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Conferenza stampa: Io e Marilyn

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Sul palco allestito per la conferenza stampa nel cinema Adriano di Roma il presentatore fa gli onori di casa e introduce il nuovo film di Pieraccioni a partire dai suoi “numeri”: esce nelle sale il 18 dicembre in 650 copie, una copertura massiccia per un periodo “caldo” per il cinema quale è quello natalizio.

Man mano che regista e attori prendono posto, vengono nominati anche i rappresentanti del cast tecnico, da Gianluca Sibaldi che ha realizzato le musiche, al direttore della fotografia Mark Melville, fino al produttore esecutivo Alessandro Calosci, che per Medusa ha seguito passo passo tutta la lavorazione.
Leonardo Pieraccioni, come sempre regista, sceneggiatore in coppia con Giovanni Veronesi, e attore, nel ruolo di Gualtiero, si prende del tempo per un doveroso preambolo …
Pieraccioni: Devo premettere che ogni volta che esce un mio film mi sento contento e fortunato, anche stavolta ho raccontato la storia che volevo e ho potuto finalmente dire a Marilyn “ti voglio bene”. In effetti questo film è un omaggio a lei e in più ha dato a me e a Veronesi la possibilità di raccontare tutte gli aspetti che ci interessano del mondo di oggi, dalle famiglie allargate alle coppie di fatto, etero o gay che siano; infatti credo che Laurenti (che interpreta il pasticciere gay Petronio) non sia qui perché la moglie non ce l’abbia mandato: è gelosa di Ceccherini (che interpreta Massimo, compagno di Petronio).
Ora vedo solo le parti belle del progetto, poi magari rivedendolo tra due anni riuscirò a trovare i difetti per adesso posso solo dire che ci siamo trovati tutti benissimo insieme: Laurenti , che non era della compagnia, Izzo (interpreta il domatore Pasquale) hai toni perfetti della commedia, a Pannofino (interpreta il maresciallo dei Carabinieri) dopo aver visto “Boris” ho perfino desiderato di inviargli un messaggio di natura omosessuale, Papaleo (interpreta Arnolfo) mi ha detto: “Leonardo, è il più bel personaggio che mi hai fatto fare!”. La Barbara Tabita, poi, ormai è affezionata a fare la mia ex moglie, anche se questa volta abbiamo ricominciato tutto da capo con un provino, Ceccherini è lì che gode “vedi, mi ha lasciato da ultimo!”, la Gastini mi ha veramente emozionato al provino, ora dirò una frase che è un luogo comune ma … sentirete parlare molto di lei! Veronesi, insieme ai miei due produttori, è l’incontro più fortunato che io abbia mai fatto dal punto di vista lavorativo e Ceccherini, lo vedete, è quello con il cappello! Appena gli ho dato la parte ha cercato subito di replicare “Il vizietto”, ma io gli ho detto di lasciar perdere assolutamente.
Ceccherini: (interrompendo) Ho anche preso casa a via Gradoli, ma niente, lui ha bocciato tutte le mie iniziative!
Pieraccioni: In fondo fare un film è come andare in vacanza in tenda canadese: sei contento di sudare con chi stai bene! Impeccabile è stato il rapporto con Medusa, di estremo rispetto, ma vorrei rammentare anche, per la parte tecnica, il direttore della fotografia Mark Melville, che lavora in America, ma è fiorentino, Gianluca Sibaldi, con cui lavoro da 25 anni, si facevano le feste di piazza insieme e ti sembra incredibile che un così grande talento sia così vicino a te.
In conclusione vorrei dire che sono felice di uscire anche con 50 copie in digitale, perché bisogna abituare il pubblico alle novità tecnologiche e poi così per i pirati è molto più comodo, prendono direttamente il dvd! (ride)
Come è nata l’idea di chiamare il protagonista Gualtiero Marchesi?
Questo film è stato scritto a quattro mani con Giovanni Veronesi, vi siete aiutati sul set?
Come mai non fai più spettacoli a teatro, per pigrizia?
Pieraccioni: Quest’ultima domanda ti ha detto di farla Capecchi, il mio agente di Pistoia!
Il nome del protagonista è venuto così per caso mentre scrivevamo la scena della telefonata ai Carabinieri, perché bisogna dire nome e cognome e da lì la battuta: “mi chiamo Gualtiero, Gualtiero Marchesi come il cuoco, ma non sono il cuoco!”, poi ho chiamato il maestro per chiedergli se si risentiva del fatto che usassimo il suo nome e gli ho detto: “Se non le fa piacere mi chiamerò Giampiero Vissani!” (ride).
