Il palchetto della conferenza stampa è stato allestito in una delle sale del cinema Adriano di Roma, che spesso e volentieri fa da accogliente salotto per gli incontri più o meno formali con i giornalisti di radio, tv, giornali e, non ultimi, siti e portali.
Gli attori, il regista, lo sceneggiatore già prendono posto,armati di microfono, in attesa che si uniscano a loro anche Riccardo Tozzi, responsabile per Cattleya e Richard Borg, Amministratore delegato della Universal Pictures in Italia. Già, perché questo film rappresenta un nuovo corso per le due case di produzione, l’inizio di un cammino decisamente comune.
Prima di iniziare il moderatore legge un comunicato stampa di Aurelio Mancuso di Arcigay che elogia il film “per la leggerezza con cui denuncia molti pregiudizi”.
I due temi della coppia con i suoi problemi e della politica sono davvero ben amalgamati nel film, una delle due è stata portante rispetto all’altra? E se sì, quale?
Risponde Fabio Bonifacci (sceneggiatore):
La prima idea del film si è sviluppata a partire dal ribaltamento dei concetti di normalità e diversità che mi è parsa molto divertente soprattutto sotto certi aspetti: prendiamo un personaggio, gay convinto e anche impegnato in politica e facciamogli fare i conti con il sentimento che prova per una donna. Lui vivrà questo fatto come una colpa, anche perché non cambia il suo orientamento sessuale, ma si trova a gestire qualcosa di completamente nuovo, che invece per altri sarebbe totalmente normale. Tutto il resto è venuto fuori dopo, all’inizio la politica era un espediente per giustificare la sua visibilità pubblica, mentre per quanto riguarda la conclusione potrei dire che è stata quasi una “scelta” dei personaggi che, per la loro crescita all’interno della storia, ci arrivano spontaneamente.
I partiti politici di cui si parla nel film sono molto riconoscibili, tutto il contesto socio- culturale è i realtà estremamente vicino a quello reale. Si è trattato di una scelta di indirizzo oppure c’è stato un adattamento successivo?
Risponde Umberto Carteni (regista):
Il film è stato girato un anno fa, ma è stato scritto nel 2004, di conseguenza perfino per noi è stata una sorpresa constatare che la sua attualità è ancora più stringente oggi rispetto a ieri. Per il resto non ci siamo posti limitazioni nel raccontare la società e la politica anche con intento un po’ parodistico e satirico.
Nel film uo dei personaggi pronuncia un’azzeccatissima battuta su Obama, è stata scritta dopo la sua vittoria alle elezioni americane?
Risponde Bonifacci:
Incredibile ma vero è stata scritta quando Obama era solo un candidato alle primarie dei Democratici e non sembrava avere alcuna speranza di battere Hillary Cliton. In questo caso sono stato molto fortunato e quasi preveggente, altrimenti sarei stato pronto a cancellarla.
Il film è scritto molto bene, ma non possiamo fare a meno di chiederci: in Italia una situazione del genere è realistica o è più vicina alla fantascienza?
Risponde Carteni:
Io posso rispondere dicendo che ho ricevuto una e- mail da una persona che ha visto il film e mi scriveva che avevo raccontato esattamente la sua storia.
Risponde Bonifacci:
Anche io posso portare l’esempio di una ragazza di Bologna, lesbica, che per avere un figlio insieme alla sua compagna chiese l’aiuto di un amico solo per procrearlo. Dopo dieci anni e una difficile storia personale l’uomo tornò nelle loro vite con nessun’altra ambizione se non quella di fare da padre a quel figlio dimenticato. Ovviamente situazioni del genere non sono la normalità, ma esistono eccome.
Risponde Claudia Gerini (interpreta Adele):
Io sono convinta che prima della nostra identità sessuale venga il nostro essere persone, in continua evoluzione e alla ricerca di una soddisfazione ai propri desideri. So dai miei amici che per un gay un’esperienza eterosessuale è normale, del resto il film non vuole di certo essere un manifesto o una ricetta per la famiglia ideale, semplicemente a me piace pensare che Adele avesse proprio bisogno di due padri! Poi non sapremo mai se vivranno tutti felici e contenti, probabilmente dovranno affrontare molti conflitti, ma questo lo fa chiunque.
