Il nuovo lavoro di Davide Melini si intitola “La dolce mano della Rosa Bianca”. Come ci ha già abituato nei suoi lavori precedenti, il trentenne regista, ci presenta un film che possiede diversi elementi, mescolati tra horror, paranormale e fantastico. Questa volta, però, è un tema “tangibile” quello che fa da sfondo alla trama: il problema della sicurezza stradale, in particolare per i giovani.
Quello che sarà il risultato finale non ci è dato ancora di sapere, visto che l'inizio della fase di montaggio è previsto per questi giorni e porterà ad ottenere un film della durata complessiva di circa 15 minuti. Ciò che sappiamo, invece, è che il corto sarà molto diverso dal suo ultimo predecessore, “The Puzzle”.
Innanzitutto sono serviti quattro mesi per la fase di pre-produzione e cinque dei sei giorni di ripresa previsti inizialmente (ridotti a causa del maltempo che ha improvvisamente colpito la Spagna, dove è stato girato il cortometraggio). Di molta più intensa mobilitazione sono stati l'ultilizzo di ben otto locations (tra cui, sicuramente più prestigiosa e meglio conosciuta, quella del Cimitero di Casabermeja, dichiarato monumento Storico-Artistico nel 1980) e di una troupe composta da più di venticinque tecnici specializzati nel settore cinema e televisione della città di Malaga.
Spagnoli sono anche gli interpreti protagonisti: Carlos Bahos, Natasha Machuca e Leocricia Sabàn. Ma nonostante il film sia ambientato e girato in Spagna e realizzato con attori iberici, la scelta sulla lingua originale è caduta sull'americano (successivamente il film sarà doppiato in italiano e in spagnolo), per permettere al corto di varcare anche le soglie dei confini europei.
Aspettiamo con attesa la pubblicazione di questa nuova opera prevista per l'inizio di settembre che, con ogni probabilità, sarà in grado di non deludere le aspettative investite su di essa.
Titolo: “The sweet hand of the White Rose”
Nazione: Spagna, Italia
Anno: 2009
Genere: Horror
Durata: 15'
Regia: Davide Melini
Cast: Carlos Bahos, Natasha Machuca e Leocricia Sabàn
ARTICOLO DI: Cristina Marcioni
























