“Nella feroce morsa delle circostanze non mi sono tirato indietro né ho gridato per l'angoscia. Sotto i colpi d'ascia della sorte il mio capo è sanguinante, ma indomito”.
William Ernest Henley
Quando il notaio Lebel legge a Jeanne e Simon Marwan il testamento della loro madre Nawal, i gemelli restano turbati nel vedersi porgere due buste, una destinata ad un padre che credevano morto e l'altra ad un fratello di cui ignoravano l’esistenza. Jeanne decide di partire subito per il Medio Oriente per riesumare il passato di questa famiglia di cui non sa quasi nulla. Simon, per quanto lo riguarda, non ha bisogno dei capricci postumi di quella madre che è sempre stata lontana e avara di affetto, ma il suo amore per la sorella lo spingerà presto a unirsi a Jeanne per setacciare insieme la terra dei loro antenati sulle tracce di una Nawal ben lontana dalla madre che conoscevano. La donna che canta, che sarà candidato agli oscar come miglior film straniero, è stato presentato in anteprima alla Mostra di Venezia nella sezione Giornate degli Autori ed ha vinto il Mouse d’Argento, per poi fare la sua bella figura a Toronto dove ha vinto come Miglior film canadese. A impreziosire il film è la presenza dell’attrice Lubna Azabal, già apprezzata nel precedente Exils (2004), che con la sua carica emotiva e il suo fascino tiene lo spettatore ipnotizzato per tutta la durata del film. La citazione di Exils non è casuale. Infatti, in Incendies l’attrice belga-marocchina si trova al polo opposto rispetto al ruolo interpretato nel precedente film di Tony Gatlif, nel caso de La donna che canta, è lei (Nawal) ad essere l’oggetto della ricerca, è lei la figura intorno alla quale il mistero s’infittisce, è lei che possiede la verità, una verità data da costanti matematiche a cui i suoi figli non possono sfuggire. La matematica, vera e propria ossessione per Denis Villeneuve, è sempre presente nel film fino ad essere messa in discussione la più elementare delle operazioni: 1+1 può fare 1? Così domanda, o meglio, implora Simon alla sorella, per l’appunto matematica, subito dopo aver saputo la verità dal capo della resistenza per il quale Nawal aveva lavorato e ucciso, arrivando, in tal modo, alla soluzione del teorema che porta a galla una terribile verità cui i gemelli non vorrebbero credere, ma 1+1 può fare solo 2. Jeanne, però, è la prima a partire per il Libano, decisa a far luce sulle sue origini e quindi su se stessa. Nonostante sia la sua terra natia, non si sente a suo agio, quasi fosse senza un luogo di nascita, straniera in ogni paese, proprio come si sentiva Lubna Azabal in Exils, in quel caso soggetto attivo della ricerca delle proprie origini e quindi del proprio io. Ritornando a Incendies, Jeanne durante le sue ricerche si scontra con molte difficoltà, una su tutte l’avversione che ha la gente del luogo verso la madre, considerata una vergogna e un disonore, inizialmente per la sua storia d’amore con un rifugiato, che provoca il disdegno anche della sua famiglia, e successivamente per il percorso travagliato che da cristiana la porta a diventare una dissidente politica. Man mano che il quadro si compone, la figura della madre si delinea con maggior precisione, rivelandosi ai gemelli con un impatto e una forza spirituale incredibili che le hanno permesso di andare avanti con dignità e onore senza mai piegarsi ai nemici e agli orrori che ha trovato durante il suo cammino. In conclusione, una nota la merita la sublime sequenza iniziale, forse la migliore del nuovo millennio, nella quale bambini rasati da miliziani si preparano alla guerra. Tutto il film appare come una poesia cruda che riconduce il tutto al sangue, spesso ripreso in dettaglio, quasi a voler affermare la materialità che costituisce la base di ogni tipo di conflitto che sia in nome di una qualsiasi religione o di un qualsivoglia ideale.
Carlo Barberio
CAST TECNICO:
Regia di Denis Villeneuve
Con Lubna Azabal, Melissa Dèsormeaux-Poulin, Maxime Gaudette
Genere: Drammatico
Durata: 130 minuti
Canada 2010
























