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Adam resurrected

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Berlino 1936: Adam Stein allestisce la sua vita, insieme a quella della propria famiglia, attorno ad un circo di cui ne è anche il direttore. Gli “ideologismi” antisemiti dell’impero di Hitler, non tardano però ad incrociare la loro strada con quella di Stein. Ciò lo ridurrà a perdere, apparentemente, la sua umanità per sopravvivere.

Tel Aviv 1961: Adam Stein è rinchiuso in una casa di cura, costretto a morire e rinascere continuamente nell’angusto personaggio che lui stesso si è cucito addosso.

Dilaniato dal suo passato, il clown non riesce a trovare nessuna via d’uscita dalla prigione circense in cui si è rinchiuso. Spazi sconfinati si oppongono ad ambienti claustrofobici, estetizzando il duplice movimento del protagonista, ora disperatamente proteso al mondo esterno, alla vita, e ora, invece un moto involutivo verso l’isolamento, nonché la morte di se stesso.

Come sempre nella sua carriera, Paul Schrader incarna nel corpo maschile la solitudine, la sofferenza e il senso di colpa che, prima o poi, qualunque uomo è chiamato ad affrontare. Così come il Bob Crane di Auto Focus, o il Carter Page III di The Walker (inedito in Italia) e il personaggio cult Travis Bickle di Taxi Driver (Schrader ne fu lo sceneggiatore), anche Adam Stein incarna, sia fisicamente che interiormente, la deturpazione delle cause contingenti con le quali è chiamato a scontrarsi.

Il dramma del protagonista, vivido sia nel passato che nel presente, è temporalmente scandito dalla fotografia di Sebastian Edschmid. Attraverso questo espediente formale, forse un po’ banalizzato dalla sovrimpressione didascalica della data, in riferimento agli eventi mostrati, il film procede come delle piccole scatole cinesi. Ognuna di esse è contraddistinta da un’estetica cromatica che va dalla scala di grigi, per il passato più recondito, per poi passare ad un seppia, via via che si accorciano le distanze temporali, per finire ai toni discretamente accesi del tempo presente.

Ottima prova recitativa per Jeff Goldblum (La mosca, L’uomo dell’anno), spalleggiato degnamente dall’inquiete e sadico generale tedesco impersonificato da William Dafoe e dal confuso e rabbioso cognato, Moritz Bleibtreu.

Il regista lavora molto sui dettagli del volto, sulla maschera fittizia che il protagonista si incide sulla sua stessa carne e sulla commedia umana che traspare dagli sguardi, ancora vivi, seppur appartenenti a figure più simili a cadaveri che a uomini.

Arrivato in Italia con più di due anni di ritardo, a causa di continui slittamenti da parte della case cinematografiche italiane, il film ha avuto una distribuzione pressoché minima. E’ stato proiettato infatti in sole tre regioni (Sicilia, Lombardia ed Emilia Romagna), per un risultato di tre sale in tutta Italia. Un ottimo risultato, se si pensa che alcuni film del medesimo autore, come The Walker, non hanno mai avuto una distribuzione italiana.

 

Paese: Germania, Israele, Usa

Distribuzione: One Movie

Regia: Paul Schrader

Cast: Jeff Goldblum, Willem Dafoe, Moritz Bleibtreu

Sceneggiatura: Noah Stollman

Data italiana: 27 Gennaio 2011

Durata: 102’

Genere: Drammatico

 

Serena Calabrese

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