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Silvio forever

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Ad un tratto in conferenza stampa Gian Antonio Stella sbotta ed esclama: “Io non sono un nemico di Berlusconi”. Eravamo rimasti tutti, elettori di destra e di sinistra, berlusconiani e non, vittime di un fraintendimento. Silvio Forever non è un film ostile e “contro” il nostro presidente del Consiglio ma una sorta di autobiografia, il racconto e l’analisi di un fenomeno che è la parte più recente d’Italia e circa 1/7 della sua storia repubblicana. Gli 80 min. di documentario sono una sintesi straordinaria delle più tristemente note imprese del nostro eroe, raccontate (ed è forse questa l’unica concessione ad un fremente antiberlusconismo) con l’inevitabile ironia che questa grottesca figura porta in sé stessa. B. è un intrattenitore ed un uomo da palcoscenico nell’era della televisione, ancora prima che un animale politico. Canta, balla, racconta barzellette che non fanno ridere, si libra in aria al ritmo di “chi non salta comunista è”, racconta inverosimili palle, domanda “chi mi ha toccato il culo” ai ragazzi del servizio civile. Di contro non l’opposizione ma una folla in delirio per tanto istrionismo. Roberto Faenza, Filippo Macellani, Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella tutti d’accordo su una cosa: B. ha il suo perverso fascino, mentre tra il pubblico di giornalisti c’è chi ipotizza che il film centuplica il consenso al leader. Ma il consenso guadagnato a botte di sorrisi rifatti e buffonerie è tutto abbarbicato sull’ignoranza. Qui torna alla mente una scena agghiacciante che nel documentario si vede: una folla che manifesta contro l’offuscamento dei canali Mediaset portando in trionfo (come la Madonna in una processione) un apparecchio televisivo. Dalle retrovie una nonnina urla: “Rai uno ricchioni”.

 Consentitemi la citazione, si sta sempre parlando della nostra nobile patria. Il film è totalmente composto di materiale di repertorio, quindi, oltre alla selezione, unico intervento registico risulta quello del montaggio: “perché” è la domanda di una giornalista su un punto saliente “ non si è preferito uno stile all’avanguardia e accattivante come quello del programma televisivo blob?”. Al di là dei miei personali dubbi sulla sopportabilità di 80 min. così concepiti, risponde Faenza (che non cede un millimetro ai colpi dei detrattori): “E’ un film interessante sotto il profilo del linguaggio. B. parla diversamente dai politici normali. Usa un vocabolario di 100 parole, che però arrivano alla gente.” Questo insomma l’intento: restituire a tutto tondo e senza sofisticatezze la figura del “miglior presidente della storia d’Italia” (citazione di chi se lo dice da solo) al di fuori di ogni giudizio. Tanto più che le etichette, ora come ora, sono due e ruotanti non attorno ad un sistema ideologico, ad un assetto ad un evento epocale, ma relative ad una personalità che per quanto singola riesce necessariamente a far parlare di sé: berlusconisti e anti-berlusconisti. L’allegra brigata di cineasti che vogliono librarsi al di sopra di questa contrapposizione, non ha evidentemente calcolato la portata gigantesca della contraddizione da cui questo film “per tutti” non è esente: troppo di destra per chi è di sinistra e troppo di sinistra per chi è di destra, rischia davvero di essere odiato da tutti. Tanto più che non racconta il personaggio in sé (operazione inedita ed interessante) ma i modi attraverso i quali egli comunica con una popolazione intorpidita, sonnolenta, comatosa: cioè il risaputissimo repertorio di barzellette, gaffe, autocelebrazioni, vittimismi e palle che inorridiscono o infinocchiano il cittadino italiano. Quello di un documentario per sua natura trasversale alle fazioni è però un progetto utopistico anche per un'altra ragione, diversa dalla diffidenza dei paladini di B. verso qualunque prodotto culturale cui sia associato il nome del proprio leader. Il proposito di Faenza&Co di una rappresentazione neutrale, non schierata, non avversa, ma sulla quale chiunque possa maturare una sua opinione è un progetto nobile in un altro paese. Qui in Italia , dove uno spirito critico si inceppa tra omissis e deformazioni del vero o si assopisce davanti al carnevale delle demenzialità in onda a reti unificate su una tv che disinforma e instupidisce, qui in Italia, dicevo, c’è bisogno di informazione, controinformazione e soprattutto dure condanne. Capita a puntino una domanda rivolta da una sacrosanta giornalista proprio ai nostri Pilato: “Quali ostracismi, quali stop, quali difficoltà nella collaborazione con la RAI?”. A quanto pare, nonostante tutto alla fine si sia fatto, ci sono state resistenze anche verso qualcosa di fondamentalmente innocuo per l’imperatore, quindi scordiamoci  il trailer sulla tv statale e, forse, a fronte di una conferenza stampa dalle dimensioni gigantesche, di vedere il film in cartellone nella nostra città, perchè verrà distribuito in sole 102 copie. E perché mai allora Stella dovrebbe avere nemici?

Giuseppe Giordano

 

 

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Ultimo aggiornamento ( Sabato 09 Aprile 2011 05:38 )  

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