Michele Placido porta sul grande schermo la storia del maledetto e perverso criminale Renato Vallanzasca, leader della banda della Comasina, che sconta ancora ora la sua pena per gli innumerevoli crimini commessi nell’Italia degli anni settanta. A vestirne i panni è un Kim Rossi Stuart: brillante, magistrale che supera se stesso e che si consacra come uno degli attori italiani che il mondo può giustamente invidiarci.
Fughe, delitti, amori controversi e terreni, ironia criminale di un uomo che sembra trovare gusto nel male e farne un personaggio controverso che finisce per autolesionarsi pur di averla sempre vinta e idolatrare questa sua figura destinata solo a fare del male.
Placido spiazza, con una tormentosa voragine di critiche che lo accusano di aver accentuato una simpatizzazione del personaggio ma forse è colpa dell’effetto strabiliante del cinema e in particolare della carica intensa, estenuante, sinistra e indagatrice del suo cinema. Stavolta però il commissario Cattani si mette dall’altra parte e come ha dichiarato stesso lui di voler entrare nei meccanismi di una mente criminale e in effetti il film parte proprio da questo quando il protagonista sostiene che ognuno nasce per fare qualcosa e lui sarebbe nato per fare il ladro. Ma ciò che viene fuori dalla visione è anche una marcata sottolineatura dell’incapacità delle forze statali che si lasciano sfuggire il ricercato anche sotto proprio i loro occhi, e che sembra voler richiamare un’incapacità tutt’ora attuale.
Il film però nonostante le polemiche è notevole: non è solo il buon cast e comunque l’esperienza di chi è alla macchina da presa, un uomo che ha sempre voglia di raccontare e indagare l’animo umano e anche sui connotati temporali in cui ciò avviene( pensiamo ad Ovunque sei, Un viaggio chiamato amore, Il grande sogno), ma è il ritmo che è così incalzante, sorprendente e continuo tanto da farci dimenticare di trovarci davanti ad un film dai tratti italiani. E’ inutile negarlo: Placido non vuole solo raccontare un’epoca ma vuole e ricerca l’opera d’arte in qualsiasi contesto anche nel male e ciò ha un prezzo, e questo ce lo insegna anche la storia. Il conflitto tra autore, pubblico e Stato non c’è forse sempre stato?
Secondo la critica americana che non ha mosso critiche eccessivamente morali, forse l’inserimento di un eroe positivo avrebbe evitato le critiche e distaccare questa traccia di simpatia che verso la parte finale del film sembrerebbe contentenere una vena simpatica, che considerata la fruizione globale dell’opera potrebbe finire per spingere ad atteggiamenti emulativi e benevoli verso il criminale. Talvolta però ci si dimentica che di storie atroci di fatti di cronaca, storie di mafia e violenza sono sempre state raccontate: l’arte è educativa senz’altro ma la funzione dell’opera ha sempre il soggettivo di chi la tesse, ed ognuno usa un suo modo di comunicazione che però caratterizza la forma e l’originalità, mentre il messaggio arriva sempre e comunque. Sarebbe bene che sempre in linea di funzioni educativi ciascun regista avesse la possibilità di parlare, confrontarsi e dialogare senza esagerare con conclusioni affrettati e comprenderne il senso di ogni opera. Educazione inoltre non vuol dire morale, ma vuol dire utilizzare un tema che ci metta di fronte una realtà, ce la porti sul tavolo con cause e conseguenze che attuano il discernimento del bene e del male,e una ragione per fare questo discernimento ci è stata donata.
Al di là di critiche, moralismi e quant’altro, accompagnato anche dalla eccezionale colonna sonora dei Negramaro che firmano l’intero soundtrack e non solo il pezzo finale, il film merita la visione:di questi tempi sono sempre più rari i film che fanno riflettere davvero e lancino un messaggio che nel bene e nel male ci portino a discutere e comprendere, spezzando degli ipocriti silenzi.
Articolo di: Valentina Esposito
Regia:Michele Placido
Cast:Kim Rossi Stuart, Valeria Solarino, Filippo Timi, Moritz Bleibtreu, Francesco Scianna.
Genere:Drammatico, durata 125 min.
Produzione:Italia 2010
Distributore:20th Century Fox
Uscita:venerdì 21 gennaio 2011
























