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32, di Michele Pastrello

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Non capita spesso di trovarsi di fronte a realtà cinematografiche giovani ma già così concrete ed autentiche come il terzo lavoro di Michele Pastrello: un regista capace di confezionare un horror di denuncia tecnicamente in costante equilibrio tra uno stile fresco ed attuale e richiami alla scuola dei grandi maestri del passato.

 

A seguito del sovraffollamento di veicoli adibiti al trasporto merci sulla tangenziale di Mestre, prendono il via i lavori per la costruzione del “Passante di Mestre”, un autostrada che contribuirà ulteriormente, con i suoi 32 chilometri di lunghezza, a far sparire boschi e superfici agricole ma che per il momento diviene una solida base di partenza per il corto del giovane regista veneziano.

 

Una ragazza viene violentata da un torvo uomo d’affari impegnato nella realizzazione del Passante di Mestre. La ragazza reagirà alle angherie subite ma si renderà conto che alcune ferite non guariscono mai completamente. Da qui l’ottima idea del parallelo tra la violenza subita dalla protagonista e quella inferta alla madre terra, un rumoroso campanello d’allarme per chi pensa che i deboli e gli oppressi non possano ribellarsi alle violenze subite.

 

Un occhio di riguardo merita sicuramente la performance della debuttante protagonista: la giovane Eleonora Bolla infatti, impegnata in un ruolo drammatico ed al contempo molto fisico, viene promossa a pieni voti.

 

La quasi totale assenza di dialogo è ottimamente bilanciata da un impeccabile padronanza delle tecniche di ripresa, un accurata scelta delle inquadrature e da ciò che rappresenta il fiore all’occhiello del cortometraggio di Pastrello: la colonna sonora. Le musiche infatti, quasi tutte curate dal regista stesso, accompagnano con armonia i momenti narrativi importanti della pellicola senza mai invadere l’attimo, ne sovrapporsi alle parole “recitate”.

 

Gli appassionati del genere non potranno far a meno di notare come il giovane cineasta tenti di riportare lo spettatore nelle atmosfere del vecchio cinema horror trash americano, strizzando l’occhio a volte alle produzioni giapponesi degli ultimi anni.

 

Lo scontento e le emozioni che Pastrello vuole esprimere, riescono a far riflettere su quanto l’orrore vero non sia ciò che accade nelle visioni disturbate che prendono possesso dei momenti di debolezza della bella protagonista, ma ciò che avviene nella realtà, quando si torna con i piedi per terra e ci si rende conto dello scempio indiscriminato che avviene a discapito della natura e del futuro dell’ uomo stesso.

 

ARTICOLO DI: Gianmarco Fumasoli
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