che differenzia un ottimo attore da uno semplicemente buono. Al suo fianco c’è Elvira ( Michelle Pfeiffer) tanto splendida quanto fragile e preda delle dipendenze, al punto da non riuscire a strapparsi di dosso lo schifo che prova per il mondo di gangster in cui vive, ma da cui non sa uscire.Ambientato in una Miami che sembra una terra di nessuno che aspetta di essere conquistata da questa o quella banda, Tony, “rifugiato politico” dopo l’apertura delle carceri cubane non ci mette molto a capire che la strada della criminalità è la più veloce per arrivare ai soldi perché “in questo paese prima devi fare la grana, quando hai la grana allora hai il potere e quando hai il potere allora hai pure le donne!”.
Oliver Stone, autore della sceneggiatura, cruda e senza esclusione di colpi nel vero senso della parola, costruisce un mondo fatto di belle case, begli oggetti e un velo di polvere bianca a ricoprire ogni cosa: la cocaina. La droga e l’irrefrenabile istinto di Tony per l’autoaffermazione e il suo desiderio di lavarsi la coscienza con i regali lo trascinano ben presto in un ambiente in cui non ci si può fidare di nessuno e ne accentuano la solitudine e la pazzia.
Al di là delle magnifiche prove di recitazione, si tratta di un film che sa davvero raccontare luci e ombre della malavita, trascinato dalla forza dirompente del protagonista che da solo riempie la scena e fa da antieroe e re della strada allo stesso tempo: lo “sfregiato” del titolo, appunto. Un film lungo, dal sapore quasi epico, che è stato molto sfruttato dai volponi del marketing (dai videogiochi alle magliette), forse per illuderci di possedere un pezzettino di leggenda, “su,date la buonanotte al cattivo!”























