Torna, a distanza di due anni dal suo ultimo lavoro, uno dei più geniali registi e sceneggiatori del genere fantastico. Dopo aver regalato al pubblico opere come Il Sesto senso, The Sign ed Unbreakable, M. Night Shyamalan oggi punta il dito su un argomento forse troppo sfruttato negli ultimi anni: lo sterminio dell’umanità.
Durante una giornata apparentemente normale, in alcune metropoli americane, avvengono inaspettati e sinistri decessi. All’apparenza nessuno sa per quale motivo questo fenomeno continui a crescere esponenzialmente, mietendo vittime sempre più numerose. Mark Wahlberg, nei panni dell’insegnante di scienze Elliot Moore, tenterà di sfuggire a questo inarrestabile evento del quale si ignorano le origini.
Un film impegnato per il regista indiano che si prefigge di sensibilizzare l’umanità nei confronti di un futuribile disastro ecologico, mettendo in evidenza, come sempre accade nelle sue opere, il comportamento umano in situazioni estreme: uno dei punti di forza del cinema attuale e delle pellicole dal passato dalle quali trae ispirazione.
Chi ha seguito nell’ ultimo decennio l’evoluzione del cinema di questo poliedrico autore, sa a cosa andrà incontro e quali saranno gli elementi caratterizzanti di quest’ opera: una trama importante in bilico costantemente tra poesia e suggestione, la spiritualità insita tanto nella narrazione quanto nei personaggi rappresentati: sempre originali ed al di fuori di ogni stereotipo, ma su tutti, senza alcuna ombra di dubbio, il caratteristico finale ad effetto che tutti si aspettano e che quasi mai delude.
E’ questo uno dei punti di forza di Shyamalan: il riuscire a tener desta l’attenzione dello spettatore fino alla fine, quando svela magistralmente il mistero che si cela nei vari livelli di narrazione e che porta spesso a ribaltare l’intera concezione del film.
ARTICOLO DI: Gianmarco Fumasoli
