Invece dal punto di vista politico di sicuro in Italia siamo lontanissimi dalla realtà descritta nel film.
Risponde Luca Argentero (interpreta Piero):
Io aggiungerei che spesso la vera fantascienza è poi la realtà perché le forme che la famiglia sta assumendo sono ben più complesse di così e rispecchiano quella che secondo me è la normale evoluzione di questo concetto in tempi e società diverse. Inoltre se pensiamo come definizione di famiglia a chi ti vuole bene e si prende cura di te allora la gamma di sfumature diventa davvero potenzialmente infinita.
Nel finale politica e privato si dissociano, forse perché ancora una volta la politica non riesce a tenere testa alla realtà?
Risponde Carteni:
Purtroppo la politica resta sempre un passo indietro, questo è un dato di fatto.
Risponde Argentero:
Beh questo fa parte della storia dell’uomo: le istituzioni seguono sempre la strada che la vita ha tracciato. Prendiamo l’esempio di Internet, 15 anni fa non aveva una sua legislazione apposita e appariva come una specie di terra di nessuno, è come nelle spigolature della Settimana Enigmistica: magari in Inghilterra c’è una legge che proibisce di entrare in farmacia con il cappello, ma sopravvive come retaggio antico.
Forse noi qui stiamo aprendo un discorso più grande del film, il quale sottolinea soprattutto il tema delle minoranze e dei diritti umani, a cui le istituzioni dovrebbero prestare una particolare attenzione.
Risponde Filippo Nigro (interpreta Remo):
Vorrei inoltre aggiungere che ci sono già numerosi posti nel mondo e in europa dove questo ritardo non c’è o quanto meno è più leggero.
I personaggi sono tutti facilmente riconoscibili e riconducibili a un loro “doppio” più famoso nella realtà, in particolare, qual è il modello del personaggio di Claudia Gerini?
Risponde Gerini:
Sono un sogno (ride)!Beh potrei essere paragonata a Irene Pivetti per il cambio di look, ma comunque magari ci fosse in parlamento qualcuna come la mia Adele: lei è capace di dialogare, dimostra di essere una donna che sa cambiare idea, che sa ascoltare.
Risponde Bonifacci:
Lo spunto in questo caso era mettere una donna severa e rigorosa come Adele sotto una tale pressione da costringerla ad aprirsi.
Risponde Francesco Pannofino (interpreta il candidato sindaco Galeazzo):
Il mio personaggio è ispirato a un sindaco di Padova che si mise a dividere i buoni dai cattivi costruendo vari muri in città. Io ho visto il film finito per la prima volta qui insieme a voi e mi è piaciuta la sua verosimiglianza, oltre che la sua tenerezza, alla fine vuoi bene ai protagonisti.
Risponde Riccardo Tozzi:
Vorrei ricordare che nel finale ci sono delle immagini che spiegano quello che succederà, cioè la vittoria in seconda battuta di Adele e del centro- sinistra e quindi il sogno di vittoria si avvera quando si ha il coraggio di abbattere i muri virtuali, oltre che reali, che ci circondano.
Risponde Gerini:
Comunque alla fine i personaggi vanno un po’ nel pallone per le loro vicende personali e la politica cede un po’ il passo al privato.
Secondo voi quanto il Vaticano condiziona la politica italiana?
Risponde Argentero:
Di sicuro viviamo in un paese in cui la laicità delle istituzioni è messa a dura prova, sarebbe bello avvertire un po’ meno questa influenza, anche perché come diceva Filippo ci sono altri Paesi i cui non se la passano così male, anche senza il controllo della Chiesa.
Inoltre stiamo uscendo da un periodo di discorsi su fine- vita, eutanasia e quant’altro dove si sente la necessità di un contraltare, io sono contento che ci sia anche un po’ di ostinazione perché quando si arriverà al “sì”- ne sono convinto – vorrà dire che il dibattito sarà stato davvero esauriente.
