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Kill me please

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In un posto scomodo e isolato di un punto qualsiasi delle montagne, sorge la clinica del dottor Kruger, psichiatra, dedito  alla cura della vita (per chi lo desidera), ma famoso per l’aiuto che sa dare ai clienti che hanno scelto la pratica del suicidio come gesto di liberazione dai fardelli dell’esistenza.

Prodotto di punta della clinica e ragion per cui è divenuta tristemente famosa, è il decoro che il Dottore cerca di dare alla morte, attraverso trapassi assistiti e dolci, ultimi desideri e totale assenza di violenza dell’atto in se.

Il tentativo è quello di aiutare pazienti da tutto il mondo ad affrontare paure, insicurezze e dolori prima che il suicidio diventi l’unica chance, ma quando togli all’essere umano il vincolo della paura di darsi una morte violenta e dolorosa per conto proprio, vince la pigrizia di chi da questa vita sceglie di essere terrorizzato anzi che estasiato.

La noia, rende l’esistenza un luogo superficiale e la vita un accessorio futile.

“E’ raro che nella vita ci si trovi di fronte ad azioni senza ritorno”, sentenzia estasiato un paziente in procinto di bersi nello champagne, i suoi ultimi tre minuti.

 

Il film, interamente in bianco e nero, ha una prima parte in cui ci si aspetterebbe quasi di veder comparire Woody Allen con un bagaglio di poco conto ed il racconto di tutti i personaggi scanzonati delle sue commedie, pronto per farsi internare e regalare ad ognuno di loro un epilogo semplice e dolcemente ridicolo.

Gli ospiti della clinica sono grotteschi e divertenti e la morte è una protagonista ironica, oltre che una perfetta ospite.

Ma la seconda parte, ben distinta dalla prima da un episodio violento ed improvviso, scuote gli animi disturbati dei clienti e la vita “pre morte” della clinica, definendo un cambio di ritmo e di stile.

La perdita della tranquillità contagia come una violenta epidemia, cambiando le regole e rendendo protagonista lo squilibrio proprio di ognuno dei soggetti che calcano lo schermo.

Sta di fatto che ci si ritrova proiettati in una specie di splatter tarantiniano, divertente a modo suo, ma in cui si sente subito la mancanza del delicato soffio della Vecchia Signora così cortese da riuscire, fino a quel momento, ad apparir quasi simpatica......

 

Un  film che incuriosisce e che turba, che non ci si sente di definire come un film “che piace”, ma che consiglierei sicuramente di andare a vedere.

Forse annoiati come siam tutti, starsene seduti ad osservare il baratro di qualcosa di ancora realmente ignoto distoglie per un attimo l’attenzione dalla personale visione limitata al proprio universo, scollandoci dalla routine e ricordando ancora una volta che siamo tutti, ma proprio tutti, uguali: mortali, fallibili, bellissimi.

 

Titolo Originale: Kill Me Please

Regia: Olias Barco

Genere: Commedia Noir

Anno: 2010

Durata:  95 min.

Produzione: Belgio, Francia

Interpreti: Aurèlien Recoing, Virgile Bramly, Daniel Choen, Virginie Efira, Bouli Lanners

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