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Giffoni 2008 Le Cronache di Favino

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Per l’anteprima italiana del colossal americano Le cronache di Narnia: il principe Caspian, è arrivato al Giffoni Film Festival Pierfrancesco Favino.

Nella lunga e piacevolissima conferenza stampa l’attore ha parlato della sua esperienza con la produzione americana, evidenziando le differenze con quelle di casa nostra e ponendo l’accento, non sulle intuibili differenze di budget, bensì su quelle organizzative e sulla maggiore disponibilità degli americani ad aiutare gli attori a calarsi nei propri ruoli. La partecipazione alla megaproduzione targata Disney è la conferma della qualità del lavoro dell’interprete romano e della sua grande capacità di impersonare ruoli diversissimi tra loro. In Italia lo ricordiamo nei panni di Gino Bartali e in quelli di Libano in Romanzo Criminale e presto lo vedremo nel nuovo film di Spike Lee ambientato in Toscana durante la seconda guerra mondiale, Miracolo a Sant’Anna, che racconta le vicende dell’eccidio avvenuto nel paese della Garfagnana nel 1944. Favino ha anche voluto parlare di un altro film, tutto italiano, che uscirà in ottobre: Pane e Libertà che racconta la storia del sindacalista pugliese Giuseppe Di Vittorio, uno dei fondatori della costituzione del nostro paese, a cui amici e avversari riconobbero, unanimi, un grande buonsenso e una ricca umanità. Un uomo che seppe farsi capire, grazie al suo linguaggio semplice ed efficace, sia dalla classe operaia, in rapido sviluppo nelle città, sia dai contadini ancora fermi al margine della vita economica, sociale e culturale del Paese. Una vera figura mitica della storia politica italiana, visto che dalle campagne di Cerignola riuscì a portare con coraggio e passione le sue battaglie per i diritti dei lavoratori fino a rappresentare a Washington tutti i sindacati del mondo. Da qui il discorso di Favino esula da un territorio prettamente cinematografico e abbraccia quello dell’attualità: “In Italia non si riesce a fare film politici ma solo ideologici, questo è il nostro limite” dice, rispondendo a una domanda sul 1968.
E’ come se nelle sue parole ci fosse la voglia di compiere quello che in Italia è quasi un’eresia: non dare più l’importanza maggiore a uno schieramento politico bensì a una sorta di umanesimo apartitico che faccia vedere gli argomenti e i problemi di cui si tratta con una luce realmente oggettiva. Nel panorama italiano, dove non mancano star e starlette che arrivano agli onori delle cronache più per i loro scandalucci o per i loro capricci che per i loro effettivi meriti, Favino si impone con una morbida tirannia: quella di un attore che conosce il mestiere, che si documenta sul personaggio che andrà ad interpretare, che suda sul copione e che conosce valori quali il lavoro e l’umiltà. Da lui non c’è che da aspettarsi grandi cose.



Articolo di: Nicola Terzini
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