Risponde Tozzi:
Tanto per introdurre un elemento di ulteriore diversità vorrei aggiungere che questo film ha avuto l’approvazione del Centro Cattolico del Cinema, che su questi argomenti si è dimostrato molto più tollerante di tanti partiti che sono spesso “più realisti del re”. Si tratta di un organo preposto al commento dei film che escono sulla base di una precisa politica culturale e che ha anche l’ultima parola sull’accesso del film al circuito delle sale parrocchiali, di solito è davvero molto selettivo.
Risponde Bonifacci:
Io credo che la geografia abbia un peso, nel senso che il Vaticano ha sede in Italia e dunque fa sentire la sua voce soprattutto qui. Tuttavia sono convinto che non abbia tutta questa importanza: faccio l’esempio di Stieg Larsson, scrittore svedese, morto da poco, che ha lasciato un patrimonio di 10 milioni di dollari di diritti d’autore. Ebbene tutti questi soldi andranno solo al padre e al fratello perché Larsson non era sposato con la donna che era sua compagna da trent’anni.
Per il resto, l’evoluzione dalla famiglia tradizionale a quella moderna è molto difficile, per questo contesto alla Chiesa di aver portato la questione su un piano troppo ideologico, mentre se fossimo più consapevoli che ci troviamo tutti in una fase di transizione sarebbe molto più semplice uscirne.
Risponde Carteni:
Io la penso come Fabio, ultimamente ho sentito davvero il peso dell’influenza.
Risponde Gerini:
Neanche io mi discosto molto da quello che è stato detto, è giusto ascoltare più “campane”, ma questa influenza, per giusta e oggettiva che sia non deve attestarsi solo sul piano ideologico.
Era previsto fin dall’inizio che il primo film prodotto da Cattleya- Universal Pictures fosse “Diverso da chi?”?
Quali sono i vostri intenti comuni per il futuro?
Risponde Richard Borg:
Non è questo il primo titolo che produciamo insieme; il primo in assoluto fu “Lezioni di cioccolato”, anzi addirittura “Diverso da chi?” fu deciso prima della firma ufficiale del contratto, in ogni caso abbiamo già dei nuovi titoli attualmente in produzione.
Risponde Tozzi:
Questo è il tipo di film che ci piacerebbe continuare a fare: commedia che però tocchi anche temi più seri e di interesse per la società; in più non nego che la molla principale che ci ha spinti è stata la possibilità di lavorare a film internazionali.
E’ vero che avete organizzato varie anteprime in giro per l’Italia e che i biglietti sono andati a ruba?
Risponde Borg:
Sì è vero, nella maggioranza dei casi sono andati tutti esauriti in poche ore ed è davvero una circostanza eccezionale.
Come mai avete scelto Trieste come location?
Risponde Carteni:
Non ci avevamo pensato prima, ma ci serviva una città del nord e l’ho trovata adatta. Nel film non viene mai nominata, ma io non mi sono nemmeno limitato nel mostrarla, ho scelto gli scorci in totale libertà.
I protagonisti sono stati scelti subito?
Risponde Corteni:
Sì, sono state tutte decisioni prese preliminarmente con Cattleya.
Per la costruzione dei personaggi dei politici di partito, interpretati da Giuseppe Cederna e Antonio Catania, avete fatto un po’ di ricerca sulla base di modelli reali o avete lavorato solo di fantasia?
Risponde Carteni:
Insieme al costumista Roberto Chiocchi abbiamo lavorato a partire dal look, ma senza riferimenti a particolari modelli.
Il “placet” delle associazioni gay e di molti autorevoli rappresentanti del mono gay come Luxuria e Grillini è arrivato subito o è stata una conquista?
Risponde Bonifacci:
Devo dire che non mi sono troppo preoccupato di scontentare qualcuno, anche perché la scrittura ne avrebbe risentito nella sua libertà. All’inizio mi sono limitato a consultare Franco Grillini, allora numero uno di Arcigay, perché non volevo che il film fosse strumentalizzato e lui mi ha dato un consiglio molto utile, cioè evitare di raccontare la conversione del gay dopo l’incontro con una donna, perché per agli omosessuali dà molto fastidio oltre ad essere errato, perché se un gay è socialmente riconosciuto come tale non potrà mai mettere del tutto a tacere la sua natura che prima o poi tornerà alla ribalta.
