Kevin Munroe è uno di quei nerd che becchi a due chilometri di distanza. E se non si vuol credere alle apparenze tanto vale citare la sua lunga carriera appresso (oltre che al cinema) a videogiochi, fumetti e cartoni animati. Ha lavorato con Walt Disney Studios, Warner Bros, Cartoon Network, Fox, The Jim Henson Company, Stan Winston Studios, Nickelodeon, oltre ad aver sviluppato franchise da milioni di dollari come la serie Kingdom Hears. Ha poi creato le acclamate serie di fumetti El Zombo Fantasma e Olympus Heights e uno special natalizio in CGI dal titolo di Donner. Mica bruscolini. Alla conferenza stampa prende posto a fronte di un tavolo coperto di nero, ornato di due orribili teschi e sfoggia capelli lunghi, basettoni, una maglia della Lucasfilm e qualche chilo di troppo. Al suo fianco Boris Sollazzo ha l’onore di condurre l’intervista vestito da Dylan Dog.
Le domande piovono a raffica e tutte, proprio tutte, celano un malcontento per ciò che si è appena visto: un Dylan scanzonato e impavido che vorrebbe smettere di dare la caccia ai vampiri per passare ad una clientela più tranquilla o fare l’indagatore baby-pensionato. Ma c’è sempre una donna che ti contatta e afferma che il padre è stato ucciso da una creatura misteriosa; c’è sempre un lupo mannaro che ti costringe a tornare in azione, varcando la linea sottile tra luce e tenebre. La gran parte del disappunto si concentra su alcun gigantesche incoerenze rispetto alla versione italiana del fumetto: dov’è finito l’esasperante Groucho? E perché il maggiolino è di colore nero? Munroe non si sottrae ad una risposta sicura: problemi con i diritti d’autore da un lato, ed alcune divergenze con l’edizione americana del comic dall’altro. In questa cambia anche l’ambientazione: New York al posto di Londra, ma il film è ambientato a new Orleans per questioni economiche. Il regista la definisce “creepy”, da brividi, e assicura che di notte sembra infestata da fantasmi. “Perché avete abbassato il target di un fumetto “alto”, letto anche dagli adulti, trasformandolo in un teen-movie?”, è la domanda di una redattrice in prima fila. Risposta: “non credo di avere abbassato il target, anche se abbiamo cercato di fare una versione più popolare”. Si passano in rassegna opere passate e future del giovane Munroe: TNMT (teenage mutant ninja turtles) che ha aperto il primo posto del Box Office e in tutto il mondo è arrivato ad incassare 100 milioni di dollari e, all’orizzonte, un progetto della Lucasfilm, un musical fantasy prodotto da George Lucas. Probabile anche un seguito di Dylan Dog, solo se il film avrà successo, magari ambientato a Roma. Insomma, Munroe tiene testa alle domande più insidiose, ma anche i critici ci vanno piano. Non si illuda: il massacro avverrà per via cartacea, sulle recensioni. Tanto più che uno sfortunato (per lui) termine di paragone esiste in una sorta di precursore: Dellamorte dellamore, interpretato da Ruper Everett (al quale il peronaggio di Dylan Dog si ispira) su soggetto di Tiziano Sclavi, diretto e sceneggiato da italiani all’italica maniera. Date a Cesare quel che è di Cesare.
Giordano Giuseppe
























