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La polvere del tempo

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Regista americano di origine greca, A (Willem Dafoe) si reca a Cinecittà per terminare le riprese del suo ultimo film, più volte abbandonato senza apparente apparente motivazione alcuna. Durante la lavorazione del film un mistero avvolge al vita del protagonista, egli infatti è alla continua ricerca di sua figlia, fuggiasca da giorni, stanca della vita “nomade” del padre e della mancanza materna.

Costretto per motivi lavorativi a spostarsi tra Roma e Berlino, A incontra nella capitale tedesca la sua famiglia intenta al ritorno nella terra natia, mentre tutto il mondo e le sicurezze del regista sembrano crollare d'un colpo.

Secondo film dell'ultima trilogia di Angelopoulos, “La polvere del tempo” è un opera che si svolge su piani narrativi e  visivi differenti, intenta a giocare sulla realtà/finzione tra cinema e storia reale; il problema di quest'ultima opera del regista greco, è percepibile fin dai primi minuti di narrazione, problema che non trova una risoluzione ma che si trascina fino all'ultimo noioso minuto della storia grazie alla carenza di vere e proprie “fondamenta inattaccabili” su cui costruire il film; sembra infatti che la nuova pellicola del regista greco, sia fatta per ammaliare la nuova generazione, perdendo con questo l'austerità sia delle immagini che l'impressione di “sacralità” della storia.

Il differente stampo registico che Angelopoulos di quest'ultima opera è decisivo nel rendere la pellicola “brutta” sotto molti aspetti, sia narrativi che visivi. Superficiale sia nella narrazione che nella composizione dei caratteri dei personaggi, “I skoni tou hronou”, sembra voler ammaliare lo spettatore con un cast eccezionale, ma limitandosi a gestirli come fossero marionette prive di spessore, dove i stessi Ganz e Piccoli perdono la loro efficacia e diventano a tratti ridicoli  e completamente inanimati.

Frettolosa e spesso iperbolica nei salti narrativi, lasciando buchi e interrogativi allo spettatore, “Trilogia II” risulta sciatta e stancante, provando ad animarsi con dei piccoli interrogativi che dovrebbero stuzzicare la curiosità dello spettatore, ma difatti contribuendo semplicemente alla sua confusione e alla sua noia; la ciliegina sulla torta di  Angelopoulos consiste nell'essere sciatto e frettoloso anche nelle immagini, rappresentando una attempata Eleni (Irène Jacob) invecchiata solo grazie a qualche ciocca di capelli bianchi, risultando, con paragone a quel che dovrebbe essere suo figlio di gran lunga più giovane e quindi ridicola, senza parlare della scena in cui la polizia tedesca fa irruzione nella casa abbandonata scacciando gli abusivi, scena tra il comico e il grottesco.

Diversamente dalla precedente pellicola, Trilogia I: To Livadi pou dakryzei, Angelopoulos sembra dimenticare la sofferenza e la semplicità che le immagini riuscivano a trasmettere allo spettatore, la povertà de scenari e la bravura nel dirigere attori e figuranti, fecero dell'opera d'apertura della trilogia, un vero e proprio capolavoro che lo spettatore non ritrova nella pellicola seguente, sembrando addirittura che la mano che dirige sia differente.

 

 

 

Paolo De Angelis

TITOLO: La polvere del tempo (Trilogia II: I skoni tou hronou)

GENERE: Drammatico  

REGISTA: Théo Angelopoulos

DURATA: 125

ANNO: 2008

NAZIONALITA’: Grecia, Italia, Germania, Francia, Russia

DATA USCITA:  01/06/2011

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