Per quanto riguarda il mio rapporto con Giovanni Veronesi direi che sono passati i tempi in cui lui mi “teneva il capino” come ai bimbi sul set de “I laureati”, ormai i nostri rispettivi linguaggi cinematografici sono ben formati.
Il teatro invece fa parte delle quattro bugie della mia vita, quello che racconto a me stesso: imparare l’Inglese, andare in palestra, fare teatro e suonare la chitarra. Infatti per esempio vado a vedere lo spettacolo di Ceccherini “Ohiohiohi, che crisi!”, che in questo momento è in giro per la Toscana perché posso entrare in scena e dire due bischerate; Benigni per esempio è stato 15 anni lontano dal teatro, perché è davvero faticoso e io ultimamente la fatica non so neanche cosa sia: un conto è scrivere un film ogni due anni con Giovanni, un conto è scrivere uno spettacolo nuovo da zero, perché non potrei riproporre quello vecchio, inattaccabile dalla critica, come ho già fatto. Adesso con questo ritmo di un film ogni due anni potrei andare avanti per altri 15 anni!
Nel film e anche nel finale si nota una vena intimista, Pieraccioni è cambiato, è cresciuto?
Pieraccioni: Ognuno è il film che fa in quel momento. Io, per esempio, ho fatto dire a Marilyn quello che penso dell’aldilà e del rapporto con i defunti; non può essere come nel film “Ghost”, ma una persona cara può continuare a vivere nella tua testa. Poi, chiaramente, nel film si vanno a raccontare tematiche sentimentali che comunque mi appartengono … ho 45 anni, mi trucco la barba per le conferenze stampa, ma comunque la barba è bianca! (ride) Adesso sono anche più fragile, nel senso che vado in giro a chieder e conferme, se il film è piaciuto o no, certe micro ansie a 30 anni non ce le avevo. Per esempio, nella scena dell’abbraccio padre-figlia mi sono letteralmente strutto e anche pensando all’accoppiata Marilyn- Firenze: la donna più bella del mondo con la città più affascinante che ci sia.
Suzie Kennedy (interpreta Marilyn Monroe) è stata un incontro fortunato, sicuramente lei vive una sorta di transfert, per esempio, all’inizio della lavorazione le dissi: “Giriamo a Florence!” e lei: “Che bello, non sono mai stata in Francia!” e io subito pensai che si partiva male, ma quando le dissi che era in Italia lei disse: “Marilyn non è mai stata in Italia, adesso ci andrà!” e poi altre cose come: “Questo film sarebbe piaciuto a Marilyn”. Abbiamo anche realizzato una versione molto accurata della sceneggiatura in collaborazione con Anna Strasberg che detiene i diritti del personaggio e abbiamo discusso del contratto come se effettivamente Marilyn facesse parte del cast, infatti uno dei cartelloni recita: “L’unico film di Marilyn che non avete visto”. Noi inizialmente le avevamo assegnato un modo di parlare più corrente, invece alla fine lei parla come una signora e non ci sono momenti riferiti al suo passato reale se non la scena in cui si perde ad osservare dei giocatori di baseball (Marilyn fu sposata per un periodo con il cmapione Joe di Maggio).
Per questo il cinema è “ganzissimo”, permette di viaggiare con la fantasia e ricreare sul set situazioni irreali.
Veronesi: Leonardo negli anni si è strutturato, non intristito e ha sviluppato un lato più tenero e romantico che forse prima si vergognava a tirar fuori, comunque il film, anche se non è comicissimo, è un film decisamente “felice”.
Pieraccioni: Secondo me è molto comico invece, anche perché la mia felicità dipende dalla comicità del film! (ride)
Qual è stata la scena più difficile da girare?
In questo film si mescolano molti accenti diversi, a differenza di tuoi precedenti lavori, come mai?
Come lavorate insieme alla sceneggiatura tu e Veronesi?
Pieraccioni: Il mio obiettivo era non fare un film toscano per i toscani, cioè non un film troppo regionale. Per esempio io, Giorgio Panariello e Carlo Conti facevamo a Firenze spettacoli da 7000 persone, poi spostandosi appena un po’, magari a Grosseto, Panariello diceva che gli incassi dello spettacolo erano inferiori alle multe che prendevamo per divieto di sosta!
