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Il Gioiellino - Conferenza stampa

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Alla presentazione piuttosto informale del film sono presenti il regista, alcuni degli attori, la co-sceneggiatrice Ludovica Rampoldi e alcuni membri della produzione come Paolo del Brocco, Francesca Cima e Nicola Giuliano, il quale annuncia subito che il film esce in sala il 4 marzo e che il numero delle copie non è ancora definitivamente stabilito, ma ragionevolmente dovrebbe essere di 170.

Iniziano a fioccare le domande da parte dei giornalisti:

Qual è l’idea alla base del progetto? Mi spiego meglio: si tratta di un fatto ispirato alla cronaca, ma anche una sorta di apologo morale con aperture sulla storia finanziaria del presente visto che vengono citati i casi di Fiat e Telecom: come lo avete sviluppato?

Andrea Molaioli (regista) Tutto è partito dal mio interesse per il periodo di crisi finanziaria che stiamo tuttora attraversando: mi sembrava qualcosa di inaspettato e allo stesso tempo avvertivo il distacco tra la crisi e la situazione reale e quotidiana. Con Ludovica (Rampoldi) e Gabriele (Romagnoli) abbiamo iniziato a documentarci e ci siamo imbattuti in vari casi emblematici, tra cui quello di Parmalat, che a nostro avviso presentava dei tratti tipicamente italiani; poi per trovare una chiave di lettura nostra abbiamo preferito concentrarci sui personaggi.

Come avete lavorato per delineare i personaggi? Come li giudicate? Girone, lei ha incontrato Tanzi?

Remo Girone (interpreta Amanzio Rastelli) No, non l’ho incontrato. Per costruire il personaggio mi sono basato sulle note di Andrea sulla sceneggiatura; si può dire che il vero lavoro creativo lo facciano loro. Noi siamo stati molto fortunati a lavorare con le persone che avevano scritto il testo: per un attore avere a disposizione la fonte è la condizione ideale.

Toni Servillo (interpreta Ernesto Botta) Il mio è un personaggio molto meno noto alla cronache (il ragionier Botta è ispirato alla figura del ragionier Tonna, braccio destro di Tanzi), per cui ho avuto meno “zavorre”. Andrea ha più che altro cercato di farci lavorare ed entrare in contatto con i nostri personaggi nell’intimo e nel quotidiano, in cui le loro coscienze lavorano e montano queste trame finanziarie.

Il tema della religione è sotteso alla gran parte del film, come lo giustifica?

Molaioli: Ci sembrava che questo elemento simil-mistico fosse funzionale a descrivere meglio la facciata di chi si mostra portatore di valori, ma in realtà è più attaccato a una forma che possa preservare la sua figura da eventuali critiche successive, trincerandosi, come fa Rastelli definendosi un creatore di posti di lavoro, quindi in fondo un benefattore della società.

Volevate raccontare un sistema in cui tutta l’economia si regge su un sistema bancario che in realtà somiglia a una groviera?

Molaioli: Più che altro volevamo indagare questo sistema perché è il livello più inaccessibile del potere: noi comuni cittadini non ne sappiamo niente. Per certi versi altri poteri, come quello del governo, anche se ugualmente svincolati dal nostro diretto controllo, più monitorati dall’opinione pubblica.

Vi siete più o meno consapevolmente ispirati al cinema impegnato anni ’70, per esempio a “Indagine su un  cittadino al di sopra di ogni sospetto”?

Molaioli: Non c’è stato un riferimento forte, ma sicuramente un nostro personale “santino” è stato “Il caso Mattei”, tanto che ci siamo anche divertiti a inserire una citazione nascosta.

Ludovica Rampoldi (co-sceneggiatrice):  Vorrei riallacciarmi al discorso di prima sui valori, tra cui la religione, per cui mentre i manager americani professano senza remore il loro motto: “Denaro, denaro, denaro” , incitando alla più sfrenata competizione, qui, nella provincia del Nord Italia, si verifica una sorta di scissione tra quello che si dice e quello che si fa, perché a parole i soldi non vengono considerati un valore, ma nei fatti si specula senza rimorsi. A conti fatti si vive una sorta di schizofrenia come se si fosse sempre sull’orlo dell’abisso, ma ci si voltasse dall’altra parte, un tratto tipico del carattere nazionale, direi.

Servillo, lei ha studiato un po’ il personaggio di Tonna?

