Silvio forever autobiografia non autorizzata di Silvio Berlusconi è il titolo completo di questo bel film di Roberto Faenza e Filippo Macelloni.
Non un pamphlet contro il Presidente del Consiglio, non un film con lo spirito de ‘Il Caimano’ di Nanni Moretti, quasi nemmeno un documentario, ma la ricostruzione - utilizzando unicamente materiali di repertorio dai filmati televisivi a quelli di internet, e quasi sempre solo la voce di Berlusconi quale io narrante e comunque sempre le sue parole anche quando il bravo Neri Marcorè supplisce alla mancanza di audio originale - della sua attività politica dal momento della ‘discesa in campo’.
Faenza non è nuovo a questo genere: forse pochi hanno visto e ricordano (per motivi anagrafici sono tra quelli) ‘Forza Italia!’ un film del 1978 - tolto dai circuiti in seguito al sequestro dell’on. Moro - ironico ritratto della classe politica degli anni settanta in cui già si percepivano i germi di quella involuzione che avrebbe portato alla fine della prima Repubblica e dei partiti che bene o male (oggi si può certamente dire più bene che male) avevano costruito una democrazia più forte e radicata di quanto possa sembrare a prima vista.
‘Forza Italia!’ (quando fu realizzato il movimento berlusconiano che avrebbe poi preso questo nome non era forse nemmeno nei pensieri più reconditi del suo fondatore) resta tuttora uno strumento utilissimo per comprendere l’evolversi della politica e della partitocrazia italiana e la vera natura di parte dei politici dell’epoca, come scrisse Aldo Moro nel memoriale ritrovato dopo il suo assassinio.
Film per comprendere è anche Silvio forever poiché attraverso le immagini e le parole si capisce non tanto la natura dell’uomo - peraltro ormai chiara e prevedibile - quanto l’essenza del berlusconismo, cioè di quell’humus che ha generato il fenomeno e gli dà forza.
Scarso senso della ‘res pubblica’, insofferenza verso le leggi quando impediscono di fare gli interessi personali, creazione di un nemico (meglio se immaginario) cui addebitare incapacità ed eventuali errori, far finta di credere a mirabolanti promesse per sfuggire alla realtà: sono componenti più o meno accentuate nella natura degli Italiani (come già la descriveva Guicciardini) che in fondo ammirano e invidiano chi può impunemente assumere questi atteggiamenti.
Vengono in mente le parole di quel fine intellettuale che fu Giorgio Gaber quando disse di non temere “Berlusconi in sé, ma Berlusconi in me”, ed è questo il vero punto del problema: Berlusconi governa perché - dopo circa quindici anni di politica vissuti da protagonista - è stato il più votato dagli Italiani i quali hanno riconosciuto in lui parte di se stessi e ha interpretato il desiderio - forse inconscio in molti - dell’uomo che pensa per tutti (Mussolini ieri, Berlusconi oggi: ‘ghe pensi mi’).
In quest’ottica Berlusconi risponde al sentire profondo di molti Italiani che preferiscono essere sudditi piuttosto che cittadini e che, pur non confessandolo (anzi scandalizzandosi) in cuor loro, ammettono che al potente di turno sia tutto lecito, specialmente se ricco. È quindi inutile pensare di batterlo cavalcando le ‘feste con le amiche’ perché anche sotto quest’aspetto risponde al sogno segreto di molti: chi non ricorda il Casanova/Mastroianni di quel sommo interprete dell’inconscio degli Italiani che fu Fellini?
Sono osservazioni portate in primo piano dal film di Faenza, ma vi è un altro aspetto del ‘caso Berlusconi’ (che sono certo fra qualche decennio verrà studiato nei manuali di sociologia politica) che Silvio forever evidenzia: la modernità del linguaggio/messaggio di Berlusconi, un linguaggio di slogan che diviene codice di pensiero politico e in cui la ripetitività fa diventare vero il falso e falso il vero, specialmente quando il megafono è la televisione, moderno totem della verità (l’ha detto la televisione).
E nell’era televisiva vince chi più somiglia al suo pubblico e in questo Berlusconi è maestro.
Un’ultima osservazione: l’opposizione si vede poco nel film, come si vede poco nel Paese. Nel film è affidata a Benigni e Fo: due grandi attori e due grandi uomini (ma non ‘politici’) che sanno parlare alla gente perché per la sensibilità data loro dalla professione (e il caso Grillo lo conferma) sanno scaldare i cuori.
I leader dell’opposizione dovrebbero andare a vedere il film di Faenza (anzi dovrebbero anche vedere o rivedere ‘Forza Italia’), potrebbero trarne utili insegnamenti e non apparire uomini di un altro secolo in cui contavano soprattutto ideali e idee, ma che oggi rischiano di parlare solo a persone come me che sono dell’altro secolo.
Salvatore Longo
La scheda
Regia: Roberto Faenza e Filippo Macelloni
Attori principali: personaggi dalla realtà
Coordinamento ricerche archivi: Cristina Rajola
Ricerche archivio: Arnaldo Donnini, Chiara Capparella e Laura Petruccelli
Soggetto e sceneggiatura: Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella
Montaggio: Riccardo Cremona
Montaggio del suono: Marzia Cordò
In collaborazione con: Anna Zanconato
Art director: Edoardo Campanale
Motion Graphic: Andrea Gnesutta
Con l’amichevole partecipazione di: Neri Marcoré
Con la collaborazione di: Massimo Fiocchi
Anno: 2011
Produzione: Ad Hoc Film
Coordinamento produzione: Monica Verzolini
Paese: Italia
Durata: 80 min
