Già da tempo volevo fare un antagonista che, come Biagio Izzo,non parlasse il fiorentino, in questo modo il film riesce ad arrivare a tutti.
Veronesi: Quando scriviamo un film insieme io vado a casa sua, perché la regola è che bisogna andare a casa del padrone del film; di solito scriviamo d’inverno quindi devo uscire di casa col freddo la mattina presto e andare da lui e appena arrivo mi rendo subito conto se la giornata sarà proficua o no da dove lo trovo: se è al computer a navigare su Internet va bene, se invece lo trovo sul divano con gli occhi cisposi è il caso di cominciare più lentamente. Le battute vengono anche dal nulla quando non stiamo lavorando, per me è come andare a casa di un fratello, vado totalmente a ruota libera, sono irresponsabile,invece quando scrivo i miei film sento un peso maggiore.
Pieraccioni: Bisogna dire che il soggetto è di Giovanni, quando me ne ha parlato mi ha detto: “ forse a te il fantasy non piace”, invece io ho risposto che iniziavamo a girare il giorno dopo! (ride)
Come vi inserite in questo trend di fantasmi, di angeli contrapposti ai vampiri, soprattutto in un paese come il nostro in cui il concetto di aldilà è abbastanza connotato dal punto di vista religioso?
Pieraccioni: Il “bignamino” di quello che penso lo faccio dire a Marilyn, poi sicuramente è un tema molto soggettivo … come dire: il grande boh. Dio comunque è il più grande sceneggiatore perché comunque vada strapperà una risata. Io ho un rapporto molto tenero con chi non c’è più, perché so che mi ascolta, anche se non credo che mi possa rendere alcun tipo di servizio. Ecco, Marilyn è rimasta nei cuori più per quel che ha rappresentato che per quel che ha fatto.
Il personaggio di Marilyn è ispirato a quello di Humphrey Bogart in “Provaci ancora Sam” di Woody Allen?
Pieraccioni: Beh, il fantasma è un classico del fantasy, quella presenza che avverti solo tu, un po’ come nel film appena uscito “Il mio amico Eric” (di Ken Loach). Sicuramente c’è un omaggio a Woody Allen, ma anche una vena più comica perché chiedere consigli amorosi a Marilyn, con la disastrosa vita sentimentale che ha avuto, non è proprio il massimo.
Nelle sale avrete come avversario il film di Natale, con questo film “meno toscano” state manifestando una volontà di conquistarvi una fetta di quel mercato?
Pieraccioni: Il fatto di aver realizzato un film “meno toscano” è una conseguenza del mio lavoro da “I laureati” in poi, spesso ho anche inserito delle forzature come Tosca d’Aquino napoletana a Stia, ma sono cose che funzionano finché non te ne chiedi il motivo.
Come è stato ritrovare Pieraccioni dopo 4 anni? (l’attrice ha recitato in “Ti amo in tutte le lingue del mondo”) Lo ha trovato invecchiato?
Tabita: Se dico che è invecchiato non mi fa fare il terzo film! (ride) Ho dovuto sostenere il provino come se non lo conoscessi, ci siamo ripresentati, per me è stato un segno di grande attenzione, in un ambiente in cui spesso si dà molto per scontato. Il nostro rapporto è fantastico, non sarei qui sennò.
Come hai reagito al tuo ruolo?
Ceccherini: Dopo 8 film girati con quest’uomo ho deciso oggi di dire la verità: sono in tutti i suoi film perché ho un video in cui ci sono Pieraccioni, Conti e Panariello, niente trans, fanno tutto da soli! (ride) Se non mi fa lavorare lo metto su youtube! (ride) Comunque ho una critica da farti, Leonardo, ci hai provato con svedesi, sudamericane, adesso addirittura con un fantasma: e dillo che sei gay! Il prossimo film faccio io la protagonista con la parrucca bionda e lo chiamiamo “Io e Marilyn Manson”! (ride)
Come mai avete scelto di uscire a Natale?
Pieraccioni: A questa domanda vorrei rispondere dicendo che abbiamo sempre avuto competitors stranieri molto forti e che io personalmente sono orgoglioso che due film italiani si spartiscano la torta e vengano preferiti a quelli stranieri.
Cosa pensi dei film di Natale?