Avete visto il film “Milk” con cui Sean Penn ha vinto l’Oscar? Come vi siete rapportati ad esso?
E come avete lavorato sui vostri personaggi, visto il risultato molto credibile?
Risponde Argentero:
Ormai siamo delle autorità in materia! (ridendo) Ho visto Milk e l’ho trovato molto bello, da spettatore mi è rimasta la curiosità di vedere Sean Penn alle prese con un personaggio gay non reale.
Per quanto riguarda la costruzione del ruolo ho lavorato molto con Umberto (il regista) e Roberto (il costumista) perché Piero ha una grande considerazione dello stile e la compostezza è uno dei suoi tratti distintivi, fa di lui l’uomo colto e affermato che è e lo rendono perfettamente integrato in un contesto pubblico.
Risponde Nigro:
Non ho visto Milk e si è avverata la previsione di Luca che l’altro giorno mi sgridava perché non l’avevo ancora visto dicendomi: “te lo chiederanno prima o poi!” (ridendo)
Riguardo al ruolo devo dire che io mi sono perfino dimenticato dell’orientamento sessuale di Remo perché lui è geloso, vive con un uomo di cui è molto innamorato, non può avere un figlio e queste sono caratteristiche in comune con molte coppie eterosessuali.
Inoltre, per il capitolo buoni consigli, il regista Ferzan Ozpetek ci ha chiamato e ci ha consigliato di modulare l’interpretazione in modo da evitare in assoluto le macchiette.
Risponde Argentero:
I nostri due personaggi funzionano molto bene in coppia, per esempio il fatto che pratichino il canottaggio ha contribuito moltissimo a unire me e Filippo: non potevamo allenarci a Roma perché è richiesta una profilassi che dura 60 giorni e non avevamo così tanto tempo, perciò passavamo molto tempo a Trieste, dopo le riprese, a fare esperienza per quelle scene e alla fine sembravamo una coppia isterica che sta insieme da 15 anni.
Da dove arriva l’ispirazione per i personaggi dei politici cinici tipo “la casta”?
Risponde Cederna:
Premetto che io vorrei avere delle idee molto di sinistra, ma interpretare un personaggio così cinico mi è venuto talmente bene che ci sono rimasto male. Comunque fare il “Gatto di Pinocchio” della situazione mi è piaciuto molto, anche perché ho lavorato con dei bravissimi attori; certe volte interrompevo le scene perché mi veniva da ridere guardando Claudia: ha la commedia nel sangue e con Antonio (Catania) ci siamo ritrovati dopo tanti anni da “Mediterraneo”, ma non sembrava essere cambiato nulla.
Sulla locandina al dito della Gerini c’è un anello molto vistoso, che significato ha?
Risponde Gerini:
E’ la fede del marito che s n’è andato, ma Adele non riesce a toglierla proprio perché ha vissuto molto male il divorzio, contrario ai suoi principi. Inoltre, come si vede, sia lei che Remo prendono posizione nei confronti di Piero, come a dire che è un po’ di tutti e due.
Questo esempio di famiglia allargata assomiglia un po’ a una nuova tribù?
Risponde Bonifacci:
Il film non vuole di certo essere un manifesto programmatico. Nelle scuole di scrittura insegnano che all’inizio della storia si è completamente liberi, ma ogni dieci minuti che passano questa libertà diminuisce del 10% perché i personaggi cominciano a “vivere”. In questo caso importante non è il tipo di famiglia che si va a costituire, ma il modo in cui si costituisce: i protagonisti si ascoltano, dialogano in modo pulito e onesto e questo percorso è lo stesso fatto da tutti quelli che mettono su casa e vogliono figli.
In quante copie esce il film?
Risponde Borg:
Si tratta di un’uscita consistente, più di 300 copie, attualmente in esatta definizione.
ARTICOLO DI: Chiara Ciolfi
























