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Colazione da Tiffany

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L’ennesima commedia sofisticata, una pellicola che si regge solo sul fascino senza tempo di Audrey Hepburn, una storia d’amore malcelata dallo scorrere della vita newyorchese…questi erano i miei pregiudizi, volete leggere come li ho superati?
Holly Golightly (Audrey Hepburn) che, come dice il suo nome “va leggera” vive a New York e non c’è nessun posto in quella metropoli che la faccia sentire al sicuro come il negozio di Tiffany. Paul Varjak è uno scrittore squattrinato che si fa mantenere da una matura amante e arriva nella Grande Mela alla ricerca del successo letterario. I loro due mondi inevitabilmente si scontrano: Holly con la sua leggerezza saprà incrinare il cinismo del giovane e Paul distruggerà il mondo fatato che la ragazza ha costruito attorno al suo eccentrico stile di vita.

 

Ci sono molti motivi per innamorarsi di questo film: la grazia innata della protagonista, che interpreta un personaggio uscito dalla penna di Truman Capote, ma cucito addosso alla Hepburn; l’atmosfera della NY anni ’60 che sembrava essere il centro del mondo; la narrazione lieve e senza stacchi che scorre lenta e inevitabile fino alla conclusione oppure, come è stato per me, la colonna sonora firmata Henry Mancini e premiata con l’Oscar nel 1962.

 

Raramente riesco a ricordare il tema di un film, per distrazione o viceversa troppa attenzione alle vicende narrate che non lasciano spazio ad altro, tuttavia l’opera di un grande maestro è sempre più che riconoscibile e per me “Moon River” parlerà sempre e solo di questo film e di una New York che non ho conosciuto, fatta di viali alberati dai colori autunnali, albe che sorgono su strade poco trafficate, feste affollate in cui si mescolano uomini e donne di ogni età e finestre affacciate sulle scale di sicurezza da cui si può vedere la luna piena.

 

Si può amare un luogo senza averlo mai visitato? Io credo che questo sia il caso e che il cinema sia nato in fondo anche un po’ per questo, per rendere tangibile e quotidiano ciò che invece è distante migliaia di chilometri, per avvicinarci emotivamente ai protagonisti delle storie che vediamo narrate sul grande schermo e ricordarci che l’uomo è sempre uomo, che parli inglese o swahili e che in una donna come Holly possiamo riconoscere le nostre fragilità e il desiderio di superarle perché “se puoi farcela a New York puoi farcela dappertutto!”

 

ARTICOLO DI: Chiara Ciolfi

 

Colazione da Tiffany (USA, 1961)
un film di Blake Edwards
Con Audrey Hepburn, George Peppard, Martin Balsam, Mickey Rooney, Patricia Neal
Genere: commedia, 115 min.
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