Deserto, miseria, criminalità e droga, la desolazione aleggia tra le strade popolate da occhi che cercano di non guardare e occhi che osservano con morbosità, quell'apparenza di vita routinaria che si muove tra le vie dismesse di una periferia. La realtà che compare sembra quella di un mondo abbandonato a se stesso, imploso secoli addietro, dove quel che ne rimane, sono solo i strascichi di una popolazione che tenta solo di sopravvivere; Et in terra pax, non è un film su realtà lontane, dimenticate dall'occidente e dai popoli, non descrive uno di quei esotici e lontani stati stravolti dalle guerre civili, la pellicola di Matteo Botrugno e Daniele Coluccini, tratta semplicemente di una periferia di una città italiana, e non una città qualsiasi, e non una periferia qualsiasi, ma bensì di Corviale, la lontana, ma non troppo, periferia romana.
Et in terra pax è un film corale che descrive e unisce nella loro tragedia, le tre apparentemente differenti storie, ognuna di esse congiunta da un'unica realtà, quella della sopravvivenza e della voglia di ricominciare, voglia che si spezza sotto il peso imponente della droga e della criminalità;
Brotrugno e Coluccini abilmente descrivono le tre storie di Marco (Maurizio Tesei), ex galeotto, dopo cinque anni di reclusione tenta e sogna d'intraprendere una vita differente, convinto a non voler ricadere nel precedente errore, sogno che s'infrangerà presto quando, abbandonato al suo destino e alla sua desolazione, rimboccherà la strada precedentemente abbandonata, ricreando una sua realtà nei limiti di una panchina, dove passerà le sue giornate tra l'osservare e lo spaccio di cocaina; Sonia (Ughetta D’Onorascenzo), studentessa universitaria, che tenta invano di uscire dal vortice della periferia che la risucchierà, come accadrà ai stessi Faustino (Michele Botrugno), Massimo (Germano Gentile) e Federico (Fabio Gomiero), tre inseparabili amici diversi fra loro, ma con un unico tragico destino.
La prima pellicola della neo coppia di cineasti, centra fin da subito l'obiettivo prefissato, girato a low budjet (da 100 a 300 mila euro), senza nessuna distribuzione massiva, e priva di volti famosi, Et in terra pax riesce nonostante l'ardua sfida a caratterizzare perfettamente il disagio che aleggia nella quotidianità e dimostrando, come ultima creazione del cinema indipendente italiano (del vero cinema indipendente italiano), come ci siano autori (conosciuti o meno) che hanno qualcosa da dire, e da mostrare, la riprova ne è appunto questo piccolo capolavoro, che ha il merito di spostare (fortunatamente), l'occhio della macchina da presa al di fuori dei lustri e dei belletti della capitale, immergerlo in quei problemi che il cinema nostrano sembra non voglia rappresentare, per incapacità espressiva o altro.
Paolo De Angelis
TITOLO: Et in terra pax
GENERE: Drammatico
REGISTA: Matteo Botrugno, Daniele Coluccini
DURATA: 89
ANNO: 2010
NAZIONALITA’: Italia
DATA USCITA: 27/05/2011
























