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Said Ould Khelifa incontra la stampa

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Prosegue, con grande riscontro di pubblico, il ricco cartellone della seconda edizione dell’Horcynus Festival.

Stamane, al Royal Hotel di Messina, si è tenuta l’attesa conferenza stampa con la presenza del pluripremiato regista algerino Said Ould Khelifa che presenta Vivantes. Era presente una nutrita rappresentanza della stampa mediorientale, testimonianza preziosa di come questo festival – e il suo obiettivo di essere una “testa di ponte fra la cultura occidentale e quella araba – non sia un semplice esperimento ma già una importante realtà.

Gaetano Giunta, presidente del festival, ha esordito affermando: ‹‹Il nostro è un festival diverso rispetto agli altri. La Fondazione Horcynus Horca non organizza spettacoli o concerti fini a se stessi, piuttosto, punta a dare un proprio contributo per la ricerca della pace. Quest’anno accanto al cinema arabo, proponiamo la filmografia italiana dal ’68 al ’78, un decennio che il direttore artistico Franco Jannuzzi ha definito “gli anni selvaggi”. Sono stati anni di grandi rivoluzioni ma anche anni di grande violenza, anni di terrorismo ma anche di grandi conquiste civili, che inevitabilmente avvicinano i nostri popoli››. Giunta ha voluto anche testimoniare la sua stima al regista algerino con parole di grande elogio: ‹‹Amo personalmente molto Said e la sua arte. Lo amo per la qualità e per la poesia della sua filmografia ma soprattutto per lo spessore umano che possiede, un valore molto raro››.

Erfan Rashid, direttore artistico della sezione riservata al cinema arabo, ha poi voluto sottolineare l’importanza di questo regista perché ‹‹ha letto il cambiamento della società algerina dal 1990 sino ai giorni nostri›› e ha introdotto anche la giovane attrice Samia Meziane ‹‹una delle nuove promesse del cinema orientale, una ragazza dalle grandi potenzialità››.

Sayid Ould Khelifa ha poi preso la parola rispondendo alle tante domande della stampa presenta, interessata sia alla sua arte che ai suoi modi schietti. Rifiuta subito l’etichetta di cineasta politico affermando ‹‹come diceva Truffaut, i messaggi vengono inviati solo tramite la posta. Non sono certo un’analista politico – però poi ammette – certamente l’arte può avere un peso politico ma io voglio solo parlare dei problemi della nostra società, parlando di una terra – l’Algeria – che somiglia molto alla Sicilia di trent’anni fa, per questo, credo che le nostre terre siano molto vicine››. Khelifa ha proseguito ‹‹In Vivantes ho voluto raccontare la violenza subita dalle donne, e l’ho fatto in modo esplicito solo in una singola scena che dura appena 1 minuto e 38 secondi, eppure per girarla c’abbiamo messo dodici ore e per ben due giorni tutti i membri della troupe sono rimasti scioccati. Però – ha precisato – non stiamo parlando di una nuova Arancia Meccanica, questa violenza si percepisce in tutto il film e spero che serva anche per ricordare a tutti che i fatti narrati sono veri e non si tratta di finzione››. Khelifa ha poi concluso affermando: ‹‹Mi definisco musulmano e non islamico, perché bisogna evitare di creare una visione politica, dunque assolutamente errata, della religione››.

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