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Rango - Intervista a Gore Verbinski e Abigail Breslin

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“Vivere in un sogno, un sogno piuttosto reale”.

E’ così che la giovane attrice Abigail Breslin e il regista Gore Verbinski interpretano la parabola, sia narrativa che tecnica, che ha portato a compimento il film Rango.

In occasione della giornata promozionale romana della nuova pellicola, Verbinski, insieme all’attrice Breslin, si sono prestati a soddisfare le domande e le curiosità dei giornalisti.

Equilibrandosi fra serietà e gioco, i due hanno esposto la loro visione e concezione, non solo relativamente a Rango, ma all’approccio professionale e umano rispetto alla vita di tutti i giorni.

 

C’è una notevole confluenza del vecchio dentro al nuovo. Come ha reso possibile questo equilibrio?

 

Verbinski: In realtà il protagonista, con il suo fare estroverso e quasi televisivo, rappresenta molto l’era moderna che incalza la mobilità e il dinamismo. Di contro, Polvere rappresenta quella tradizione, quel passato e quei valori relativi ad esso che vanno via via scemando con l’evolversi del tempo. Abbiamo cercato un equilibrio fra le parti, in modo tale da rendere la vicenda in un presente che volge al futuro, ma che ancora si porta dietro gli inevitabili strascichi del passato. Un mondo che da un lato vuole svecchiarsi, dall’altro rimane ancorato all’innocenza e al fascino di un tempo.

 

Il personaggio di Rango, la ricerca spasmodica dell’acqua come fonte di vita, il pesce inanimato che rappresenta un po’ la coperta di Linus, tutto questo è in un certo senso continua perdita e ricerca di se stessi?

 

Verbinski: Si. Il camaleonte stesso in natura incarna un ruolo di mutamento ed è quello che fa Rango. Egli ricerca continuamente la sua identità, non capendo cerca una cosa che è già insita in lui. Anche i personaggi e la stessa città di Polvere, come la grande metropoli, stanno tutti per subire un “cambio di pelle”, tutti stanno e stiamo cambiando.

 

Abigail, hai cominciato a fare cinema alla tenera età di 5 anni. Immagino tu ti sia prestata ad innumerevoli esperienze attoriali. Com’è stato stavolta recitare snaturandoti da tuo stesso corpo?

 

Breslin: Beh, è stato veramente divertente. Muoversi e vedere il corrispettivo delle tue azioni, traslate nel corpo di un personaggio di fantasia, direttamente sullo schermo è qualcosa di molto incoraggiante. Paradossalmente ti senti molto più naturale e molto a tuo agio nelle vesti di qualcun altro.

 

In genere nei film d’animazione i disegni sono tutti molto carini e zuccherosi. Uno dei pregi di questo cartone è che i personaggi sono quasi repellenti. Anche la tua Priscilla non è proprio gradevolissima…

 

Breslin: Ah no? Devo aver visto male allora! No, scherzo. Per me lei è molto dark ma, allo stesso tempo, molto tenera. E’ molto diversa da me, lei dice quello che pensa senza peli sulla lingua, è diretta e spigliata ed è questo che la rende affascinante, il suo essere estremamente sincera, la fa risultare innocente. E’ deliziosa!

 

Lei ha già collaborato in passate produzioni con Johnny Depp, la saga de I pirati dei caraibi ad esempio. Adesso Rango. Pur essendo ben differente da lei, anche Tim Burton ha sentito l’esigenza di “cartoonizzare” questo attore, può spiegare questo desiderio che vi spinge a materializzarlo in un altro corpo, un corpo irreale appunto?

 

Verbinski: Innanzi tutto io e Johnny siamo amici e questo ci porta nella condizione di avere un certo grado di confidenza. Lui è una persona totalmente assurda e sperimentale che sapevo essere perfetta per il ruolo di rango.

 

Non crede che, trattandosi di un film d’intrattenimento, ci siano troppi riferimenti ad una cultura cinematografica che un bambino non potrà mai cogliere?

 

Verbinski: Infatti ho scelto di proposito di muovermi a seconda delle esigenze di due gruppi: uno costituito da un pubblico giovanissimo, l’altro da un pubblico adulto. Ho tenuto a mente sia l’uno che l’altro in modo tale da poter intrattenere entrambi senza lasciare nessuno fuori dal divertimento.

 

I riferimenti all’acqua e alla siccità possono essere interpretati anche come una sorta di metafora dell’attuale crisi finanziaria..

 

Verbinski: Certo! In un certo senso l’acqua è una forma di moneta. “Controlla l’acqua e controllerai il potere” è una delle frasi più ricorrenti del film. Per questo c’è qualcosa di molto attuale nella storia, perché l’acqua è ancor più dell’oro, l’acqua è vita è sostentamento. Nonostante la smisurata tecnologia, abbiamo ancora bisogno delle cose semplici, a vote forse date per scontato, ma di cui non possiamo assolutamente farne a meno.

 

Le sonorità musicali che intermezzano e accompagnano le sequenze, sono molto simili alle musiche di Morricone, come è nata la colonna sonora?

 

Verbinski: Chiaramente volevamo alludere a un tipo di scenario western riconoscibile anche solo da una nota quasi. Quelle sonorità sono così intuibili, che basta poco per rievocare tutta una certa atmosfera e renderla solida. C’è una grande varietà di musica, pur partendo tutta dai motivetti western. Alcune volte è drammatica e seria, altre stupida e assurda. Le musiche sono plasmate sui personaggi e sulla narrazione stessa.

 

Oltre a fare cinema, andrete sicuramente a vederlo. Ecco, cos’è stato per te, Gore, nella tua infanzia e cos’è per te, Abigail, nella tua vita odierna, dato che sei giovanissima, vedere un film d’animazione da spettatori?

 

Abigail: Ma, a me piacciono molto i cartoons, sono così divertenti. Solo non capisco perché così spesso devono essere interpretati come puro appannaggio dei più piccoli, non so, non mi convince come cosa…

Verbinski: Beh, c’è differenza fra Live Action, ovvero il caso del nostro film, e cartone. Entrambi rappresentano una sorta di sogno, abbiamo la possibilità di vedere le cose così come ci appaiono nei sogni. Ma, mentre per la tecnica del Live Action c’è un limite, poiché non puoi chiedere agli attori l’impossibile, per il tradizionale cartoon non ci sono barriere e confini all’immaginazione. Lì tutto è possibile.

 

 

Serena Calabrese

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