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La misura del confine

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Lo strano ritrovamento di un cadavere mummificato, tra la linea di confine che separa la Svizzera dall'Italia, porta il topografo siciliano Giovanni (Giovanni Guardiano), ad affrontare un lungo viaggio per verificare la “nazionalità” del cadavere ritrovato, in collaborazione con Mathias (Paolo Bonanni), topografo svizzero, e la sua squadra taciturna.

Scoperto e portato al sicuro il cadavere nella piccola baita di montagna, gestita dai solari Peppino (Peppino Mazzotta) e Beatrice (Beatrice Orlandini), iniziano le prime ricerche sulla provenienza della mummia, facendo tornare a galla gli scheletri dell'armadio del paesino in cui è stata trovata.

Etichettato come thriller, con il rafforzamento dell'etichetta indipendente per sembrare ancor più un film per pochi amatori del buon cinema, questa nuova pellicola del cinema Indi nostrano, mostra i suoi limiti fin dal primo minuto di regia. Andrea Papini si compiace del suo ruolo controcorrente d'autore indipendente tralasciando tutto ciò che dovrebbe essere ben curato in un film, indi o meno che sia; La misura del confine, non solo è una pellicola meno che mediocre per via della pessima scelta degli attori, che come dicevamo prima, rivelano la loro inadeguatezza fin dal primo minuto, sia per mancanza di una sceneggiatura vera e propria che per la disarmante amatorialità di alcuni personaggi, totalmente privi di spessore psicologico che non si esimono nell'incarnare i soliti clichè, come lo svizzero che parla come un robot, la moglie siciliana gelosa che reclama il marito per l'anniversario e che lo mette in guardia sulla “gente fredda del nord”, ed altre geniali trovate che dovrebbero far parte della “resistenza” al manieristico mainstream nostrano. Oltre a tutto ciò (come se non fosse già abbastanza), la cosa più sconcertante (ancor più sconcertante del sentir parlare la squadra svizzera), è l'assoluta mancanza di narrazione, sembra infatti che Papini abbia portato sullo schermo la trasposizione del soggetto piuttosto che della sceneggiatura, salti parabolici che piombano sul nulla, vite dei personaggi semplicemente abbozzate (male), e una storia che si dipana per bocca dei personaggi, come un pessimo audiolibro, senza che vi si per un attimo l'elemento essenziale del cinema, ovvero il coinvolgimento da parte dello spettatore, poiché quel che avviene, non è un'illustrazione dei fatti, tramite una recitazione e “un'incarnazione“, ma bensì una frettolosa sintesi per bocca di alcuni figuranti davanti ad una macchina da presa.

L'etichetta indipendente è sempre stata un'ancora di salvezza per il cinema, quando il grande schermo è saturo di prodotti che sono artistici quanto una cartolina d'un villaggio turistico, quest'ultimo riporta un valore e un significato alla settima arte, mostrando con attori ( amatoriali o meno che siano,) e lavorazione a  low budjet, che il buon cinema non ha bisogno dei “merletti” per essere essere un buon prodotto, tantomeno di una storia avvincente, ma la capacità di saper raccontare questa storia. Papini preferisce mostrare la montagna, o meglio quelle quattro riprese aeree, (magari anche un po' costose per un film indi) che dovrebbero bastare a giustificare il film come amore per la montagna ecc. ecc. ecc.

 

Paolo De Angelis

 

TITOLO: La misura del confine

GENERE: Thriller

REGISTA: Andrea Papini

DURATA: 79 minuti

ANNO: 2010

NAZIONALITA’: Italia

DATA USCITA: 06/05/2011

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