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Vento di primavera

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Quanto è vasta la produzione di film sulla Shoah? Non ne sono certo ma sembrano le pagine della storia più rivisitate dal cinema dei nostri giorni. L’avventura di sceneggiatori e registi nell’espressione più recente e forse più atroce del male umano è un misto di incredulità ed espiazione, cioè il tentativo di lavare quelle pagine sporche o forse di mantenere la ferita aperta, perché il passato non cancelli né il dolore né la vergogna del ricordo, permettendo che l’obbrobrio si ripeta. Eccoci quindi nella settimana a cavallo del giorno della memoria, quando possiamo osservare in cartellone altri due film a tema: Adam Resurrected e Vento di Primavera, dal titolo vagamente ossimorico rispetto alla brutalità dell’argomento trattato. Francia nazista, uno dei primi e repentini successi di Adolf Hitler. Nella nazione spaccata in due il governo ripiega a sud trasferendo la sua sede nella piccola citta di Vichy e da qui accetta le pesanti condizioni dei tedeschi, tra le quali una retata antisemita nella Parigi occupata. Sullo sfondo della cornice storica che descrive sommariamente le decisioni politiche dei leader in poche sequenze incrociate, si intrecciano le storie di due famiglie di ebrei e di un’infermiera francese che decide di seguire, offrendo tutto l’aiuto possibile, la deportazione. Vento di Primavera è però un racconto corale che prevede un alternanza di volti e vite straordinaria per un solo film, al fine di rivisitare un episodio storico con un analisi che parte dall’identità culturale di un popolo ed arriva a restituire il senso dei più straordinari valori morali, splendenti come lucciole sul buio fondo del baratro. Il film è fondamentalmente un film sulle responsabilità civili. E in quanto tale vedi che chiama a gran voce dalla parte di chi, contro ogni forma di conformismo nell’ingiustizia, ha saputo trovare la forza di opporsi all’oppressione. Eroi ed eroine si contendono la scena. Figure semplici di gente comune che hanno deciso di non piegarsi ad una decisione cinica e di compromesso  presa, sopra le teste di tutti, da un governo vigliacco, e lottano per la vita dei loro vicini e compagni ebrei oltre il limite delle proprie possibilità. Un plusvalore, questo, che ispira al patriottismo e al dissenso etico, in direzione di un idea di popolo e nazione che non necessariamente deve, né vuole identificarsi nella crisi morale imperante. Un messaggio che va oltre i confini del dato periodo storico e diventa, scolpito nel bronzo, motivo di riflessione soprattutto nella sconsolante degenerazione del panorama politico e sociale che viviamo come attuale, e ci costringe così a più di un solo esame di coscienza.

Un film di Rose Bosch.
Con Jean Reno, Mélanie Laurent, Gad Elmaleh, Raphaëlle Agogué, Hugo Leverdez.
Titolo originale
La Rafle.
Drammatico, durata 115 min. - Francia, Germania, Ungheria 2010.

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