Servillo: Sapevo molto poco di lui. Ci sono anche pochissime fotografie sue in giro, per cui mi sono trovato libero dall’impaccio – seppur piacevole, pur sempre impaccio - di un personaggio ultra noto al grande pubblico e ho potuto metterci molto del mio.

Che importanza ha il matrimonio per un personaggio come Rastelli?

Molaioli: Nella sua vita rappresenta un aspetto fondamentale dal punto di vista morale, ma secondario dal punto di vista della vita vissuta, che viene completamente assorbita dall’azienda, non dalla vita familiare.

Girone: Rastelli vive un matrimonio assolutamente fedele e probabilmente questo è l’unico tratto che lo avvicina a me.

L’episodio dell’incontro con il Presidente del Consiglio è inventato o c’è un fondo di verità?

Rampoldi: Alcune fonti ci hanno parlato di questo incontro: Tanzi andò da Berlusconi a chiedere aiuti statali e si trovò invece coinvolto in una trattativa per la cessione del calciatore Alberto Gilardino che sarebbe dovuto passare dal Parma al Milan. Noi volevamo evidenziare l’ironia della sorte per cui nel momento in cui Tanzi era andato a elemosinare un aiuto non solo non lo aveva ricevuto, ma si era anche ritrovato “scippato” di un giocatore importante.

Sarah, il suo sembra essere l’unico personaggio del tutto inventato. Questa ragazza inizia un rapporto con Botta per amore o per fare carriera?

Sarah Felberbaum (interpreta Laura Aliprandi) Io ho voluto raccontare una donna che prova dei sentimenti reali, non l’ho vista come una carrierista. Tuttavia è anche capace di scindere l’amore dal lavoro, per cui l’attrazione essenzialmente mentale che prova per Botta può essere facilmente messa da parte nel momento in cui parte per Milano e si concentra su un altro obiettivo.

Avete girato a Parma? Perché non c’è un esatto riferimento a Parmalat?

Francesca Cima (produzione): Non abbiamo nemmeno tentato di girare lì. Sono stati effettuati dei sopralluoghi, ma poi abbiamo girato praticamente tutto ad Acqui Terme con l’appoggio della Film Commission del Piemonte. Semplicemente non ci sembrava necessario essere così mimetici.

La decisione di non nominare esplicitamente Parmalat, ma di creare questa azienda fittizia, la Leda, è stata dettata sicuramente dal fatto che c’erano dei processi ancora in corso, ma anche dalla volontà di non accanirsi su quella vicenda in particolare prendendone piuttosto spunto per raccontare un fenomeno diffuso.

Vorrei sapere da Toni Servillo quanto gli è pesato pronunciare la frase: “Maledetti comunisti!” ?

Servillo: Neanche un po’. Un attore quando recita si muove in una sfera amorale: noi dobbiamo rendere palpitante il personaggio, come quando a scuola ci dicevano che “qui il poeta vuole rendere palpitante il sentimento”. Se si diventa troppo ideologici allora è meglio rinunciare a questo mestiere.

Ricollegandomi alla domanda precedente vorrei dire che il ruolo del cinema è romanzare, trasformare le vicende da cronaca, di cui si occupano giornali e tv, in qualcosa da raccontare. In fondo non è quello che fece anche Manzoni parlando di “quel ramo del lago di Como”?

Nella sua filmografia recente hai interpretato personaggi che hanno un rapporto forte anche se molto diverso tra loro con il denaro? Lei come vive il rapporto col denaro?

Servillo: Io credo che il rapporto potere- denaro sia centrale nella nostra società, quindi sono contento di esplorarlo da vari punti di vista, per esempio lo faccio anche a teatro con Goldoni e Marivaux.

Quanto è romanzato e quanto invece corrisponde a verità il ruolo del calcio nella vicenda? E’ marginale così come il figlio di Rastelli?

Molaioli: Il ruolo della squadra di calcio nel bilancio della società è romanzato, ma ha basi documentate. Per quanto riguarda il ruolo del figlio di Rastelli, lo trovo emblematico di una seconda generazione di imprenditori che segue le orme paterne, ma senza troppa convinzione né particolare mordente, motivo anche di velato disprezzo da parte dei padri.

Nicola Giuliano (produzione): Vorrei concludere dicendo che sono molto felice di questa produzione (costata 5 milioni di euro) perché in Italia non è mai facile realizzare un certo tipo di film che si discostano un po’ dalle principali linee di mercato.

Articolo di Chiara Ciolfi

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