Pieraccioni: Io penso che il pubblico sia sovrano. Ho un grandissimo rispetto per i film di Natale: la comicità è anche molto popolare, il popolo è un premio meraviglioso. Poi, si tratta di scelte talmente dichiarate che sono oneste, ognuno fa quello che sente anche perché il pubblico altrimenti ti “sgama”, parte tutto dalla volontà di divertire e intrattenere. Poi le uscite possono essere varie e più o meno programmate, per esempio con il film di Checco Zalone “Cado dalle nubi” si è visto che uscire a novembre può essere molto strategico per l’incasso.
Voglio raccontare un episodio: quando uscì il mio ultimo film (Una moglie bellissima) una ragazza mi fermò al semaforo e mi disse: “Ieri sono andata a vedere il tuo film e sono stata bene!”, ecco per me è il miglior complimento.
Giampaolo Letta (Medusa Film): Quello di Pieraccioni, ogni due anni, è il nostro film di Natale, ci fidiamo completamente di lui, tanto che la prima volta che ci parlò del soggetto, pur rimanendo un po’ perplessi, gli demmo ugualmente carta bianca per lavorare.
Faresti un film in 3D?
Pieraccioni: Per i cartoni animati è eccezionale, ho visto “L’era Glaciale 3” e mi è piaciuto tantissimo, ma per la commedia come fai? Ti lanci un frisbee per un’ora e mezzo per sfruttare gli effetti?
In questo film non c’è la voce fuori campo, presente in molti tuoi film, un po’ un marchio di fabbrica, come mai l’hai abbandonata?
Pieraccioni: In realtà non c’è negli ultimi 5 film, in questo si ritrova come una sottolineatura nel momento in cui Gualtiero guarda la figlia, che è la vera donna della sua vita, perché pensavo che non si capisse bene altrimenti. E’ uno stile abbandonato così per caso, è molto utile perché aiuta e imbecca, ma quando non c’è si può dare libero sfogo alla fantasia e per questo film ne avevo bisogno.
Possiamo avere un giro di impressioni da parte di tutti gli attori?
Izzo: Il mio è un personaggio un po’ diverso da quelli a cui sono abituato, ho trovato questo film pieno di sentimenti veri.
(interrompendo) Con chi hai lavorato meglio, Pieraccioni o Neri Parenti?
Izzo: Ma che domande fai?! Posso dire che sono entrambe delle belle realtà che rispondono alla domanda di mercato, si faranno finché il pubblico le chiede.
Pannofino: Essendo figlio di un carabiniere, sono andato da mio padre tutto orgoglioso della mia parte, fino alla scena finale della festa gay, speriamo che si addormenti prima! (ride) Su Pieraccioni posso dire che lo amo anche io, dopo la dichiarazione di poco fa (ride), è molto bravo come regista, incoraggia gli attori ed ha uno stile quieto ed educato che gli permette di ottenere quello che desidera dagli attori che sono animali irrequieti.
Papaleo: Questo film mi è piaciuto molto e sono felice del rapporto continuativo che ho con Leonardo, poiché ho potuto essere testimone di un’evoluzione e di una crescita che sia arricchisce di volta in volta di qualche rischio maggiore come il sentimento. Questo film per me è maturo ed emozionante.
(cambiando argomento)Quanto hai incassato in totale?
Pieraccioni: Il totalone non lo so, sicuramente più di 200 milioni, per l’ultimo film l’incasso SIAE, maggiorato del 10% rispetto all’incasso CINETEL , era di 23 milioni.
Tabita:(tornando alle impressioni) Questa parte per me è stata un modo per farmi amare dal pubblico, anche quello femminile, visto che interpreto una madre. Ora non c’entra, ma … si capiva che i coltelli me li tiravano davvero?
Pieraccioni: Abbiamo fatto tutto senza controfigure, anche se ovviamente c’era un lanciatore di coltelli professionista, però devo dire che anche Biagio Izzo è un tipo un po’ pauroso, d’altronde una delle prime scene girate è stata quella del pranzo nuziale sospeso a 50 m d’altezza!
Izzo: Non ci dimentichiamo l’episodio della tigre! Nella scena della gabbia mi ha sfiorato con una zampata perché voleva giocare con la cintura dell’accappatoio,sono diventato bianco e ho perso la voce!
Gastini(interpreta la figlia Martina): (tornando alle impressioni) Posso solo ringraziare tantissimo Leonardo per avermi dato fiducia e spero di essermi giocata ala meglio questa occasione, questo è il mio primo film, ma mi sembra che abbia già tutto: risate, sentimento, fantasia.
ARTICOLO DI: Chiara Ciolfi
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